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    Home » Franco Fiorito verso il processo: la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per lo scandalo dei falsi al Comune di Anagni
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    Franco Fiorito verso il processo: la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per lo scandalo dei falsi al Comune di Anagni

    documenti truccati, accessi abusivi ai sistemi informatici e una firma di Condoleezza Rice, ex segretaria di Stato degli Stati Uniti: l'inchiesta coinvolge anche tre funzionari dell'ente e punta a chiarire le presunte manipolazioni messe in atto per ingannare la Corte dei Conti; tra le operazioni più spregiudicate quella riguardante un protocollo che sarebbe stato completamente privato del suo contenuto originario — relativo alla richiesta di assegni familiari presentata da una famiglia con un bambino disabile — e successivamente riutilizzato per inserire una pratica retrodatata riconducibile a Franco Fiorito
    9 Gennaio 20264 Mins Read
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    Il destino giudiziario di Franco Fiorito torna a incrociarsi con le aule di giustizia della Capitale. La Procura della Repubblica di Roma ha ufficializzato oggi – 9 gennaio 2026 – la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex esponente politico anagnino – già sindaco e consigliere provinciale e regionale – e per altre tre persone, tutte coinvolte a vario titolo in una complessa vicenda di presunti falsi documentali e manipolazioni informatiche all’interno del Comune di Anagni. L’appuntamento è fissato per il prossimo 18 giugno 2026 alle ore 11.00, quando davanti al Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale penale di piazzale Clodio si deciderà se dare inizio al processo.

    Franco Fiorito

    La posizione di Franco Fiorito appare particolarmente delicata agli occhi degli inquirenti, che gli contestano la recidiva specifica nel quinquennio, un’aggravante che appesantisce sensibilmente il quadro accusatorio rispetto agli altri indagati. Insieme a lui, rischiano il processo un ex segretario generale del Comune di Anagni, un funzionario della segreteria generale e un funzionario del servizio di Urbanistica. Le accuse spaziano dal falso ideologico all’accesso abusivo a sistema informatico, delineando un sistema volto, secondo l’accusa, a costruire prove a tavolino per scagionare Fiorito da un precedente contenzioso contabile.

    Uno dei capitoli più inquietanti dell’indagine riguarda la presunta manomissione dei portali gestionali dell’ente. Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, per favorire Franco Fiorito, sarebbe stato effettuato un accesso abusivo al sistema di protocollo informatico. In quella circostanza, un numero di protocollo risalente al giugno 2006 sarebbe stato letteralmente “svuotato” del suo contenuto originale, che riguardava la richiesta di assegni familiari avanzata da una famiglia con un bambino disabile, per essere sostituito con una pratica retrodatata riconducibile a Franco Fiorito. Un’operazione che avrebbe comportato la distruzione dei dati originali relativi a un cittadino fragile pur di inserire documenti ritenuti utili alla difesa dell’indagato.

    Tra le carte che sarebbero state inserite in modo fraudolento negli archivi comunali spicca un documento dai toni quasi surreali: un attestato del Department of State degli United States of America che riporta la firma di Condoleezza Rice. L’atto, allegato a un certificato di laurea della Adam Smith University, serviva a sostenere la legittimità di una vecchia nomina di Franco Fiorito a direttore generale dell’ente. Tale documentazione, definita falsa dalla Procura di Roma, sarebbe stata utilizzata per indurre in errore la Corte dei Conti e ottenere una sentenza di prescrizione per un danno erariale quantificato in oltre 124 mila euro.

    L’inchiesta ha acceso i riflettori anche sulla presunta manipolazione dei verbali delle sedute del Consiglio Comunale. Gli inquirenti sostengono che siano stati falsificati atti ufficiali relativi al giugno 2006, includendo note che portano le firme post-mortem dell’avvocato Vincenzo Diurni e del professor Bruno Cicconi, entrambi deceduti, oltre a una comunicazione siglata dall’allora segretario generale Lucia Leto. Questi documenti, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero mai esistiti all’epoca dei fatti ma sarebbero stati creati e “seminati” negli archivi anni dopo, anche grazie alla complicità del funzionario della segreteria generale, per essere poi prodotti nel giudizio davanti alla magistratura contabile.

    Le indagini tecniche hanno inoltre rivelato una fitta rete di accessi illeciti ai portali gestionali dell’ente. In un caso specifico, stando a quanto ricostruito dalle indagini della Guardia di Finanza, il funzionario del servizio di Urbanistica avrebbe ceduto le proprie credenziali a Franco Fiorito, permettendogli di collegarsi direttamente da casa propria ai server del Comune di Anagni. In questo modo, Fiorito avrebbe effettuato decine di ricerche in totale autonomia, visualizzando atti, determine e corrispondenza riservata dell’amministrazione. Una violazione dei doveri d’ufficio che, insieme alla rivelazione di segreti istruttori contestata al funzionario della segreteria generale, completa il quadro di una gestione privatistica e spregiudicata della macchina pubblica nel Comune di Anagni.

    E’ facilmente prevedibile che questo scenario, unito alla rivelazione di segreti d’ufficio da parte del funzionario della segreteria generale, possa certamente spingere l’amministrazione a rivendicare il proprio ruolo di vittima in un processo che promette di segnare la storia recente della città.

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