Esistono ancora libri che fanno pensare? Malgrado Arthur Schopenhauer sosteneva che i pensieri morivano nel momento in cui prendevano forma le parole, nel recente libro di Lino Stefano Gabrieli dal titolo “90 secondi alla fine” (edizioni Elemento 115), le parole – proprio perché prendono forma – fanno pensare molto, stimolando riflessioni su un mondo che fatalisticamente, ma anche oggettivamente, ormai risulta sul baratro.
Con una lucida capacità di analisi ed una scrittura fluida e scorrevole, Gabrieli, già noto per la sua passione rivolta alla geopolitica ed al diritto internazionale, tra le pagine di questo libro riesce a spingere il lettore ad accendere i riflettori su quanto i conflitti in atto sullo sccahiere internazionale siano ormai determinanti per il proseguio della vita sul nostro pianeta.
Prendendo, infatti, spunto dalle raccomandazioni che nel 1947 sia Albert Einstein, che altri scienziati, formularono dopo la creazione del Doomsday Clock, – ovvero l’Orologio dell’apocalisse – timer simbolico ideato per il “Progetto Manhattan” dal Bulletin of the Atomic Scientists, Gabrieli apre profondamente ad una riflessione, chiedendosi: quanto manchi alla fine del mondo.
Ovvero quanto manca a quella “mezzanotte” che, originariamente riguardava principalmente l’iiminenza di una guerra atomica, mentre oggi su questa fine misurabile incidono tanti altri possibili fattori. Tutti misurabili già ora sul nostro pianeta sia per gli effetti della crisi climatica che potrebbero rendere inabitabile la Terra, che per altre conseguenze dovute alla stupidità dell’essere umano. Non un libro complottista, ma un’autentica finestra responsabile e minuziosamente documentata che vede – purtroppo – l’umanità proiettata ormai verso i suoi “90 secondi alla fine”