C’è un’aria di rinnovamento che spira tra le antiche mura di Vico nel Lazio, proprio mentre la comunità si prepara a onorare le sue radici più profonde. Con l’avvicinarsi della festa di Sant’Antonio Abate, prevista per il 18 gennaio, il borgo ernico ha dato ufficialmente il via ai lavori di riqualificazione nella zona di Sant’Antonio. Non si tratta solo di un intervento estetico, ma di un progetto strategico nato grazie a un importante finanziamento regionale ottenuto nell’ambito del bando per il potenziamento della Rete dei Cammini del Lazio.



L’area interessata è un luogo carico di suggestione, dove la pietra della Chiesa di Sant’Antonio e la maestosità dell’Arco di Sant’Andrea raccontano secoli di storia. Grazie alle risorse della Regione Lazio, questa zona beneficerà di una serie di interventi mirati a migliorare l’accoglienza e fruibilità per chi giunge in paese. Il cantiere prevede infatti la posa di una nuova staccionata, pensata per elevare gli standard di decoro e sicurezza, e l’allestimento di aree di sosta attrezzate con tavoli e panchine. A completare il quadro, una pulizia profonda dell’Arco di Sant’Andrea, restituendo dignità architettonica a quello che è un vero simbolo monumentale.
Il sindaco Stefano Pelloni ha sottolineato con determinazione la visione politica dietro questo investimento. L’obiettivo dell’Amministrazione comunale di Vico nel Lazio è ambizioso: fare in modo che chi percorre il celebre Cammino di San Benedetto non sia un semplice passante, ma trovi una porta d’ingresso così accogliente da scegliere di fermarsi. Migliorare l’accessibilità significa infatti dare linfa vitale all’economia locale, sostenendo direttamente le attività del centro storico, dai piccoli ristoranti agli affittacamere e i bar che rappresentano il cuore pulsante del borgo.
La scelta temporale di far coincidere l’inizio delle opere con le celebrazioni religiose di gennaio non è casuale. Il legame tra l’identità religiosa e il patrimonio storico è il collante che tiene unita la comunità di Vico nel Lazio. In questo contesto, la riqualificazione diventa un atto di cura verso il territorio, capace di fondere il turismo di prossimità con uno sviluppo sostenibile che rispetti l’anima del luogo pur proiettandolo nel futuro.
In un’epoca in cui il viaggio lento e spirituale attira migliaia di persone ogni anno, il borgo si candida a diventare un modello di ospitalità diffusa. Ogni pellegrino che varca la soglia di Sant’Antonio deve potersi sentire, anche solo per un giorno, un cittadino temporaneo. È questa la sfida lanciata da Stefano Pelloni e dalla sua squadra: trasformare la sosta in un’esperienza autentica, in un paese che si scopre ogni giorno più bello, più vivo e, soprattutto, più pronto ad aprire le proprie braccia al mondo.




