I tanti anni trascorsi nelle parrocchie della città lo hanno reso un punto di riferimento per molti, anche al di fuori della comunità dei fedeli. Una vocazione, la sua, nata nell’esperienza del perdono di Dio che si è trasformata in vita sacerdotale da donare con gioia, semplicità e spirito di servizio espletato sempre nella testimonianza della Parola di Dio.
Don Bruno Durante, canonico della Cattedrale di Santa Maria Annunziata, parroco in solidum con attribuzioni e responsabilità nella conduzione di diverse parrocchie di Anagni e anche di Piglio, direttore pragmatico ed efficientissimo di importanti uffici della Diocesi di Anagni-Alatri, protagonista ed organizzatore – per generazioni – di oratori, campeggi estivi e altre attività che hanno sempre attirato un folto pubblico, ha compiuto mezzo secolo di attività sacerdotale.
A caratterizzare buona parte della sua vita, dunque, l’impegno quotidiano nelle comunità parrocchiali cittadine, tra i giovani e tra i più bisognosi, senza mai fare rumore e mettendo sempre a disposizione degli altri la propria vita, il proprio proverbiale garbo, la propria esperienza.
Ieri – sabato 19 settembre – Don Bruno ha celebrato assieme ad amici e parenti, prima fra tutte la bellissima mamma Elena, l’importante ricorrenza; la cerimonia religiosa, presieduta dal vescovo di Anagni-Alatri Mons. Lorenzo Loppa e dal vescovo di Rieti Mons. Domenico Pompili, si è tenuta a partire dalle 19.00 nella cattedrale di Anagni per poi proseguire in un noto locale della città.
Il tutto si è svolto nel pieno rispetto delle regole previste dal Ministero della Salute per il contenimento dell’emergenza sanitaria.
A Don Bruno Durante, attraverso anagnia.com, il vescovo di Rieti Mons. Domenico Pompili, ha voluto rendere omaggio con queste parole che qui pubblichiamo.
Cinquant’anni da prete.
È strano per chi lo ha conosciuto da giovane pensarlo ora giunto a questo significativo traguardo. È che don Bruno è stato per tanti di noi il “prete giovane”.
Era bello e lontano dal cliché clericale, con una vaga somiglianza con i Beatles, di cui citava a memoria le canzoni.
Non era solo solo bello, ma anche bravo nel senso che aveva un modo di parlare e di rapportarsi con le persone libero e disinvolto, sia pure dentro una personalità introversa.
Era non solo bello e bravo, ma anche buono. La bontà in questione non era tanto il suo carattere, quanto piuttosto il continuo esercizio della sua ricerca spirituale. Buono era ed è il prete che si lascia plasmare nelle diverse stagioni della sua vita dal suo rapporto con Gesù di Nazareth di cui prova a fare una interpretazione credibile nel senso che è adeguata al nostro tempo e vincolata alla verità della fede.
Don Bruno è stato per intere generazioni di ragazzi e di giovani un prete tutt’altro che accomodante. Per le famiglie sia ad Anagni che prima a Piglio è diventato un riferimento necessario. Era nelle prediche ma anche ne,le scelte più che provocante e, all’occorrenza, perfino un segno di contraddizione. Quello che non è mai mancato in lui era il senso della paternità di chi si fa carico delle persone e delle loro vite senza calcolare altro. Avendo come unico scopo quello di accompagnare lungo la strada dell’esistenza all’incontro con il Vangelo di Gesù Cristo.
Ora che 50 anni sono passati di quel ragazzo che terminata la maturità classica entrò in Seminario resta la figura di un uomo che ha continuato ad inseguire i suoi sogni come da giovane e per questo non ha mai smesso di essere giovanile. Non solo nell’aspetto fisico, ma quel che più conta nella sua ingenuità, nella sua curiosità, nella sua sensibilità.