L’Autostrada A1, nel tratto compreso tra Ceprano e Frosinone, un teatro di violenza organizzata all’alba dello scorso 25 gennaio. Gli scontri tra ultras della Lazio e del Napoli hanno innescato una complessa macchina investigativa che ha portato, nelle ore successive, a 54 denunce nei confronti di tifosi laziali e al divieto di trasferta per entrambe le tifoserie fino al termine della stagione calcistica.
Erano circa le cinque del mattino quando decine di automobilisti hanno iniziato a segnalare alle forze dell’ordine la presenza di persone incappucciate, armate di bastoni e mazze, che si fronteggiavano sulla carreggiata nord dell’arteria autostradale. La dinamica degli eventi ha rapidamente acquisito i contorni di una guerriglia pianificata: da un lato i sostenitori biancocelesti di rientro dalla trasferta di Lecce, dall’altro gli ultras partenopei diretti a Torino per l’incontro serale contro la Juventus.
Quando le pattuglie della Polizia Stradale sono giunte sul posto, i due gruppi si erano già dileguati, risalendo rapidamente a bordo di minivan e autovetture private. La carreggiata era rimasta bloccata per alcuni minuti, con il rischio concreto di coinvolgere automobilisti estranei ai fatti in un’escalation di violenza dagli esiti potenzialmente tragici.
L’intervento delle forze dell’ordine si è tuttavia rivelato tempestivo ed efficace. La Questura di Roma ha immediatamente rimodulato i servizi di controllo sulla grande viabilità, attivando un piano di monitoraggio progressivo degli spostamenti dei gruppi coinvolti. Il primo risultato operativo è giunto poco dopo, al casello di Monte Porzio Catone, alle porte della Capitale: qui sono stati intercettati 80 tifosi laziali che viaggiavano a bordo di sei minivan. La scelta del casello, secondo gli investigatori, era finalizzata proprio a eludere i controlli nelle principali barriere di ingresso a Roma.
Le operazioni di identificazione, condotte anche con il supporto della Polizia Scientifica, hanno permesso di cristallizzare elementi probatori di rilevanza penale. Dall’interno di uno dei furgoni, alla vista degli agenti, sono stati lanciati lungo il ciglio stradale coltelli da cucina, mazze chiodate e altri oggetti contundenti. Il materiale, immediatamente recuperato e posto sotto sequestro, costituisce il corpus principale delle prove raccolte dalla Digos di Roma.
Un secondo gruppo di sostenitori laziali, a bordo di un pullman, è stato intercettato nella zona di Piazza Don Bosco. Alcuni occupanti hanno tentato di sottrarsi ai controlli, ma sono stati successivamente rintracciati e trovati in possesso di taglierini e petardi. All’interno del mezzo sono stati rinvenuti caschi protettivi, aste rigide e altro materiale pirotecnico, anch’esso sequestrato dagli inquirenti.
Il bilancio complessivo dell’operazione parla di 380 tifosi identificati tra le due tifoserie. Nel pomeriggio dello stesso giorno, infatti, all’arrivo a Torino, circa 300 ultras del Napoli sono stati fermati e identificati dalla Digos della Questura di Torino. Alla vista del dispositivo predisposto all’ingresso della tangenziale, i sostenitori partenopei hanno cercato di disfarsi di un vero e proprio arsenale: oltre 100 aste in PVC di lunghezza variabile tra 60 e 120 centimetri, numerosi petardi, fumogeni, una torcia di segnalazione e due manufatti esplosivi artigianali. L’intervento degli artificieri si è reso necessario per mettere in sicurezza il materiale sequestrato.
La Digos di Roma ha raccolto elementi investigativi sufficienti per denunciare 54 ultras laziali che viaggiavano sui sei minivan fermati a Monte Porzio Catone. Gli inquirenti ritengono che questi soggetti abbiano partecipato attivamente agli scontri avvenuti nel territorio frusinate. Il sequestro ha riguardato un robusto armamentario: 20 bastoni, coltelli da cucina, caschi protettivi e altri oggetti atti a offendere.
La Questura di Roma ha precisato che la posizione di ciascun soggetto identificato sarà attentamente vagliata anche alla luce della completa ricostruzione dei fatti e del contatto avvenuto tra le tifoserie. Le valutazioni in corso serviranno a stabilire eventuali responsabilità penali e l’adozione di provvedimenti amministrativi, tra cui il DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive). L’Autorità giudiziaria competente è stata formalmente informata attraverso apposite comunicazioni della Questura.
La reazione istituzionale non si è fatta attendere. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha disposto il divieto di trasferta per i tifosi di Lazio e Napoli fino al termine della stagione calcistica 2025-2026. Il provvedimento, che replica quanto già adottato nei giorni precedenti per gli ultras di Roma e Fiorentina (coinvolti in analoghi scontri a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna), rappresenta un ulteriore inasprimento della linea dura del Viminale contro la violenza negli stadi e nelle trasferte.
Per i tifosi laziali, tuttavia, il divieto non si applicherà al derby Roma-Lazio, ancora da calendarizzare ma al momento previsto per il 17 maggio, in ragione del fatto che non ci saranno movimenti di tifoserie tra città diverse. La misura ha carattere generale e mira a prevenire il ripetersi di episodi di violenza organizzata lungo le arterie autostradali italiane.




