L’attività di controllo del territorio nel sud della provincia continua a dare frutti importanti nella lotta all’illegalità diffusa. Nei giorni scorsi, un’operazione coordinata ha visto protagonisti i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Ceccano e i colleghi del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Frosinone. Il blitz, avvenuto presso un’autofficina meccanica del territorio ceccanese, ha portato alla luce uno scenario di profonda irregolarità che spazia dal rischio ecologico allo sfruttamento della manodopera.

L’ispezione è nata da un coordinamento mirato tra le diverse specialità dell’Arma dei Carabinieri, con l’obiettivo di verificare il rispetto delle stringenti normative che regolano le attività industriali e artigianali. Una volta giunti sul posto, i militari hanno riscontrato criticità immediate che hanno reso necessario un intervento d’urgenza a tutela della salute pubblica e dell’ecosistema locale.
L’occhio attento dei Carabinieri Forestali si è subito posato su un’area pavimentata di circa 20 metri quadrati. Lo spiazzo, privo di copertura, veniva utilizzato per lo stoccaggio di materiali pesanti e residui di lavorazione, ma risultava completamente sprovvisto del sistema di raccolta e trattamento delle acque meteoriche. Tra fusti di olio motore, contenitori carichi di batterie per auto esauste, parti meccaniche imbrattate e pneumatici fuori uso, l’acqua piovana scorreva liberamente trascinando con sé residui oleosi e idrocarburi.
Senza alcun tipo di depurazione, questi liquidi contaminati defluivano direttamente nelle aree circostanti, con il rischio concreto di compromettere le falde acquifere e le matrici ambientali. Per questa ragione, i militari hanno proceduto al sequestro dell’area, provvedimento già convalidato dall’Autorità Giudiziaria, e hanno denunciato a piede libero il titolare. L’uomo rischia ora una pena che può arrivare fino a due anni di reclusione o un’ammenda che tocca i 10.000 euro per la violazione del Testo Unico Ambientale.
Il quadro è peggiorato drasticamente quando i militari del N.I.L. di Frosinone hanno approfondito la gestione del personale. L’officina operava nel totale disprezzo delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro. È emerso infatti che i dipendenti non erano mai stati sottoposti alle visite mediche preventive obbligatorie e non avevano ricevuto la formazione necessaria per operare in un ambiente ad alto rischio come quello della riparazione meccanica.
Come se non bastasse, all’interno dei locali era stato installato un sistema di videosorveglianza non autorizzato, utilizzato per monitorare i lavoratori senza alcun accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro. Durante il controllo è stato inoltre individuato un lavoratore in nero, una scoperta che ha fatto scattare immediatamente una sanzione amministrativa di 4.450 euro e la contestuale sospensione dell’attività imprenditoriale.
Questa operazione si inserisce in un più ampio piano di prevenzione che i Carabinieri stanno portando avanti in tutta la provincia di Frosinone. L’obiettivo è chiaro: garantire che la libera iniziativa economica non si trasformi mai in un pericolo per l’ambiente o in una violazione dei diritti e della dignità dei lavoratori.




