Anagni, 17 gennaio 2026 – Si è concluso con grande successo l’incontro di studio “Hernica Saxa – Tra ricerca, tutela e valorizzazione del territorio”, tenutosi sabato 17 gennaio presso la suggestiva Sala della Ragione di Anagni. L’evento ha rappresentato un momento cruciale nel percorso che vede i Comuni di Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli uniti nella candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028.
La giornata ha registrato un’ampia partecipazione di pubblico, istituzioni, studiosi e operatori culturali, confermando l’interesse e il sostegno del territorio verso questo ambizioso progetto condiviso. L’atmosfera della Sala della Ragione, carica di storia e simbolismo, ha offerto la cornice ideale per un confronto di alto profilo scientifico che ha messo in luce le straordinarie potenzialità del patrimonio ernico.
I risultati della selezione per la Capitale Italiana della Cultura 2028 si sapranno a fine marzo 2026: dopo la scelta di 10 finaliste entro il 20 gennaio 2026, le audizioni pubbliche si terranno entro il 12 marzo, e la decisione finale verrà annunciata entro il 27 marzo 2026, come stabilito dal Ministero della Cultura
Un dialogo tra istituzioni e territorio
Dopo i saluti istituzionali dei quattro Sindaci – Daniele Natalia per Anagni, Maurizio Cianfrocca per Alatri, Piergianni Fiorletta per Ferentino e Germano Caperna per Veroli – che hanno ribadito la forte volontà di collaborazione tra le amministrazioni, i lavori sono entrati nel vivo con l’introduzione del Soprintendente ABAP per le province di Frosinone e Latina, Alessandro Betori.
Il Soprintendente ha sottolineato l’importanza strategica di questo progetto territoriale, evidenziando come la sinergia tra ricerca archeologica, tutela del patrimonio e politiche di valorizzazione rappresenti un modello virtuoso da replicare a livello nazionale. Le parole di Betori hanno tracciato un quadro chiaro: il territorio ernico possiede tutte le credenziali per aspirare al titolo di Capitale della Cultura, ma è la capacità di fare sistema a fare davvero la differenza.
Le dichiarazioni dei Sindaci

Daniele Natalia, Sindaco di Anagni: “Oggi abbiamo dimostrato che quando i territori si uniscono con una visione comune, i risultati arrivano. Anagni, con il suo straordinario patrimonio storico e monumentale, è orgogliosa di guidare insieme agli altri Comuni questo percorso verso la candidatura. Hernica Saxa non è solo un progetto culturale, ma un’opportunità di sviluppo per l’intero territorio.”
Maurizio Cianfrocca, Sindaco di Alatri: “L’incontro di oggi ha confermato la qualità scientifica e la solidità del nostro progetto. Alatri, con le sue mura megalitiche e il suo patrimonio millenario, porta in dote secoli di storia e cultura. La collaborazione tra i quattro Comuni è la chiave per vincere questa sfida e portare il territorio ernico al centro dell’attenzione nazionale.”
Piergianni Fiorletta, Sindaco di Ferentino: “Siamo di fronte a un’occasione storica per valorizzare il nostro territorio in modo coordinato e strategico. Ferentino, con le sue testimonianze archeologiche e artistiche, è pronta a fare la sua parte in questo percorso condiviso. La presenza delle istituzioni culturali nazionali dimostra che stiamo lavorando nella direzione giusta.”
Germano Caperna, Sindaco di Veroli: “Il successo di questa giornata ci riempie di orgoglio e ci dà ulteriore energia per proseguire con determinazione. Veroli, forte del suo Museo Archeologico Nazionale e del suo patrimonio culturale, crede fortemente in questo progetto. Insieme siamo più forti e possiamo davvero aspirare a diventare Capitale della Cultura 2028.”
Il lavoro della Soprintendenza: tutela e progettualità
Particolare interesse hanno suscitato gli interventi dei funzionari della Soprintendenza che operano quotidianamente sul territorio. L’archeologo Massimo Lauria ha illustrato gli scavi e le scoperte che continuano ad arricchire il quadro delle conoscenze sulla civiltà ernica, mentre gli architetti Lorenzo Mattone e Daniele Carfagna hanno presentato i progetti di restauro e conservazione in corso sui principali monumenti delle quattro città.
Gli storici dell’arte Ilenia Bove e Lorenzo Riccardi hanno invece raccontato gli interventi compiuti sul patrimonio artistico, dalle chiese medievali ai palazzi rinascimentali, evidenziando come ogni intervento sia stato pensato non solo per conservare, ma anche per rendere fruibile e comprensibile il patrimonio culturale al grande pubblico.
È emerso con chiarezza che la tutela non è un vincolo, ma un’opportunità: ogni restauro, ogni scavo, ogni studio diventa occasione per raccontare storie, coinvolgere le comunità, attrarre visitatori e studiosi.
I musei come motori culturali
Un momento particolarmente significativo della giornata è stato dedicato al ruolo dei musei nel sistema territoriale. Alessandra Gobbi, direttrice del Museo Archeologico Nazionale dei Popoli Italici “Amedeo Maiuri” di Veroli, ha presentato le attività e i progetti che fanno del museo non solo un contenitore di reperti, ma un vero centro di produzione culturale, aperto al territorio e capace di dialogare con le scuole, le università e il pubblico più ampio.
Monica Di Gregorio, direttrice dell’Abbazia di Casamari, ha invece illustrato le potenzialità di un sito straordinario che coniuga arte, storia, spiritualità e natura, rappresentando un polo di attrazione di livello internazionale. Entrambe le istituzioni, afferenti alla Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio, hanno dimostrato come la rete museale del territorio ernico sia già una realtà consolidata e dinamica.
Un viaggio attraverso i millenni
La dimensione storico-scientifica del progetto è stata approfondita da due interventi di grande spessore, come quello di Sandra Gatti, già funzionario archeologo del Ministero della Cultura, che ha condotto i presenti in un affascinante, straordinario viaggio nel tempo, dalla Preistoria all’età romana, ricostruendo l’evoluzione degli insediamenti umani nel territorio ernico e la formazione di quella cultura materiale e spirituale che ancora oggi caratterizza questi luoghi.
Sergio Del Ferro, funzionario archeologo dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, ha invece illuminato le trasformazioni del paesaggio e della società dalla tarda antichità al Medioevo, mostrando come le città erniche abbiano saputo reinventarsi attraverso i secoli, mantenendo però un’identità culturale riconoscibile e forte.
Hernica Saxa: non solo un obiettivo, ma un processo
Le conclusioni della giornata sono state dedicate alla presentazione del Progetto Hernica Saxa per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028. È emerso con forza un concetto fondamentale: la candidatura non è un punto di arrivo, ma un processo già in atto, che sta trasformando il modo in cui il territorio si racconta e si proietta verso il futuro.

Hernica Saxa – letteralmente “le rocce erniche” – è molto più di uno slogan: è una visione che parte dalla solidità della pietra antica per costruire ponti verso la contemporaneità. È la consapevolezza che il patrimonio culturale non è un peso del passato, ma una risorsa per il presente e un investimento per le generazioni future.
Il progetto si fonda su tre pilastri: la cooperazione tra i quattro Comuni, la sinergia con le istituzioni culturali dello Stato (Soprintendenza, musei nazionali, università), e il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Solo attraverso questa alleanza è possibile costruire una candidatura credibile e un modello di sviluppo sostenibile basato sulla cultura.
Prospettive e prossimi passi
L’incontro di oggi ha dimostrato che il territorio ernico ha tutte le carte in regola per aspirare al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028. La ricchezza del patrimonio, l’impegno delle istituzioni, la qualità della ricerca scientifica e la capacità di fare rete sono elementi che, insieme, costruiscono un dossier di candidatura solido e convincente.










Nei prossimi mesi – è stato ribadito – il lavoro proseguirà intensamente, indipendentemente dal risultato: saranno definiti i progetti culturali da inserire nel dossier, sarà rafforzato il coinvolgimento delle associazioni e degli operatori culturali, saranno avviate iniziative di comunicazione per far conoscere la candidatura a livello nazionale.
Ma già da oggi è chiaro che, qualunque sarà l’esito della candidatura, il percorso intrapreso ha già prodotto risultati importanti: ha riavvicinato le comunità al proprio patrimonio, ha creato collaborazioni virtuose tra istituzioni, ha dimostrato che è possibile immaginare un futuro diverso per questi territori, fondato sulla valorizzazione intelligente delle proprie risorse culturali.
La Sala della Ragione di Anagni, che ha ospitato questo importante evento, è stata testimone silente di secoli di storia. Oggi ha visto nascere un nuovo capitolo di quella storia: quattro città che guardano al futuro con la consapevolezza del proprio passato, unite dalla stessa ambizione culturale. Un’ambizione che ha un nome preciso: Hernica Saxa, Capitale Italiana della Cultura 2028.
Anagni candidata alla cultura, ma senza fondi regionali: le opposizioni denunciano ritardi e inefficienze
Le forze politiche di opposizione extraconsiliare di Anagni – Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Partito Democratico e Possibile – hanno espresso preoccupazione sulla gestione della candidatura della città a Capitale Italiana della Cultura 2028, sottolineando la mancanza di fondi regionali destinati alla valorizzazione e gestione delle risorse turistiche e culturali del territorio.
Secondo quanto riportato dalle opposizioni, la situazione risulta particolarmente grave se confrontata con altri comuni della provincia, come Frosinone e Alatri, che hanno invece ricevuto finanziamenti regionali per sostenere musei, attrazioni storiche e servizi culturali. Questo confronto, secondo i gruppi di opposizione, evidenzierebbe l’incapacità di Anagni di intercettare risorse fondamentali per il proprio sviluppo culturale e turistico.
Le forze politiche sottolineano inoltre come l’amministrazione comunale abbia più volte vantato l’esistenza di una filiera politica istituzionale tra Comune, Regione e Stato, presentata come garanzia di accesso privilegiato a fondi e opportunità. Alla prova dei fatti, tuttavia, questa filiera non avrebbe prodotto risultati concreti per la città.
Secondo le opposizioni, è inaccettabile che Anagni debba apprendere della mancanza di fondi tramite articoli di stampa, mentre altre città del territorio riescono a programmare investimenti e sviluppare il settore culturale grazie a risorse ottenute con efficacia.
Le stesse forze politiche hanno rimarcato come la cultura richieda progettualità, competenza amministrativa e capacità di trasformare i rapporti istituzionali in risultati concreti. Una candidatura culturale, sostengono, non può basarsi solo su slogan o rivendicazioni autoreferenziali, ma necessita di fondi, programmazione e gestione stabile del patrimonio. Senza questi elementi, la candidatura rischia di restare un’operazione di facciata, distante dalle reali esigenze della comunità.
Le opposizioni hanno concluso ribadendo che la cultura deve essere considerata una responsabilità amministrativa concreta e non un racconto per conferenze stampa.




