Il Tribunale di Cassino ha assolto per insufficienza di prove un uomo accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza di sedici anni. I fatti risalgono all’estate del 2024, quando l’isola di Ponza era nel pieno della stagione turistica.
Il processo si è svolto con rito abbreviato, una scelta processuale che consente tempi più rapidi ma si basa esclusivamente sugli atti d’indagine raccolti nella fase preliminare. L’imputato, originario di Roma, all’epoca dei fatti lavorava come cameriere in un ristorante dell’isola pontina.
Secondo la ricostruzione investigativa della Procura di Cassino e dei Carabinieri, nel tardo pomeriggio del 7 luglio 2024 la giovane sarebbe stata vittima di una violenza sessuale all’interno di un appartamento. La ragazza, i cui genitori lavoravano come camerieri stagionali sull’isola, aveva immediatamente avvertito la madre di quanto accaduto. Fu trasportata in ospedale a Latina per gli accertamenti del caso, mentre la madre presentava formale denuncia alle autorità.
Le indagini condussero rapidamente all’identificazione dell’uomo, che venne allontanato dall’isola con un foglio di via della durata di tre anni e sottoposto agli arresti domiciliari. La vicenda giudiziaria conobbe poi un ulteriore capitolo quando l’imputato evase dalla detenzione domiciliare, episodio che portò a un nuovo arresto e a una condanna a otto mesi di reclusione, già scontata.
La Pubblico Ministero Chiara Fioranelli aveva chiesto per l’imputato una condanna a otto anni di reclusione senza attenuanti, valorizzando l’aggravante della minore età della presunta vittima. Una richiesta severa, che sottolineava la gravità dei fatti contestati.
La difesa dell’imputato ha invece sostenuto in aula una versione completamente diversa degli eventi, parlando di un interesse sentimentale non corrisposto da parte della giovane e di una denuncia scaturita da ragioni di gelosia.
Il giudice, al termine del procedimento abbreviato, ha accolto la linea difensiva ritenendo insufficienti le prove a carico dell’imputato e pronunciando una sentenza di assoluzione. Una decisione che ha suscitato reazioni anche da parte dell’Associazione Insieme a Marianna, rappresentata dall’avvocata Licia D’Amico, che ha commentato amaramente come la giovane non sia stata creduta dal giudice.




