di Pietro Necci
Il calcio, si sa, è uno sport che non sempre premia chi erige un muro insuperabile per novanta minuti. Lo ha imparato a proprie spese l’Acuto, che sul terreno di casa ha dovuto cedere il passo alla corazzata Atina, attuale regina del Girone A di Terza Categoria. È stata una partita sporca, intensa, giocata su ritmi serrati dove l’Acuto ha messo in campo una resistenza ordinata e orgogliosa, sognando a lungo di fermare la corsa della prima della classe.
Fin dalle prime battute, il copione della gara è apparso chiaro: l’Atina a gestire il possesso e l’Acuto a chiudere ogni linea di passaggio, pronto a pungere con improvvise sortite offensive che hanno tenuto in allerta la retroguardia ospite. Nonostante la pressione della capolista, la difesa locale ha mostrato una compattezza granitica, tanto che il portiere dell’Acuto è rimasto spettatore non pagante per gran parte del match, senza dover compiere interventi di rilievo.
Quando il cronometro segnava ormai il cuore della ripresa e lo spettro di uno 0-0 a reti bianche sembrava l’esito naturale di una sfida bloccata tatticamente, è arrivata la doccia fredda. A circa venti minuti dalla fine, un’improvvisa disattenzione della difesa locale ha spalancato un varco fatale. Il bomber Ladipaolo è stato il più lesto di tutti ad approfittarne, siglando la rete dello 0-1 che ha spezzato l’equilibrio e il cuore dei tifosi di casa.
Una sconfitta casalinga immeritata per quanto visto sul rettangolo verde, ma che lascia in dote ai ragazzi dell’Acuto la consapevolezza di poter giocare alla pari contro chiunque. Al triplice fischio, nonostante l’amarezza per il risultato, i dirigenti dell’Acuto si sono stretti intorno ai propri giocatori per tributare loro i giusti complimenti. Uscire dal campo tra gli applausi dopo aver fatto sudare le proverbiali sette camicie alla capolista Atina è il miglior punto di partenza per il prosieguo del campionato.




