Un piccolo esercito del crimine capace di muoversi nell’ombra tra le province di Napoli, Caserta, Salerno, Avellino, Benevento, spingendosi con spregiudicatezza fino ai territori di Roma e della provincia di Frosinone. La parabola della cosiddetta banda dei 38 si è interrotta bruscamente all’alba di oggi, quando i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione a una massiccia ordinanza di custodia cautelare. Le accuse pesano come macigni: associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione, ricettazione e truffe aggravate.
L’indagine ha preso il via da un singolo episodio apparentemente isolato, un furto commesso nel comune di Casoria. Quello che sembrava un comune reato predatorio ha invece scoperchiato un vaso di Pandora fatto di colpi pianificati con precisione chirurgica. Dietro la regia di questa holding del malaffare non c’era un’unica mente, ma ben sette gruppi criminali a base familiare, clan domestici del furto pronti a spartirsi il territorio e a colpire con una frequenza impressionante. Tra il giugno del 2023 e l’ottobre del 2024, gli inquirenti hanno attribuito al sodalizio circa cento episodi delittuosi, una media che racconta di una quotidianità vissuta sul filo dell’illegalità.
Il modus operandi della banda era un mix tra antica scuola criminale e moderna capacità di mimetizzazione. Per entrare nei condomini senza destare sospetti, i membri dell’organizzazione non esitavano a indossare le pettorine e a trasportare gli zaini termici dei rider di note società di consegna cibo a domicilio. Un travestimento perfetto per confondersi nel viavai dei centri urbani e studiare le abitudini delle vittime. Una volta individuato l’obiettivo, entrava in gioco la tecnologia: la banda disponeva di veri e propri set di chiavi universali e grimaldelli alterati, strumenti capaci di violare quasi ogni tipo di serratura senza lasciare segni evidenti di scasso.
Le operazioni erano condotte con un protocollo rigido. Mentre gli esecutori materiali entravano in azione, almeno due o tre vedette presidiavano il perimetro esterno, pronte a dare l’allarme in caso di passaggi sospetti delle forze dell’ordine. Quando le porte blindate resistevano o si trovavano davanti a ostacoli imprevisti, la banda non andava per il sottile: l’utilizzo del flex permetteva di sradicare le casseforti direttamente dai muri, portando via in pochi minuti i risparmi di una vita.
Non solo furti, ma anche odiose truffe. Il sodalizio era specializzato nel colpire persone in condizioni di minorata difesa. Le tecniche erano variegate, dalla classica truffa dello specchietto per estorcere denaro agli automobilisti anziani, fino ai raggiri porta a porta. Ogni mossa era preceduta da accurati sopralluoghi preliminari per osservare i movimenti delle prede e colpire nel momento di massima vulnerabilità.
L’operazione odierna dell’Arma dei Carabinieri mette fine a una scia di furti che aveva generato un forte senso di insicurezza in tutto il centro Italia, colpendo duramente anche il tessuto sociale della provincia di Frosinone, spesso bersaglio delle incursioni notturne dei gruppi campani. Il bottino complessivo, sebbene ancora difficile da quantificare con esattezza vista la mole degli oggetti recuperati, è considerato ingente. Con la disarticolazione di questi sette nuclei familiari, il territorio respira, mentre proseguono le indagini per restituire il maltolto ai legittimi proprietari.




