Bastano pochi secondi di audio, una voce femminile concitata e uno smartphone per scatenare il panico tra centinaia di genitori. Da questa mattina due messaggi vocali su WhatsApp stanno rimbalzando nelle chat di famiglie, gruppi scolastici e conoscenti in tutta la provincia di Frosinone, ma anche nelle province di Roma e Latina e nel resto del Lazio: raccontano di presunti tentativi di rapimento di bambini, seminando allarme e apprensione. La realtà, però, è ben diversa da quanto narrato in quei file audio.
La storia del Burger King e quella della scuola di Alatri
Il primo messaggio, diventato in poche ore una sorta di catena digitale impossibile da fermare, è quello di una voce femminile che racconta di essersi trovata all’interno di un Burger King — la cui località non viene mai precisata — con la propria figlia. Secondo quanto riferisce la donna nell’audio, una coppia composta da un uomo e una donna avrebbe rivolto alla bambina sorrisi insistenti e attenzioni sospette, come per tentare di guadagnarsi la sua fiducia. I due, sempre stando al racconto, si sarebbero dati alla fuga nel momento in cui la madre si sarebbe avvicinata alla figlia. Un racconto che fa accapponare la pelle, ma che — come vedremo — non trova alcun riscontro oggettivo.
Il secondo messaggio, ancora più inquietante nella sua ricostruzione, chiama in causa direttamente la scuola primaria “Egnazio Danti” di Alatri: una coppia avrebbe tentato di convincere il personale scolastico ad affidarle un bambino, adducendo come motivazione il fatto che i genitori avessero avuto un incidente e non fossero in grado di andare a prelevarlo personalmente. Un classico schema, quello della falsa emergenza familiare, noto alle forze dell’ordine e spesso utilizzato nei racconti allarmistici che circolano periodicamente sul web e sulle app di messaggistica.
Carabinieri e Polizia smentiscono: nessuna denuncia, nessun riscontro
La redazione di anagnia.com ha immediatamente verificato la fondatezza di questi messaggi, contattando direttamente le forze dell’ordine. La risposta è stata univoca e netta. Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone, la Stazione dei Carabinieri di Alatri e la Polizia di Stato di Frosinone hanno confermato di non aver ricevuto alcuna denuncia formale in merito ai fatti descritti nei messaggi audio. Non solo: gli inquirenti precisano che il vocale relativo all’episodio del Burger King, pur non potendo escludere a priori che la voce sia autentica, non sarebbe in alcun modo riconducibile alla provincia di Frosinone. In altre parole, anche ammesso che quell’episodio sia realmente accaduto da qualche parte, non vi è nulla che lo colleghi al territorio frusinate.
Quanto alla scuola “Egnazio Danti” di Alatri, le verifiche effettuate non hanno prodotto alcuna prova che l’episodio descritto nel secondo messaggio si sia mai verificato. Nessuna segnalazione, nessun testimone, nessun atto ufficiale: solo un messaggio audio che si autoalimenta rimbalzando di telefono in telefono, amplificato dalla naturale preoccupazione dei genitori.
Il meccanismo delle fake news virali: un fenomeno tutt’altro che nuovo
Quello a cui stiamo assistendo è un meccanismo ben noto nell’era della comunicazione digitale. Le catene di messaggi allarmistici sui social network e sulle app di messaggistica istantanea hanno una capacità di diffusione straordinaria, proprio perché fanno leva sull’istinto più profondo e comprensibile: la protezione dei propri figli. Un genitore che riceve un messaggio del genere difficilmente lo ignora; lo condivide, quasi per senso di responsabilità collettiva, innescando una reazione a catena che può raggiungere migliaia di persone nel giro di poche ore. È esattamente quello che è accaduto stamattina in buona parte del Lazio.
Prudenza sempre, allarmismo mai
Smontare una fake news non significa abbassare la guardia. È doveroso ribadirlo con forza: i bambini vanno sempre sorvegliati, in qualsiasi luogo e in qualsiasi circostanza, che si tratti di un parco, di un centro commerciale, di un fast food o dei pressi di una scuola. La sicurezza dei minori non è mai un tema da trattare con superficialità, e la prudenza dei genitori è e resta un valore assoluto.
Ciò che invece non serve — e che anzi può produrre danni concreti, alimentando panico ingiustificato e sfiducia — è la diffusione acritica di messaggi non verificati. Prima di condividere un audio o un post allarmante, vale sempre la pena fermarsi un istante e chiedersi: questa notizia è stata confermata da qualcuno? Esiste una fonte ufficiale? In questo caso, la risposta è no.
Le Forze dell’Ordine restano come sempre a disposizione dei cittadini per qualsiasi segnalazione: in caso di situazioni sospette reali, il consiglio è di chiamare immediatamente il 112 o il 113, senza aspettare e senza affidarsi alle catene WhatsApp. Quella è l’unica strada che produce risultati concreti.




