Stazione Termini, il principale snodo ferroviario del Paese, è da sempre presidio di sicurezza, con pattuglie in divisa a vigilare binari e gallerie per prevenire scippi e borseggi. Ma nell’autunno del 2024, proprio chi doveva garantire legalità ha approfittato della sua posizione, trasformandosi in ladro.
Secondo l’inchiesta coordinata dall’aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Stefano Opilio, 21 tra uomini e donne delle forze dell’ordine – tra Polfer e carabinieri in servizio a Termini – sono indagati per furto aggravato all’interno dello store Coin di via Giolitti. Complessivamente, 44 persone risultano sott’inchiesta. I militari del nucleo operativo dei carabinieri hanno lavorato senza sconti per ricostruire le dinamiche e individuare le “mele marce” tra le divise.
L’inchiesta e gli ammanchi
La vicenda nasce da un numero: 184 mila euro di ammanco emersi dall’inventario di febbraio 2024, relativo all’anno precedente, rilevato dal direttore della Coin di Termini. Una differenza pari al 10,84%, molto superiore al 2-3% degli altri punti vendita. Ulteriori verifiche, le cosiddette ritarature, hanno evidenziato altri 95 mila euro di merce sparita, di cui quasi 45 mila solo dalla profumeria.
Una società investigativa privata ha installato nuove telecamere, concentrandosi soprattutto sulla cassa numero 5 del reparto uomo. È lì che si è ricostruito il meccanismo: una cassiera interna complice nascondeva capi scelti in anticipo, rimuoveva placche antitaccheggio e preparava buste. Al momento opportuno, i dipendenti in divisa effettuavano solo scansioni parziali o modificavano i prezzi, inserendo importi manualmente o simulando pagamenti elettronici e scontrini di cortesia.
Il sistema dei furti
I capi sottratti comprendevano giacche, piumini, felpe, camicie, cinture, cappelli, borse, intimo, cosmetici e profumi. Le sottrazioni non erano episodiche ma continue: piccoli ammanchi ripetuti che hanno trasformato un flusso costante di merce in un buco da centinaia di migliaia di euro.
Tra gli indagati figurano nove appartenenti alla Polfer Lazio, tra cui commissari e ispettori, e dodici tra carabinieri, tra brigadieri e appuntati scelti. Le immagini ricostruite descrivono scene di normalità: un brigadiere che lascia buste alla cassiera e poco dopo esce con più articoli di quelli pagati; un carabiniere che riceve camicie con scontrini non fiscali all’interno di buste Coin.
La difesa
Secondo l’avvocato Andrea Falcetta, difensore di otto carabinieri indagati, gli episodi contestati riguarderebbero importi limitati e i militari avrebbero continuato a operare arresti e denunce in flagranza. “Dimostreremo l’insussistenza delle accuse e che non si tratta di un giro di centinaia di migliaia di euro, come alcuni hanno riportato”, ha dichiarato il legale.
Ora la parola passa ai giudici, mentre resta l’immagine paradossale di Stazione Termini, dove mentre fuori si intensificano i controlli su borseggi e scippi, dentro uno store qualcuno avrebbe approfittato della propria posizione per appropriarsi di merce altrui.




