Non ce l’ha fatta Cesare, il gatto tigrato che da almeno tre anni viveva alla stazione ferroviaria di Colleferro/Segni/Paliano ed era diventato un punto di riferimento affettuoso per centinaia di pendolari diretti e provenienti a/da Roma. Il micio, conosciuto e amato da chi ogni giorno transitava per quella stazione, è morto questa settimana dopo aver lottato tra la vita e la morte a seguito di un’aggressione brutale subita verso la fine di gennaio.
La storia di Cesare è l’ennesima testimonianza di quella violenza gratuita contro gli animali che troppo spesso resta impunita. Secondo quanto ricostruito dall’Oasi felina Gatti del Giovenzano, associazione che opera nella valle dell’Aniene recuperando, sterilizzando e curando gatti in difficoltà, il micio sarebbe stato preso a calci violentemente da una persona che frequenta abitualmente la stazione. Un gesto senza alcuna ragione, un’esplosione di crudeltà nei confronti di un animale dolcissimo.
La scena, stando alle testimonianze raccolte dall’associazione, sarebbe stata vista da diverse persone. Eppure nessuno ha mosso un dito, nessuno ha denunciato l’accaduto sul momento. Dopo quell’aggressione, Cesare è sparito nel nulla. I giorni sono passati e di lui non c’era più traccia, alimentando le preoccupazioni di chi lo cercava ogni mattina sul binario.

Poi, “magicamente”, il gatto è ricomparso. Due volontarie dell’Oasi felina Gatti del Giovenzano lo hanno subito soccorso e trasportato in clinica veterinaria. Qui gli sono stati fatti tutti gli accertamenti necessari: il quadro clinico era drammatico. Cesare presentava un trauma al muso e al torace causato dai colpi ricevuti, era gravemente disidratato e non era riuscito ad alimentarsi da solo per diversi giorni. Le analisi del sangue hanno rivelato una grave insufficienza renale e al fegato, mentre la temperatura corporea era scesa pericolosamente a livelli di ipotermia.
Nonostante le cure immediate, le condizioni di Cesare si sono aggravate nei giorni successivi. È stato necessario trasferirlo in terapia intensiva, dove ha trascorso quarantotto ore sotto stretto monitoraggio veterinario. Nel frattempo, la notizia della sua aggressione si era diffusa rapidamente sui social e tra i pendolari che lo conoscevano. In molti hanno voluto contribuire alla sua salvezza.

Attraverso una piattaforma online è stata lanciata una raccolta fondi che ha letteralmente mobilitato la comunità. L’obiettivo iniziale era di quattromila euro per coprire le spese veterinarie. La risposta è stata straordinaria: sono stati raccolti 6.143 euro grazie a 309 donazioni (dato riferito alle ore 22.18 del 13 febbraio 2026). Un segno tangibile di quanto Cesare fosse entrato nel cuore delle persone, di quanto quel micio rappresentasse qualcosa di più di un semplice randagio. Per molti era un simbolo di accoglienza, una presenza rassicurante che ogni giorno li salutava al ritorno dal lavoro.
Purtroppo, nemmeno l’amore e la generosità di tante persone, né le cure intensive ricevute, sono bastati a salvarlo. Cesare si è spento questa settimana, lasciando un vuoto difficile da colmare tra chi lo aveva adottato come mascotte della stazione.
L’Oasi felina Gatti del Giovenzano, che accoglie più di cento gatti nel proprio rifugio, ha sporto denuncia contro ignoti per maltrattamento di animali. L’associazione invita chiunque abbia assistito all’aggressione o possa fornire informazioni utili a farsi avanti per consentire alle autorità di identificare il responsabile di questo gesto vile.
La storia di Cesare riaccende i riflettori su un problema troppo spesso sottovalutato: la violenza sugli animali e l’indifferenza di chi assiste senza intervenire. Un gatto che per tre anni ha dato compagnia e affetto a migliaia di persone è stato ucciso dall’odio insensato di un individuo, mentre altri hanno guardato senza dire nulla.
Ora, per Cesare, non resta che il ricordo di chi lo ha amato e la speranza che la giustizia faccia il suo corso.




