A poche settimane dal cambio di appalto che investirà il servizio CUP della provincia di Frosinone, diverse decine di lavoratori si trovano ancora completamente all’oscuro del proprio futuro occupazionale. Nessuna certezza sulle ore contrattuali, nessuna garanzia sul trattamento economico e normativo, nessun confronto trasparente con chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Centro Unico di Prenotazione delle prestazioni sanitarie sul territorio.
A denunciare la situazione è la CUB Sanità di Frosinone, che da oltre due mesi chiede invano un incontro sindacale con la Regione Lazio, la ditta che subentrerà nell’appalto e le rappresentanze sindacali aziendali dei territori coinvolti. L’obiettivo è semplice: acquisire tutte le informazioni necessarie per garantire continuità lavorativa e tutela dei diritti per chi opera quotidianamente nel servizio di prenotazione delle visite e degli esami diagnostici.
La risposta a questa richiesta è arrivata in forma quanto meno discutibile. Il 29 gennaio scorso, presso la Regione Lazio, si è tenuto un incontro al quale hanno partecipato esclusivamente le sigle sindacali CGIL, CISL e UIL, lasciando fuori tutte le altre rappresentanze sindacali e, soprattutto, i lavoratori e le lavoratrici del CUP di Frosinone. Un confronto a porte chiuse, senza alcun coinvolgimento dei diretti interessati, né prima né dopo la riunione.
Il risultato di questo incontro ha lasciato l’amaro in bocca a chi lavora nel settore. Secondo quanto denunciato dalla CUB Sanità, il comunicato divulgato dalle organizzazioni sindacali confederali ha evidenziato e condiviso le preoccupazioni economiche dell’azienda RTI CNS-SDS, al punto da sottoscrivere un accordo che prevede l’applicazione ai lavoratori del CCNL Cooperative Sociali anziché quello della Multiservizi. Una scelta che, secondo il sindacato di base, si traduce in un peggioramento delle condizioni contrattuali ed economiche.
La vicenda solleva interrogativi pesanti sul ruolo che dovrebbero avere i sindacati nella tutela dei lavoratori. Come può accadere che le rappresentanze sindacali si facciano carico delle preoccupazioni economiche dell’azienda appaltatrice, anziché difendere strenuamente i diritti di chi lavora? La CUB Sanità non usa mezzi termini nel definire “vergognoso” l’accordo sottoscritto, che di fatto impedisce l’uniformazione dei lavoratori del CUP con un contratto nazionale comune e un trattamento economico dignitoso.
Il nodo centrale della questione riguarda la precarietà strutturale che caratterizza il settore degli appalti sanitari. Ogni cinque anni, quando gli appalti delle ASL vanno in scadenza, chi ci lavora si ritrova a dover affrontare un periodo di incertezza totale, con la concreta percezione di instabilità economica che quasi sempre si traduce in riduzione dell’orario di lavoro e conseguente taglio dello stipendio.
I lavoratori del CUP si trovano in una posizione paradossale: garantiscono un servizio pubblico essenziale, sono il primo punto di contatto tra i cittadini e il sistema sanitario regionale, eppure le loro condizioni lavorative sono drammaticamente inferiori rispetto a quelle dei colleghi assunti direttamente dalle ASL. Stesso lavoro, stessa responsabilità, ma stipendi e tutele completamente diverse.
Da anni la CUB Sanità chiede l’assorbimento diretto dei lavoratori del CUP nelle ASL, che hanno autonomia gestionale simile a un’azienda privata, garantendo loro le medesime condizioni contrattuali ed economiche dei colleghi dipendenti pubblici. Una rivendicazione che si scontra con una logica di gestione che privilegia il sistema degli appalti, con cooperative spesso fragili dal punto di vista finanziario e, in alcuni casi, gestite da imprenditori senza scrupoli che giocano esclusivamente al ribasso sulla pelle dei lavoratori.
Il meccanismo è tristemente noto: per aggiudicarsi l’appalto, le cooperative abbassano i costi il più possibile, e a pagare il prezzo sono sempre i dipendenti, con contratti meno vantaggiosi, orari ridotti e stipendi che non permettono di vivere dignitosamente. Nel frattempo, come sottolineato dalla CUB, le aziende hanno visto aumentare in modo esponenziale i propri introiti e profitti negli ultimi anni, mentre i lavoratori devono affrontare quotidianamente problemi economici nonostante condizioni lavorative sempre più precarie.
La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i datori di lavoro sono già rappresentati da propri sindacati e godono del sostegno delle istituzioni, mentre i lavoratori si trovano frammentati, divisi tra sigle sindacali che non sempre sembrano giocare nella stessa squadra. L’accordo del 29 gennaio, firmato dalle confederali senza il coinvolgimento di altre rappresentanze, ne è la dimostrazione più lampante.
Di fronte a questo scenario, la CUB Sanità di Frosinone lancia un appello chiaro: è necessaria un’assemblea congiunta con tutte le sigle sindacali e con tutti i dipendenti del CUP della provincia, per coinvolgere finalmente i diretti interessati nelle decisioni che riguardano il loro futuro. Solo attraverso un confronto trasparente e partecipato sarà possibile arrivare a un accordo sindacale dignitoso per tutti i lavoratori, con garanzie certe sul mantenimento delle ore contrattuali e del trattamento economico.
Il tempo stringe. Il passaggio di appalto si avvicina e le famiglie di diverse decine di lavoratori della provincia di Frosinone sono ancora nell’incertezza più totale. Non sanno se conserveranno le stesse ore di lavoro, non sanno quale sarà il loro stipendio, non sanno nemmeno quali saranno le loro condizioni contrattuali. Un’attesa snervante che si ripete ciclicamente, ogni cinque anni, come una condanna per chi ha la sola colpa di lavorare in un settore esternalizzato.
La sanità pubblica ha bisogno di questi lavoratori, i cittadini della provincia di Frosinone hanno bisogno del servizio CUP per accedere alle prestazioni sanitarie, eppure chi garantisce quotidianamente questo servizio essenziale viene trattato come una variabile di costo da comprimere il più possibile. Una contraddizione che grida vendetta in un settore, quello sanitario, dove la dignità del lavoro dovrebbe essere un valore irrinunciabile.




