ROMA – 11 febbraio 2026. La Regione Lazio interviene con una nota ufficiale per chiarire un punto ritenuto centrale nel dibattito politico sulla sanità: la classificazione dei farmaci e la definizione dei relativi rimborsi non rientrano nelle competenze regionali, ma sono determinate a livello nazionale dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
Il chiarimento arriva in risposta alle dichiarazioni del consigliere regionale Alessio D’Amato, diffuse attraverso una nota stampa e riprese anche da anagnia.com, nelle quali venivano sollevate critiche in merito alla gestione della spesa farmaceutica.
L’Amministrazione regionale sottolinea come le Regioni, compreso il Lazio, non possano decidere “arbitrariamente” il pagamento o la fascia di rimborsabilità di un medicinale. Si tratta di decisioni che fanno capo esclusivamente all’AIFA, organo nazionale competente in materia.
Appropriatezza e sostenibilità del sistema
Se la classificazione è materia statale, alla Regione Lazio spetta invece il compito di garantire che l’erogazione dei farmaci avvenga secondo criteri di appropriatezza prescrittiva, assicurando al contempo un utilizzo efficiente delle risorse pubbliche.
Nel documento si respinge l’idea che l’amministrazione regionale possa “aumentare la spesa a carico del cittadino”, evidenziando come tale scelta non sia nelle sue prerogative. L’accento viene posto piuttosto sulla necessità di monitorare le prescrizioni, promuovere la de-prescrizione quando clinicamente indicato e tutelare la sostenibilità del sistema sanitario.
Il principio richiamato è chiaro: la salute non si tutela aumentando il numero di farmaci assunti, ma garantendo terapie adeguate alla diagnosi e conformi alle linee guida nazionali.
L’intervento di Alessia Savo e il dato sui 200 milioni
Nel dibattito interviene anche Alessia Savo, presidente della Commissione regionale Sanità e Politiche Sociali del Lazio, che richiama un dato definito significativo: l’inappropriatezza prescrittiva nel Lazio sarebbe stimata in oltre 200 milioni di euro l’anno.
Secondo Savo, si tratta di risorse sottratte ai servizi, alle liste d’attesa e alla presa in carico dei pazienti più fragili. La Regione – spiega – chiede il rispetto delle indicazioni dell’Aifa, come avviene in tutte le amministrazioni responsabili. Nei casi eccezionali in cui si ritenga necessario discostarsi dalle linee guida, la scelta deve essere motivata in modo trasparente e nell’interesse del paziente.
Un passaggio che richiama anche le posizioni più volte espresse dal presidente Francesco Rocca, secondo cui il rigore nella gestione delle prescrizioni non rappresenta un accanimento burocratico, ma uno strumento per garantire equità e sostenibilità.
Alessio D’Amato insiste: “sui farmaci tutto vero, interpretazioni regionali restrittive e penalizzanti”
“La nota anonima della Regione di replica è imbarazzante e fuorviante. Il tema è molto semplice: a causa delle interpretazioni regionali un paziente affetto ad esempio da diverticolite che deve prendere il Normix dal primo febbraio deve pagare 8,32 euro poiché sono state date indicazioni restringenti ai medici di famiglia. Lo stesso vale per il Lansoprazolo. Dietro il termine appropriatezza prescrittiva si sta giocando con i malati e si stanno punendo i medici di famiglia chiedendo loro somme in restituzione, come sta avvenendo in molte Asl. La tutela della salute non può avere una visione ragionieristica altrimenti eliminiamo i medici di famiglia e sostituiamoli con un algoritmo”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato.
Il confronto politico
Pur mantenendo un tono istituzionale, la vicenda si inserisce nel più ampio confronto tra maggioranza e opposizione in seno al Consiglio regionale. Da una parte le critiche del consigliere D’Amato, dall’altra la replica della Giunta che respinge ogni accusa di voler trasferire costi sui cittadini.
La linea della Regione Lazio è quella di ricondurre il dibattito su un piano tecnico e normativo, ribadendo la distinzione tra competenze statali e funzioni regionali. In un settore delicato come la sanità, dove le scelte incidono direttamente sulla vita delle persone, il confine tra polemica politica e gestione amministrativa resta un terreno sensibile.
Il messaggio che arriva da Roma è netto: la classificazione dei farmaci è una competenza nazionale, mentre alla Regione spetta il dovere di vigilare sull’uso corretto delle risorse e sulla qualità dell’assistenza. Un equilibrio che si gioca tra regole cliniche, sostenibilità economica e tutela del diritto alla salute.




