Quattro trimestri, quattro diamanti. La Stroke Unit dell’ospedale Spaziani di Frosinone ha chiuso il 2025 con un risultato che poche strutture in Italia possono vantare: il massimo riconoscimento europeo per la gestione dell’ictus acuto, l’ESO Angels Diamond Award, conquistato per l’intero anno senza interruzioni. Un traguardo di assoluta eccellenza, considerando che nel 2025 soltanto 7 strutture italiane su 97 certificate hanno confermato il livello massimo per tutti e quattro i trimestri consecutivi.

Il premio, promosso dall’European Stroke Organisation e dalla campagna internazionale Angels, non si assegna per meriti simbolici: certifica dati concreti, misurati su indicatori clinici precisi e severi. E i numeri dell’Unità di Trattamento Neurovascolare (UTN) della ASL di Frosinone parlano chiaro.
Il tempo come alleato: ogni minuto conta
Nella cura dell’ictus, la tempestività non è una virtù astratta — è letteralmente vita. Il protocollo adottato dallo Spaziani ha raggiunto livelli che pochi centri riescono a garantire con continuità: il 96% dei pazienti candidati alla trombolisi viene trattato entro 60 minuti dall’arrivo al Pronto Soccorso, con il 75% di essi addirittura entro i 45 minuti. Per la trombectomia meccanica — una procedura ben più complessa che richiede una sala angiografica dedicata — il 96% degli interventi avviene entro 90 minuti.

Tutto questo è possibile grazie a una catena di soccorso che si attiva ancora prima che il paziente varchi le porte dell’ospedale. Il 118 lancia l’allerta durante il trasporto, e la prenotifica al Pronto Soccorso permette di azzerare le attese: quando l’ambulanza arriva, il percorso è già operativo e i medici neurovascolari sono già presenti in triage, pronti ad agire.
I numeri del 2025: una stagione record
Nel corso dell’anno, 118 pazienti sono stati sottoposti a trombolisi sistemica e 61 a trombectomia meccanica, metà delle quali eseguite direttamente nella sala angiografica dello Spaziani di Frosinone. In totale, 321 persone sono state ricoverate per ictus ischemico, ictus emorragico o attacco ischemico transitorio — un volume di attività che da solo racconta la dimensione e la complessità del lavoro svolto ogni giorno.
A questi dati si aggiungono la gestione strutturata della disfagia — spesso conseguenza dell’ictus e fattore critico per la prognosi — e l’ottimizzazione delle terapie di prevenzione secondaria, elementi che contribuiscono in modo determinante all’ottenimento del riconoscimento.
“Come un’orchestra”: il lavoro di squadra che fa la differenza
A ricevere formalmente il premio sono il dott. Roberto De Simone, Direttore della UOC Neurologia, e la dott.ssa Maria Rosaria Bagnato, Dirigente Medico Neurovascolare. Ma entrambi sono i primi a sottolinearne la natura collettiva.
“La nostra unità riceve questo premio, ma è doveroso sottolineare che si tratta del risultato di un lavoro corale” spiegano. “È come un’orchestra: noi siamo i direttori, ma i veri musicisti sono tutti quei professionisti della salute che suonano con noi. Senza questa armonia, nessun risultato sarebbe possibile.”
Un’armonia che coinvolge gli operatori dell’Ares 118, i medici, gli infermieri, i tecnici e gli OSS del Pronto Soccorso, il personale di Radiologia e Radiologia Interventistica, fino a tutti gli operatori dell’UTN e della Neurologia. E poi ancora i reparti di supporto diagnostico-terapeutico: Rianimazione, Cardiologia, Medicina Interna, Neurochirurgia e Riabilitazione.
Cavaliere: “La persona al centro, sempre”
Il Direttore Generale della ASL di Frosinone, Arturo Cavaliere, ha definito il riconoscimento “un percorso di eccellenza costruito negli anni, coronato nel 2025 con un poker di conferme che attestano il livello di competenza, organizzazione e spirito di squadra della nostra Stroke Unit“. Un percorso, aggiunge, che mette al centro la persona e la tempestività delle cure, “oltre alla qualità”.
Il dott. De Simone ha voluto anche rendere omaggio alla storia dell’unità, ricordando che il lavoro è stato avviato “in maniera brillante” dal dott. Maurizio Plocco e proseguito negli anni da un’équipe che oggi conta numerosi specialisti: i dottori Bagnato, Saggese, Di Ruzza, Di Donna, Ferrante, Di Mauro, Bernocchi, ai quali si sono aggiunti di recente i dottori Tartaglia, Borello, Marinelli, Fanella e Bracaglia.
Ricerca e futuro
Il riconoscimento non è un punto d’arrivo, ma un volano. I risultati raggiunti hanno aperto le porte a numerose collaborazioni in studi multicentrici, all’avvio di studi clinici in sede e alla condivisione e pubblicazione di casi clinici su scala nazionale e internazionale. Segno che l’eccellenza, quando è autentica, genera eccellenza.




