C’è una data che pesa come un macigno nella vicenda del biodigestore di Selciatella: il 23 gennaio 2026. Quel giorno, a meno di un mese dall’udienza finale fissata al TAR Lazio di Roma per il 25 febbraio 2026, il Comune di Anagni ha depositato la rinuncia al ricorso contro il mega-impianto di trattamento rifiuti che da anni divide la città. Una mossa silenziosa, arrivata come un colpo a sorpresa, che ora alimenta le polemiche e solleva interrogativi difficili da ignorare.
A rompere il silenzio è il gruppo consiliare LiberAnagni, con una nota firmata dal proprio rappresentante in consiglio comunale, l’avv. Luca Santovincenzo. Il documento è una ricostruzione documentata, punto per punto, di quanto accaduto attorno alla società Energia Anagni s.r.l., il soggetto proponente il biodigestore, e di come la sua compagine societaria si sia trasformata nel tempo in modo tutt’altro che trasparente agli occhi della cittadinanza.
La storia comincia da lontano. Quando il progetto prese forma, Energia Anagni s.r.l. era partecipata per il 55% dal colosso energetico A2A s.p.a., per il 25% da Saxa Gres s.p.a. e per il restante 20% dalla società pubblica Saf s.p.a., la multiutility partecipata dai 91 Comuni della Provincia di Frosinone. Un assetto che, sulla carta, garantiva una presenza industriale solida e un occhio pubblico sul progetto.
Poi, a dicembre 2023, qualcosa cambia radicalmente. A2A s.p.a. decide di abbandonare il progetto e cede la propria quota di maggioranza — il 55% del capitale sociale — al Dott. Francesco Borgomeo per la cifra simbolica di 5.500 euro, corrispondente al valore nominale su un capitale sociale di appena 10.000 euro. Un addio discreto, quasi silenzioso, da parte di uno dei principali operatori energetici italiani. Nel frattempo, Saf s.p.a. non esercita il proprio diritto di prelazione per acquistare le quote cedute e rimane ferma al suo 20%. Nello stesso mese viene nominato nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione di Energia Anagni s.r.l. il Dott. Paolo Patrizi, su proposta della stessa Saf s.p.a.
La vicenda si intreccia poi con le difficoltà finanziarie di Saxa Gres s.p.a. A marzo 2025, mentre il Comune di Anagni sostiene ancora il proprio ricorso davanti al TAR Lazio, la stessa Saxa Gres firma un contratto preliminare per la vendita del terreno su cui dovrebbe sorgere il biodigestore alla società Energia Anagni s.r.l. A giugno 2025, il Tribunale di Roma, nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi avviata da Saxa Gres, autorizza il trasferimento del ramo aziendale che include quel contratto preliminare ad altra società. L’operazione si conclude ad agosto 2025.
Ed è qui che la vicenda assume contorni ancora più intricati. Appena pochi giorni dopo la rinuncia depositata dal Comune di Anagni il 23 gennaio 2026, la quota di maggioranza del 55% di Energia Anagni s.r.l. — che fino ad allora era nelle mani del Dott. Francesco Borgomeo — passa alla società Bel Green s.r.l., costituita appena a dicembre 2025, per la somma di 1.050.000 euro. Anche in questo caso, Saf s.p.a. non esercita il diritto di prelazione. Il risultato è che la società pubblica rimane al 20%, mentre la maggioranza assoluta resta saldamente in mano a soggetti privati.
La motivazione ufficiale fornita dall’amministrazione comunale per giustificare la rinuncia al ricorso sarebbe il “controllo pubblico” che la partecipazione di Saf s.p.a. garantirebbe sull’impianto. Ma LiberAnagni smonta questa tesi con i numeri: «I dati societari aggiornati mostrano una realtà diversa», si legge nella nota. Con il 20% delle quote, Saf s.p.a. non ha alcun potere decisionale reale sulla società, che è governata a tutti gli effetti da privati. Tra questi, Saxa Gres s.p.a., ancora presente nella compagine, è attualmente in fase di accesso alla procedura di concordato preventivo, un ulteriore elemento di incertezza sulla solidità del progetto.
Non è la prima volta che il consigliere Santovincenzo alza la voce su questa vicenda. Già a febbraio 2025 aveva portato in consiglio comunale il tema della bonifica del sito di Selciatella, considerato una priorità imprescindibile prima di qualsiasi intervento nell’area. Ad oggi, secondo LiberAnagni, non ci sono risposte concrete su quali garanzie siano state ottenute in tal senso.
Resta sullo sfondo anche il peso economico della scelta: per sostenere il ricorso al TAR Lazio, finanziato grazie a una raccolta di oltre 600 firme dei cittadini di Anagni e a una delibera di iniziativa popolare approvata in consiglio comunale, il Comune aveva speso circa 30.000 euro in compensi professionali. Una delibera che, sottolinea LiberAnagni, «non risulta essere mai stata annullata o revocata».
Le domande che il gruppo consiliare rivolge all’amministrazione sono dirette e senza sconti: perché si è rinunciato al ricorso? Perché si continua a parlare di controllo pubblico quando i numeri dicono altro? Quali garanzie ambientali sono state ottenute? E perché la cittadinanza non viene informata sulle strategie di Saf s.p.a.?
«Noi restiamo fedeli alla decisione espressa dagli anagnini con la raccolta firme», scrive LiberAnagni, annunciando che all’udienza del 25 febbraio 2026 ci saranno ancora soggetti pronti a difendere quella posizione. Il riferimento è alle associazioni e ai cittadini che hanno scelto di continuare la battaglia legale, anche senza il Comune al loro fianco.
Il 25 febbraio il TAR Lazio aprirà l’udienza. Qualunque cosa accada, quella data è già diventata il banco di prova di qualcosa che va ben oltre una questione urbanistica: è la misura di quanto un’amministrazione pubblica sia disposta a rendere conto delle proprie scelte ai cittadini che rappresenta.
La nota integrale di LiberAnagni
| A seguito delle recenti vicende processuali riguardanti la rinuncia al ricorso dinanzi al Tar Lazio di Roma da parte del Comune di Anagni, è doveroso offrire alla cittadinanza una ricostruzione puntuale dei fatti riguardanti l’operazione “Energia Anagni” e il progetto del biodigestore in località Selciatella.I documenti depositati in giudizio e al registro delle imprese tracciano una sequenza temporale che solleva legittimi interrogativi sulla tutela dell’interesse pubblico nella vicenda.La Energia Anagni s.r.l., società proponente il biodigestore, era inizialmente partecipata al 55% dalla A2A s.p.a., al 25% dalla Saxa Gres s.p.a. e al 20% dalla Saf s.p.a.A dicembre 2023, si registravano sostanziali modifiche all’assetto della Energia Anagni s.r.l. in quanto l’allora socio di maggioranza A2A s.p.a., colosso dell’energia, decideva di abbandonare il progetto cedendo la propria quota del 55% al Dott. Francesco Borgomeo al valore nominale di 5.500 euro (su un capitale sociale di 10.000 euro).La società pubblica Saf s.p.a., partecipata dai 91 comuni della Provincia di Frosinone, manteneva la partecipazione iniziale del 20% in quanto non riteneva opportuno acquistare le predette quote, pur potendo esercitare un diritto di prelazione.Nello stesso mese di dicembre 2023, veniva nominato quale nuovo Presidente del Consiglio d’Amministrazione il Dott. Paolo Patrizi su proposta della Saf s.p.a.A marzo 2025, mentre il Comune di Anagni sosteneva ancora il ricorso contro l’impianto, la società Saxa Gres s.p.a. sottoscriveva un contratto preliminare per la vendita del terreno ove dovrebbe sorgere il biodigestore alla società proponente Energia Anagni s.r.l.A giugno 2025, il Tribunale di Roma, all’interno della procedura di composizione negoziata della crisi attivata da Saxa Gres s.p.a., autorizzava il trasferimento del ramo aziendale di quest’ultima, dove era ricompreso anche il suddetto contratto preliminare di vendita del terreno, ad altra società (operazione ultimata ad agosto 2025 con l’atto di cessione).Il 23 gennaio 2026, a ridosso dell’udienza finale del Tar Lazio fissata il 25 febbraio 2026, il Comune di Anagni ha depositato la rinuncia al ricorso contro il biodigestore, per il quale, all’epoca, in seguito alla raccolta di oltre 600 firme dei cittadini e alla dura battaglia in consiglio comunale per sostenere la delibera di iniziativa popolare, venne pagato un compenso professionale di circa 30.000 euro.La motivazione ufficiale della rinuncia risiederebbe nel presunto “controllo pubblico” garantito dall’ingresso della Saf s.p.a. in maggioranza nel capitale sociale di Energia Anagni s.r.l.Tuttavia, i dati societari aggiornati mostrano una realtà diversa: alla data odierna, la Saf s.p.a. continua a detenere solo il 20% delle quote, lasciando la maggioranza assoluta e il potere decisionale nelle mani di soggetti privati, tra cui la Saxa Gres s.p.a. attualmente in fase di accesso alla procedura di concordato preventivo.Pochi giorni dopo la rinuncia del Comune, infatti, le quote di maggioranza pari al 55% del capitale sociale sono passate dal Dott. Francesco Borgomeo alla società Bel Green s.r.l., costituita a dicembre 2025, al prezzo di 1.050.000,00 euro, anche questa volta senza che la Saf s.p.a. abbia esercitato il diritto di prelazione per l’acquisto.Alla luce di questi fatti documentati, si richiedono risposte chiare alle seguenti domande:Perché il Comune ha rinunciato al ricorso?Perché il Sindaco ha dichiarato che ci sarà un controllo pubblico dell’impianto quando la società Energia Anagni s.r.l. è governata da soggetti privati?Quali garanzie sono state ottenute sulla bonifica del sito di Selciatella, tema già sollevato con urgenza dal consigliere Luca Santovincenzo nel febbraio 2025?Perché non vengono condivise informazioni sulle decisioni prese da Saf s.p.a. e sulle strategie di questa società? L’amministrazione ha il dovere di chiarire se la rinuncia al ricorso sia stata una scelta strategica per la città e se siano state attentamente valutate la tutela ambientale del territorio e la salute dei cittadini.Gli stessi chiarimenti ai cittadini dovrebbero essere forniti dalla società partecipata Saf s.p.a. e dal Presidente del Consiglio di Amministrazione di Energia Anagni s.r.l. Dott. Paolo Patrizi, nominato dallo stesso socio Saf s.p.a., dal momento che tali soggetti, a detta dell’amministrazione comunale, dovranno perseguire gli interessi pubblici.Noi restiamo fedeli alla decisione espressa dagli anagnini con la raccolta firme e a quanto stabilito dal consiglio comunale con la delibera di proposizione del ricorso contro il biodigestore che non ci risulta essere mai stata annullata o revocata.Per questo continuiamo a sostenere con forza i cittadini e le associazioni che ancora lottano al Tar Lazio di Roma contro il mega impianto di rifiuti. Fortunatamente all’udienza del 25 febbraio ci sarà ancora chi ha sempre difeso questa scelta senza ripensamenti. |




