La tensione è palpabile tra i corridoi dei palazzi storici e le piazze del Lazio, dove si attende con trepidazione una comunicazione ufficiale che potrebbe cambiare il destino turistico e culturale di interi territori. Nella giornata di oggi, il Ministero della Cultura svelerà finalmente la lista delle dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della cultura 2028. È l’ora della verità per una regione che ha deciso di puntare forte sulle proprie eccellenze, schierando tre candidature ambiziose che ora sognano di superare il primo, decisivo sbarramento.
Il Lazio si presenta ai nastri di partenza con una strategia variegata e potente. Riflettori puntati su Anagni, che per questa sfida nazionale ha scelto la strada della coesione territoriale, presentando un dossier condiviso con i comuni di Alatri, Veroli e Ferentino. Un’unione di forze che punta a valorizzare il cuore della Ciociaria. Parallelamente, la corsa prosegue con la candidatura di Pomezia, centro di eccellenza tra storia antica e sviluppo industriale, e Tarquinia, perla della Maremma laziale e custode di tesori archeologici unici al mondo. Le tre realtà laziali viaggiano oggi sullo stesso binario, con l’obiettivo comune di portare il titolo regionale ai vertici della cultura nazionale.
La competizione è però di altissimo livello e vede coinvolte complessivamente 23 realtà da ogni angolo della penisola. Tra le concorrenti più agguerrite figura il progetto romagnolo che vede unite Forlì e Cesena sotto il titolo I sentieri della bellezza, coordinato da Gianfranco Brunelli della Fondazione Carisp. Ma la sfida si estende a tutto il Paese, coinvolgendo città come Ancona, Catania, Massa e Vieste, ognuna con un programma studiato per convincere la commissione di sette esperti indipendenti che in questi mesi ha analizzato i documenti presentati.
Per il Lazio, vedere le proprie città nella shortlist dei dieci finalisti rappresenterebbe un risultato straordinario, la conferma che i progetti elaborati da Anagni, Pomezia e Tarquinia hanno saputo interpretare correttamente il connubio tra radici storiche e visione futura. Le idee messe su carta dovranno ora dimostrare di poter diventare fatti concreti, capaci di generare un indotto duraturo nel tempo. Il verdetto odierno è dunque lo spartiacque tra un’aspirazione e un progetto concreto di rilancio nazionale.
Il percorso che seguirà l’annuncio odierno è già scritto: entro marzo, le dieci realtà selezionate dovranno illustrare nel dettaglio i propri piani d’azione alla giuria ministeriale. Il traguardo finale è fissato per il 27 marzo, giorno in cui verrà proclamata la vincitrice assoluta. In palio, oltre al prestigioso titolo, c’è un premio di un milione di euro destinato a finanziare un intero anno di eventi, mostre e iniziative di richiamo internazionale. Il Lazio è pronto a fare la sua parte, sperando che il verdetto del Ministero della Cultura premi la qualità e la passione delle sue tre eccellenze in gara.




