C’è un filo sottile, ma resistente, che lega per sempre le persone che hanno condiviso gli anni della formazione. Un filo fatto di banchi, interrogazioni, sacrifici e, soprattutto, di quei momenti irripetibili che solo la giovinezza sa regalare. Lo sanno bene gli undici ex compagni di classe del Quinto “C” dell’Istituto Tecnico per Geometri “C. Baronio” di Sora, che nei giorni scorsi si sono ritrovati — dopo quarantotto anni — in un locale della splendida cornice naturalistica di Posta Fibreno, in provincia di Frosinone, per condividere un pranzo, un abbraccio e tanti ricordi.
Antonio Panacci, Ferdinando Allini, Claudio Policastro, Pietro Rugghia, Enzo Mancini, Ettore Tomassini, Raffaele Cianfarani, Claudio Valentini, Marcello Parravano, Franco Giovannone e Luigi Urbani: undici nomi, undici storie diverse, un unico anno scolastico in comune — il 1977-78 — che evidentemente ha lasciato un segno indelebile. Oggi tutti ultrasessantenni, ognuno con la propria vita costruita mattone su mattone, si sono seduti di nuovo allo stesso “tavolo”, stavolta senza libri di testo né righelli, ma con la stessa voglia di stare insieme di mezzo secolo fa.

Al centro della serata, oltre alla naturale gioia del ritrovarsi, il ricordo commosso dei docenti che hanno segnato quegli anni di studio. Apprezzamenti unanimi sono stati rivolti ai professori Saverio Torterelli, Aurelio D’Alessandro, Nicola Venditti, don Antonio Sacchetti ed Ernani Efrati, figure considerate da tutti veri e propri pilastri della didattica dell’ITG “C. Baronio” tra gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Un tributo sentito anche agli altri docenti che hanno contribuito alla formazione della classe: Antonio Di Stasio, Mario Morganti, Riccardo Iucci e Arturo Gentile-Maniscalco.
Un pensiero particolare è andato poi a Stella Zompetta, ricordata con affetto come una delle prime donne a intraprendere il percorso dell’insegnamento in quell’istituto: una pioniera, in un’epoca in cui certi ruoli erano ancora terreno prevalentemente maschile.
A fare da filo conduttore dei discorsi, però, non è stata solo la nostalgia. I partecipanti hanno voluto riflettere sul valore formativo di quegli anni, sottolineando come qualità come l’umiltà, l’abnegazione, lo spirito di sacrificio, la costanza e l’applicazione — virtù coltivate tra i banchi del “Baronio” — abbiano contribuito in modo determinante alla loro crescita personale e professionale nei decenni successivi. Parole che suonano quasi come un manifesto, in un’epoca in cui questi valori sembrano spesso passati di moda.
Il pomeriggio si è concluso con un arrivederci già fissato nel calendario: appuntamento al 2028, per celebrare insieme il cinquantesimo anniversario del diploma, nel ricordo di tutti i professori che hanno reso possibile quel percorso.




