Il nome tra i dispersi, poi la verità
Un errore nato nelle ore più drammatiche, nel caos delle prime comunicazioni e nella comprensibile angoscia di chi cercava notizie. Giuliano Biasini, direttore di sala del locale Le Constellation di Crans-Montana, è vivo e sta bene. Il suo nome era finito, per sbaglio, nella lista degli italiani dispersi dopo il devastante incendio della notte di Capodanno che ha provocato 40 vittime nella località svizzera.
La segnalazione era partita dai familiari, preoccupati perché il cellulare non rispondeva. Da lì, la comunicazione alla Farnesina, che nelle prime ore aveva raccolto i nominativi degli italiani presenti in zona. Un cortocircuito informativo che ha alimentato per ore la paura, fino alla conferma ufficiale: Biasini non si trovava nel locale al momento della tragedia.
Il contatto con il sindaco e il sollievo della comunità
A chiarire definitivamente la situazione è stato il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, che ha contattato direttamente Giuliano Biasini, rassicurando la famiglia e l’intera comunità. Un sospiro di sollievo dopo ore di apprensione.
Ne dà notizia – questa mattina – l’edizione on-line de “Il Corriere della Sera” in un articolo a firma di Aldo Simoni e Rinaldo Frignani.
Biasini, 49 anni, dopo aver frequentato l’Istituto alberghiero di Cassino, aveva scelto da tempo la strada dell’estero. Dal 2013 vive stabilmente in Svizzera, dove si è costruito una solida carriera professionale, una famiglia e una nuova vita.
«Ero in un altro locale, poi abbiamo sentito solo sirene»
La notte della strage, Giuliano Biasini era comunque al lavoro, ma in un altro locale, a pochi chilometri di distanza dal Le Constellation. «Abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave – ha raccontato – quando le sirene non smettevano più di suonare. Qui ci conosciamo tutti, la stazione è piccola. Le autorità sono arrivate immediatamente».
Per questo, spiega, nessuno ha improvvisato interventi: «Saremmo stati solo d’intralcio. I soccorsi erano già sul posto». Un Capodanno affollato, come accade spesso in inverno a Crans-Montana, ma nulla che facesse presagire l’orrore di poche ore dopo.
Sicurezza e regole: «Qui le norme sono severe»
Biasini respinge con forza l’idea di un locale trascurato o pericoloso. «Non sono un tecnico della sicurezza, ma per esperienza posso dire che in Svizzera le normative sono severe e vengono rispettate. Tutti i locali sono sottoposti a controlli continui».
Parole che assumono peso anche perché conosce personalmente i proprietari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti: «Persone umili, che hanno investito in questa stazione. In anni di lavoro non ho mai sentito una sola voce negativa sul loro operato».
La sua convinzione è netta: «Questa tragedia non ha nulla da insegnare qui. È stata una fatalità».
Testimone chiave nell’inchiesta della Procura
La posizione di Giuliano Biasini resta comunque centrale nell’inchiesta aperta dalla Procura cantonale, chiamata a ricostruire la dinamica dell’incendio e a chiarire se e perché non siano scattate procedure interne per agevolare la fuga dei clienti.
Non era in servizio quella notte al Le Constellation, ma la sua conoscenza del locale e del contesto lo rende un testimone importante per fare piena luce su quanto accaduto.
La voce del fratello e l’errore della Farnesina
A raccontare le ore di paura è il fratello Cristian Biasini: «La mattina del primo gennaio ci ha chiamati lui, come fa sempre. Ogni giorno sente me o nostra sorella. Ci ha raccontato l’inferno di quella notte. Poi abbiamo scoperto che il suo nome era finito nell’elenco dei dispersi».
Un elenco, spiegano i familiari, stilato in modo prudenziale nelle primissime fasi dopo il rogo. «Probabilmente – racconta ancora Cristian – hanno inserito tutte le persone italiane presenti in zona. E c’era anche mio fratello».
Una vicenda che riapre ferite recenti
Non è la prima volta che accade. Nei giorni scorsi erano state segnalate come disperse anche Lisa Pieropan e Linda Cavallaro, poi rintracciate: i loro telefoni non avevano campo. Episodi che raccontano la fragilità delle comunicazioni nelle emergenze e il peso emotivo che certe notizie possono avere su famiglie e territori.
Per Piedimonte San Germano, e per chi conosce Giuliano Biasini, resta ora il sollievo. Mentre Crans-Montana continua a fare i conti con una tragedia che ha segnato per sempre la notte di Capodanno.




