Colleferro si è fermata, ha abbassato il rumore e ha lasciato parlare il silenzio. Nella mattinata di sabato 7 febbraio 2026, migliaia di persone hanno preso parte alla marcia silenziosa e composta “Mai più morti sul lavoro”, promossa dai sindaci di Colleferro e Artena, Pierluigi Sanna e Silvia Carocci, trasformando il centro cittadino in un lungo e partecipato momento di riflessione collettiva.
Il corteo è partito da piazza San Gioacchino, nei pressi dell’Auditorium Fabbrica della Musica, attraversando le strade della città fino a raggiungere piazza Italia. Un fiume umano fatto di amministratori locali, rappresentanti istituzionali dei Comuni viciniori, consiglieri regionali, parlamentari, organizzazioni sindacali, associazioni e semplici cittadini. Moltissimi i giovani, presenza che ha dato ulteriore forza al messaggio della giornata.






















L’iniziativa è stata organizzata in concomitanza con l’88° anniversario della tragedia del 29 gennaio 1938, quando l’esplosione della fabbrica B.P.D., nel reparto del tritolo, sconvolse Colleferro e l’intero territorio. Un evento che segnò in modo indelebile la comunità: 60 morti e oltre 1.000 feriti, tra dirigenti, impiegati e operai. Una ferita storica che, a distanza di quasi un secolo, continua a interrogare il presente.
Ma la marcia non ha guardato solo al passato. Il filo che lega memoria e attualità è apparso drammaticamente evidente pensando a quanto accaduto solo poche settimane fa, sempre a Colleferro. Martedì 13 gennaio 2026, poco prima delle 14, un operaio – Erri Talone, di Artena – ha perso la vita nello stabilimento Grigorin, nella zona industriale Piombinara. Sposato, padre di due figli, è la prima vittima sul lavoro del 2026 nel Lazio. Durante le operazioni di carico di un vecchio trasformatore da cinque tonnellate, il macchinario gli è crollato addosso, uccidendolo all’istante.
Un episodio che ha reso ancora più attuale e urgente il senso della manifestazione. «Non possiamo limitarci a commemorare, dobbiamo pretendere che il lavoro torni a essere sinonimo di dignità e sicurezza», ha dichiarato il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, sottolineando come la città abbia il dovere morale di farsi portavoce di una battaglia che riguarda l’intero Paese.
Sulla stessa linea la sindaca di Artena Silvia Carocci, che ha evidenziato il valore sovracomunale dell’iniziativa: «Questa non è una marcia di bandiere o appartenenze, ma una richiesta corale di responsabilità. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per tutti».
La marcia “Mai più morti sul lavoro” ha così assunto il significato di un ponte tra generazioni: dalla memoria della tragedia del 1938 alla cronaca dolorosa dei nostri giorni. Un messaggio chiaro, scandito dal passo lento e dal silenzio rispettoso di migliaia di persone: la sicurezza non può essere considerata un costo, ma un diritto fondamentale. Sul profilo Instagram del nostro giornale, foto e interviste sulla manifestazione.




