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    Home » Bonifica del Bacino del Fiume Sacco, via libera al Secondo Atto integrativo: 53 milioni di euro per risanare il SIN
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    Bonifica del Bacino del Fiume Sacco, via libera al Secondo Atto integrativo: 53 milioni di euro per risanare il SIN

    Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente aggiornano tempi e cronoprogrammi: tutti gli interventi, Comune per Comune
    16 Gennaio 20265 Mins Read
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    La Valle del Sacco
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    Un passaggio decisivo dopo anni di attese

    Con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 15 gennaio 2026, diventa ufficiale l’approvazione del Secondo Atto integrativo dell’Accordo di Programma per la messa in sicurezza e la bonifica del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco. Un passaggio tutt’altro che formale, che fotografa lo stato reale di avanzamento degli interventi e aggiorna tempi e modalità di attuazione di uno dei più complessi programmi ambientali del Lazio.

    la sede della Regione Lazio

    Il provvedimento, firmato dal direttore della Direzione regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti, Wanda D’Ercole, recepisce l’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, guidato sul piano tecnico dal direttore generale Luca Proietti, e consente di adeguare le scadenze alla concreta evoluzione dei cantieri.


    Il quadro complessivo: 53,6 milioni di euro per il risanamento ambientale

    Il valore complessivo dell’Accordo di Programma resta pari a 53.626.188,68 euro, finanziati attraverso fondi FSC, risorse statali e fondi dell’ex contabilità commissariale.
    La Regione Lazio è confermata come Responsabile Unico dell’Attuazione, con il compito di coordinare, vigilare e intervenire anche in sostituzione dei soggetti inadempienti, laddove necessario.

    Il SIN Bacino del Fiume Sacco interessa una superficie di circa 7.200 ettari, coinvolgendo territori delle province di Roma e Frosinone e numerosi Comuni, tra cui Anagni, Ceccano, Ceprano, Ferentino, Frosinone, Colleferro, Paliano e altri centri della valle.


    Interventi di caratterizzazione e messa in sicurezza: i siti industriali dismessi

    Uno dei capitoli più rilevanti riguarda le aree industriali dismesse, spesso da decenni in stato di abbandono.

    Nel Comune di Anagni, l’intervento sull’Ex Polveriera prevede caratterizzazione ambientale e messa in sicurezza d’emergenza per un importo di 2.909.889,68 euro. L’area, vasta e complessa, presenta edifici fatiscenti, rifiuti abbandonati e un’estesa presenza di amianto, con lavori già avviati attraverso contratti applicativi che coprono indagini preliminari, gestione dei materiali pericolosi ed esecuzione della caratterizzazione.

    A Ceccano, due interventi distinti riguardano l’Ex Stabilimento Annunziata e l’Ex SNIA BPD Bosco Faito.
    Il primo, da 1.001.500 euro, interessa un sito industriale affacciato sul fiume, con attività in corso per indagini ambientali, rimozione rifiuti e bonifica dei serbatoi.
    Il secondo, da 1.388.000 euro, si colloca all’interno del Monumento Naturale Bosco Faito e presenta criticità elevate legate alla massiccia presenza di materiali contenenti amianto, con lavori in corso e contratti integrativi già approvati.

    Nel Comune di Ceprano si concentrano tre interventi di grande rilievo. L’Ex Cartiera Vita Mayer (793.670,22 euro) è oggetto di rimozione dell’amianto e caratterizzazione ambientale; l’Ex Europress (1.170.392,72 euro) e le Ex Industrie Olivieri (4.353.793,45 euro) rappresentano due dei siti più problematici dell’intero SIN, con procedure complesse, interventi in danno e iter amministrativi ancora in corso, soprattutto per l’individuazione dei responsabili dell’inquinamento.

    A Ferentino, l’Ex Cartiera è interessata da un intervento da 2.392.530,60 euro, con rimozione di centinaia di tonnellate di rifiuti e una fase avanzata di caratterizzazione ambientale.

    Nel Comune di Paliano, il sito di Ponti della Selva (561.698,50 euro) ha superato le criticità legate alla proprietà dell’area e si avvia verso la piena esecuzione delle attività di indagine e messa in sicurezza.


    Il nodo della discarica “Le Lame” e delle aree agricole

    Tra gli interventi più consistenti figura quello sull’ex discarica Le Lame, nel territorio di Frosinone, con un investimento di 10.840.000 euro. L’azione riguarda non solo la discarica, ma anche la fascia di terreno potenzialmente contaminata tra il sito e il fiume Sacco, con operazioni di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica.

    la discarica Le Lame di Frosinone

    Parallelamente, 4 milioni di euro sono destinati alla caratterizzazione delle aree agricole ripariali, un passaggio cruciale per valutare l’impatto dell’inquinamento sui terreni coltivati lungo il corso del fiume.


    Monitoraggi, salute pubblica e studi epidemiologici

    Il piano non si limita agli interventi fisici sui siti contaminati.
    Sono previsti 1.728.524,83 euro per il monitoraggio delle acque ad uso potabile, irriguo e domestico in tutti i Comuni del SIN, oltre a 960.000 euro per un programma di valutazione epidemiologica e 500.000 euro per l’arruolamento e il follow-up di una coorte dei nati nella Valle del Sacco.

    A completare il quadro, 850.000 euro sono destinati alla definizione dei valori di fondo delle acque e dei suoli, passaggio tecnico indispensabile per distinguere l’inquinamento storico da quello di origine naturale.


    Colleferro e il cuore industriale della valle

    Colleferro

    Nel Comprensorio industriale di Colleferro si concentrano due interventi strategici.
    Il sito denominato “ARPA2” è interessato da una messa in sicurezza permanente e integrazione della caratterizzazione per 6.575.894,03 euro, mentre l’area “Caffaro Chetoni Fenilglicina” è oggetto di bonifica per 1.264.788,97 euro, in una zona simbolo delle criticità ambientali della valle.


    Un atto integrativo che fotografa la realtà

    Il Secondo Atto integrativo non introduce nuovi finanziamenti, ma svolge una funzione essenziale: allinea il cronoprogramma alle condizioni reali dei cantieri, prendendo atto di ritardi, complessità tecniche e procedurali, e consentendo di proseguire senza il rischio di perdere risorse.

    Un passaggio necessario, che restituisce una fotografia aggiornata di un percorso lungo e accidentato, ma ancora centrale per il futuro ambientale e sanitario della Valle del Sacco. Ora la sfida resta tutta sul campo: trasformare atti, delibere e cronoprogrammi in risultati concreti, visibili e misurabili per i territori coinvolti.

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