Le aule di giustizia del capoluogo sono diventate l’ultimo capitolo di una saga familiare che per anni ha varcato i confini nazionali, finendo sotto i riflettori della stampa d’oltreoceano. Con una sentenza depositata il 15 gennaio 2026, il Tribunale di Frosinone ha messo la parola fine a una disputa ereditaria dal valore vertiginoso: un patrimonio stimato in circa 14 milioni di euro. Al centro della contesa, gestita sotto il punto di vista legale anche dall’avvocato anagnino Angelo Galanti, un groviglio di successioni apertesi nel 2022 che ha visto contrapposti diversi interessi attorno ai beni di una facoltosa famiglia.
La vicenda non era passata inosservata nemmeno alla cronaca statunitense. Testate del calibro del New York Post avevano dedicato spazio a questo caso, attratte dal profilo dei protagonisti e dall’entità delle cifre in gioco. La decisione dei giudici frusinati ha ora ristabilito l’ordine giuridico, riconoscendo la qualità di erario legittimo a un noto professionista romano, stimato professore universitario di diritto. Il cuore del giudizio ha riguardato la validità di alcune rinunce all’eredità effettuate in passato, che il tribunale ha dichiarato inefficaci.
Secondo quanto emerso dall’articolata ricostruzione dei fatti, il protagonista della vicenda avrebbe compiuto, nel periodo immediatamente successivo alla scomparsa dei genitori, una serie di atti di gestione del patrimonio. Questi gesti, apparentemente formali, sono stati letti dal Tribunale di Frosinone come una chiara accettazione tacita dell’eredità. In altre parole, chi si comporta come proprietario e gestore dei beni non può poi legalmente rinunciarvi. Questa interpretazione rigorosa dei principi del diritto successorio ha permesso di consolidare la posizione del docente universitario, ordinando la restituzione dei beni caduti in asse.
Per affrontare un contenzioso di tale complessità tecnica e rilevanza economica, il professionista si è affidato alla guida dell’avvocato Angelo Galanti. Il legale, esperto in controversie patrimoniali delicate, ha impostato una strategia difensiva fondata esclusivamente sul rigore documentale e sulla giurisprudenza di legittimità. La sfida non era semplice, data la pressione anche mediatica e la necessità di ricostruire anni di rapporti familiari e flussi patrimoniali, ma l’approccio analitico ha infine convinto il collegio giudicante.
La sentenza non rappresenta solo una vittoria economica, ma restituisce certezza giuridica a una situazione che era rimasta in sospeso per troppo tempo. Con il riconoscimento dei diritti del figlio sui 14 milioni di euro, si chiude una parentesi fatta di incertezze e rivendicazioni incrociate. Mentre il sipario cala su una delle cause più ricche degli ultimi anni trattate nel capoluogo ciociaro, resta il valore di una decisione che riafferma come il diritto, se applicato con fermezza e precisione, possa districare anche i nodi familiari più intricati.




