Si chiude il cerchio attorno alla banda delle “marmotte”, il gruppo criminale che per mesi ha seminato il panico tra Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Lazio, prendendo di mira sportelli bancomat con una tecnica tanto spettacolare quanto pericolosa: l’utilizzo di ordigni esplosivi artigianali. Ieri, 4 febbraio 2026, i Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Taranto nei confronti di cinque persone, gravemente indiziate di aver compiuto una lunga serie di assalti agli istituti di credito.
L’operazione, coordinata con efficacia dal maresciallo Domenico Serpico e condotta in perfetta sinergia con l’autorità giudiziaria tarantina, ha portato all’arresto dei cinque sospetti nelle città di Napoli, Palagiano e Toritto, in Puglia e Campania. Gli arrestati sono ora rinchiusi nelle Case Circondariali di Taranto, Bari e Napoli Poggioreale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Tra gli obiettivi della banda anche la provincia di Frosinone, che nelle ultime settimane era stata teatro di episodi analoghi. Il 24 gennaio scorso, alle prime luci dell’alba, intorno alle 03.00, Cervaro era stata svegliata da un boato: ignoti avevano fatto esplodere il bancomat della Banca Popolare del Cassinate, portando via una somma di denaro ancora in corso di quantificazione. Pochi giorni dopo, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, era toccato a Ceccano, dove lo sportello della Banca di Credito Cooperativo di Roma in via Anime Sante veniva fatto saltare in aria con la stessa tecnica. Anche in questo caso, tre o quattro soggetti travisati e vestiti di scuro erano fuggiti a bordo di un’auto scura, lasciando dietro di sé danni ingenti e il vuoto nella cassa automatica.
L’inchiesta, avviata lo scorso novembre a seguito di un preoccupante incremento di attacchi agli ATM registrato in diversi comuni della provincia di Taranto e nelle aree limitrofe, ha permesso di ricostruire un quadro investigativo di notevole complessità. Gli assalti hanno interessato inizialmente centri come Montemesola, Monteiasi, Mottola, Palagiano e Ginosa, in territorio tarantino, nonché Scanzano Jonico, in provincia di Matera, causando ingenti danni alle strutture bancarie ed esplosioni udibili a notevole distanza.
Il modus operandi della banda era sempre lo stesso: sopralluoghi preventivi, utilizzo di più veicoli di supporto, spesso rubati o con targhe clonate, e rapide vie di fuga studiate nei minimi dettagli. In diverse circostanze, i membri del gruppo non esitavano a seminare chiodi artigianali a quattro punte – i cosiddetti tripodi – lungo le strade per ostacolare l’intervento delle pattuglie delle forze dell’ordine. In uno degli episodi, proprio a causa di questi dispositivi, un’autovettura di servizio dei Carabinieri riportava il danneggiamento di uno pneumatico, fortunatamente senza conseguenze per i militari a bordo.
Le indagini, condotte attraverso servizi di osservazione e pedinamento, analisi di centinaia di ore di filmati di videosorveglianza, utilizzo di lettori targhe, tracciamenti GPS, acquisizione e studio dei tabulati telefonici e attività tecniche di intercettazione, hanno consentito di documentare la presenza degli indagati nei luoghi e negli orari compatibili con i singoli assalti. Per eludere le investigazioni, i malviventi arrivavano talvolta a incendiare o a riempire del contenuto di estintori gli abitacoli delle autovetture impiegate e poi abbandonate. In diverse circostanze, i mezzi utilizzati per la fuga venivano condotti a velocità elevatissime, superiori ai 200 km/h, con grave rischio per la sicurezza della circolazione.
Nel prosieguo degli accertamenti, l’attenzione investigativa si è estesa oltre i confini pugliesi, permettendo di individuare collegamenti con ulteriori episodi analoghi verificatisi nelle province di Cosenza, Caserta, Benevento, Frosinone, Napoli e Salerno. Gli elementi raccolti consentirebbero di attribuire, allo stato delle indagini, a uno degli indagati un ruolo di riferimento anche negli episodi extra-regionali, in concorso con altri soggetti in via di identificazione. Due gli episodi, nei giorni scorsi, in provincia di Frosinone: uno a Cervaro, l’altro a Ceccano.
Complessivamente, solo per gli episodi accertati in Puglia e Basilicata, l’ammontare del denaro sottratto supererebbe i duecentomila euro, a cui devono aggiungersi i rilevanti danni strutturali arrecati agli immobili e agli impianti. Tuttavia, tenuto conto anche dei numerosi colpi documentati fuori regione, si può ragionevolmente ipotizzare che la somma complessivamente sottratta nel periodo considerato sia prossima al milione di euro.
La fase esecutiva dell’operazione ha visto l’impiego di un dispositivo straordinario composto da oltre 100 Carabinieri provenienti da diverse province, con il supporto del 6° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bari per il monitoraggio aereo delle operazioni e la partecipazione di personale altamente specializzato delle Aliquote di Primo Intervento (API) di Bari e Brindisi e delle Squadre Operative di Supporto (SOS) dell’11° Reggimento Carabinieri “Puglia”, reparti addestrati per interventi ad alto rischio.
Durante la fase esecutiva sono state rinvenute e sottoposte a sequestro più di 100 grammi di cocaina e oltre 35 mila euro di denaro contante, ritenuto provento dell’attività delittuosa. Alla luce del quadro indiziario delineato, della ritenuta sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e di un concreto pericolo di fuga, ma anche per evitare la reiterazione di reati della stessa specie, la Procura della Repubblica di Taranto ha quindi disposto il fermo dei cinque soggetti.
È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, per tutte le persone coinvolte vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza di condanna definitiva. L’operazione rappresenta comunque un importante risultato nella lotta alla criminalità predatoria e restituisce un segnale di sicurezza alle comunità colpite, compresa la Ciociaria, che nelle ultime settimane aveva vissuto momenti di forte allarme sociale.




