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    Home » Anagni e il rischio frane, tra cementificazione e assenza di prevenzione: l’opposizione extra-consiliare chiede una svolta
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    Anagni e il rischio frane, tra cementificazione e assenza di prevenzione: l’opposizione extra-consiliare chiede una svolta

    per il Partito Democratico, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e Possibile il territorio di Anagni è sempre più fragile dal punto di vista idrogeologico: servono pianificazione, verde urbano e interventi strutturali contro il rischio frane
    23 Febbraio 20266 Mins Read
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    Un territorio fragile sotto la pressione del clima

    Da diversi anni il territorio di Anagni mostra segnali evidenti di fragilità idrogeologica. I fenomeni climatici improvvisi e sempre più intensi – piogge torrenziali concentrate in poche ore, sbalzi termici, lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni estreme – non fanno che amplificare una condizione già critica.

    A chiedere maggiori controlli sul territorio sono – in una nota inviata a questo gironale – il Partito Democratico, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle di Anagni per i quali il fenomeno delle frane ad Anagni, sia nelle sue manifestazioni macroscopiche sia in quelle meno visibili ma non meno insidiose, non è un evento episodico ma il sintomo di un sistema territoriale sotto stress, dove il suolo cede lentamente, le scarpate si sgretolano, le strade si restringono e interi tratti vengono semplicemente recintati in attesa di interventi che, troppo spesso, restano emergenziali.

    Frane e manutenzione: un problema strutturale

    Stando a quanto si legge nella nota, affrontare il rischio frane non significa limitarsi a contenere un versante o a posizionare transenne lungo un tratto stradale. Significa intervenire sulle cause profonde: deforestazione, urbanizzazione incontrollata, mancata manutenzione dei canali di scolo, dei corsi d’acqua, delle fogne e dei sistemi di drenaggio urbano.

    Sono elementi – secondo il Partito Democratico, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle di Anagni – che, sommati, contribuiscono a rendere il terreno meno stabile e più vulnerabile. La prevenzione, il monitoraggio continuo e l’adozione di tecnologie avanzate per il controllo del territorio dovrebbero rappresentare una priorità nell’agenda di chi governa la città. Eppure, la percezione diffusa è che si continui a rincorrere l’emergenza, senza una pianificazione strutturale di lungo periodo.

    Cementificazione e assenza di visione

    In questo scenario, la scelta di favorire nuova cementificazione ad Anagni, promossa dal Sindaco e dalla sua giunta con il sostegno dei consiglieri comunali, appare a Partito Democratico, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle di Anagni in evidente contraddizione con le esigenze di tutela del territorio.

    Non si tratta di invocare demolizioni o blocchi indiscriminati, ma di ripensare la crescita urbana secondo una logica diversa, in cui il paesaggio diventi valore aggiunto e non semplice spazio da occupare. Una città moderna, verde e sicura dal punto di vista idrogeologico non può prescindere da politiche di prevenzione strutturali.

    Le spese per la prevenzione non generano ritorni immediati come la costruzione di nuove strade, edifici o strutture. Eppure sono investimenti che incidono direttamente sulla qualità della vita, sulla sicurezza dei cittadini e sul futuro stesso della comunità.

    Verde urbano e sostenibilità come argine al rischio

    La riprogettazione degli spazi urbani, oggi più che mai, è scritto ancora nella nota, deve tenere conto di fattori come inquinamento, riduzione del suolo, perdita di biodiversità e cambiamenti climatici. Il verde urbano non è un elemento decorativo: può rappresentare un argine fisico al rischio frane, contribuire all’assorbimento delle acque piovane, mitigare le temperature e migliorare il microclima cittadino.

    Attualmente, lo sviluppo urbano sembra predominare sulle risorse naturali. Il territorio vive sotto la costante pressione di nuove infrastrutture e progetti, mentre cresce la sensazione che manchi una visione organica e sostenibile della città.

    Una città che rischia di riprogettarsi da sola

    Se non si aprirà una nuova stagione di pianificazione orientata alla sostenibilità e alla prevenzione, il territorio potrebbe “riprogettarsi” da solo. La natura, quando trova ostacoli artificiali e superfici impermeabili, risponde modificando limiti e quote: l’acqua cerca nuove vie, il terreno scivola, i detriti si riversano su asfalto e cemento.

    Il tema delle frane ad Anagni non è dunque soltanto tecnico. È politico, culturale e sociale. Riguarda la capacità di immaginare una città che metta al centro sicurezza, ambiente e futuro, prima ancora del profitto immediato.

    La nota integrale di Partito Democratico, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle di Anagni

    Da diversi anni il territorio in cui viviamo si mostra fragile dal punto di vista idrogeologico: i fenomeni climatici improvvisi e intensi non hanno fatto altro che mettere alla luce tale fragilità. Il fenomeno delle frane ad Anagni, di carattere macroscopico o meno visibile o impattante che sia, è una problematica complessa che va ben oltre la semplice presenza di terreno instabile. Sono numerosi i fattori che contribuiscono alla sua manifestazione e che più volte abbiamo analizzato: altrettante dovrebbero essere le soluzioni in campo, che spaziano da interventi strutturali a tecnologie avanzate. Affrontare il rischio frane richiede un impegno collettivo, dove la prevenzione, il monitoraggio continuo e le innovazioni tecnologiche sono fondamentali. Un impegno che parta e sia promosso da chi governa la città. Invece ad Anagni il Sindaco e la sua giunta promuovono, con il placet dei loro consiglieri comunali (che rappresentano le istanze dei cittadini) l’avanzare della cementificazione. Ad essa va aggiunta l’assenza sistematica di politiche di prevenzione: deforestazione, urbanizzazione incontrollata, mancata manutenzione dei canali di scolo e dei corsi d’acqua, mancata manutenzione ordinaria di fogne e sistemi di drenaggio idrico urbano. L’ incuria amministrativa appena descritta denota la mancanza di visione di una città moderna, verde, sicura dal punto di vista idrogeologico. D’altronde una società guidata dalla ricerca del profitto immediato, le spese per la prevenzione non risultano redditizie quanto la costruzione ex novo di strade, edifici e strutture. Il governo cittadino di destra d’altra parte rappresenta proprio quel tipo di politica dedita alla cultura neoliberista del profitto.  Intanto le zone della città con porzioni di frana aumentano, le strade percorse dai cittadini quotidianamente si restringono perché il materiale franato viene semplicemente recintato e arginato, gli interventi continuano ad essere di emergenza (di segnalazione) e non strutturali, l’amministrazione è incapace di pianificare una nuova città.  L’idea non è quella di demolire le strutture presenti ovviamente, ma di riprogettare quegli spazi secondo un’idea di paesaggio come valore aggiunto dello straordinario patrimonio di città. I luoghi di aggregazione non possono ridursi ad altre strutture in cemento (peraltro già esistenti e abbandonate). Allo stato attuale delle cose infatti la riprogettazione degli spazi urbani non può prescindere da alcune considerazioni: l’inquinamento, la riduzione costante delle risorse naturali e di suolo, e dunque delle biodiversità, i cambiamenti climatici, hanno un impatto sulla qualità della vita delle persone. Il verde può essere un’ottima soluzione per mitigare tutti gli effetti negativi riconducibili a una crescita incontrollata e non pianificata delle città oltre che un argine fisico al rischio frane. Purtroppo oggi nel nostro territorio lo sviluppo urbano è predominante rispetto alle risorse naturali (basti pensare alla spada di Damocle del biodigestore). Se non si aprirà una nuova stagione visionaria finalizzata alla riprogettazione in chiave sostenibile della città, essa si riprogetterà da sola, rivoluzionando limiti e quote: riverserà terreno, acqua e detriti sul cemento e l’asfalto.

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