Il sipario cala pesantemente, ma questa volta senza il bagliore accecante dei flash o il filtro dorato di una storia su Instagram. Dopo mesi di tempesta mediatica, udienze a porte chiuse e un impero economico che ha vacillato sotto i colpi del fango digitale, Chiara Ferragni può finalmente respirare. Il Tribunale di Milano ha pronunciato la parola che l’imprenditrice cremonese aspettava di sentire da oltre due anni: assoluzione. Una decisione che mette fine a quello che lei stessa ha definito, fuori dall’aula con gli occhi lucidi, un lunghissimo e logorante incubo.
La sentenza emessa dal giudice Ilio Mannucci Pacini ha sancito il non luogo a procedere per la nota influencer. Il cuore della decisione risiede nella caduta dell’aggravante della minorata difesa, che i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Cristian Barilli avevano inizialmente contestato. Venuta meno questa specifica tecnica, il reato ipotizzato di truffa aggravata è stato derubricato a truffa semplice. In assenza di querele di parte, molte delle quali ritirate dopo i massicci risarcimenti già versati alle associazioni dei consumatori, il processo non poteva che concludersi con il proscioglimento.
Il verdetto odierno non riguarda solo l’immagine pubblica di Chiara Ferragni, ma coinvolge anche i suoi storici collaboratori. Sono stati infatti assolti anche Fabio Maria Damato, ex braccio destro dell’influencer, e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia. Per il collegio difensivo, guidato dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, è stata la conferma della tesi sostenuta fin dall’inizio: non ci fu dolo, ma solo un gigantesco e sfortunato errore di comunicazione nelle campagne benefiche legate al Pandoro Balocco Pink Christmas e alle uova di Pasqua Dolci Preziosi.
Oltre l’aspetto puramente legale, emerge il ritratto umano di una donna che in questo anno e mezzo ha visto la propria vita stravolta. Mentre la Procura di Milano scavava tra i contratti delle sue società, Chiara Ferragni affrontava il naufragio del matrimonio con Fedez e la fuga di numerosi sponsor storici. Oggi, quel milione di euro donato all’Ospedale Regina Margherita di Torino nelle prime fasi dello scandalo assume il sapore di un riscatto definitivo, un gesto riparatorio che ha spianato la strada verso la libertà giudiziaria.
Il ritorno alla normalità per la Ferragni non sarà immediato, ma l’uscita dal tribunale oggi segna un punto di non ritorno. Libera dal peso delle accuse penali, potrà ora dedicarsi a ricostruire quel legame di fiducia con i suoi follower.




