C’è qualcosa di quasi antico e insieme sorprendentemente attuale nell’immagine di bambini seduti in cerchio, con un uncinetto tra le dita e un gomitolo di filo colorato tra le mani. Eppure è esattamente quello che accade, ogni settimana, tra i banchi del plesso San Giorgetto dell’Istituto Comprensivo Secondo di Anagni: una scena che sa di tradizione ma che nasconde, dentro ogni punto, una visione pedagogica moderna e lungimirante.

Il progetto si chiama Il filo magico ed è un laboratorio di crochet pensato per gli alunni delle classi terza, quarta e quinta. L’iniziativa è stata voluta e promossa dalla dirigente scolastica prof.ssa Daniela Germano e affidata alla conduzione della docente Lucia Migliorini, che guida i ragazzi con competenza e passione in un percorso che va ben oltre il semplice lavoro manuale.
L’obiettivo, dichiarato fin dall’avvio del percorso, è quello di riscoprire le attività manuali come strumenti di apprendimento significativo. In un’epoca dominata dagli schermi e dall’immediatezza digitale, il crochet si propone come antidoto consapevole: impone lentezza, richiede attenzione e premia la perseveranza. Ogni punto sbagliato va disfatto e rifatto, ogni sequenza va seguita con ordine e metodo. Non c’è scorciatoia che tenga.
Dal punto di vista educativo, i benefici sono concreti e documentati. La pratica del crochet sviluppa la coordinazione oculo-manuale, affina la concentrazione, esercita la precisione e allena la capacità di seguire sequenze operative, competenze trasversali che si riflettono positivamente anche nelle discipline scolastiche tradizionali. Ma c’è di più: punto dopo punto, i piccoli manufatti che prendono forma tra le mani degli alunni raccontano impegno, attenzione e, soprattutto, soddisfazione personale.

Il filo magico è anche, e forse soprattutto, uno spazio di relazione. I bambini si sostengono reciprocamente, condividono difficoltà e scoperte, imparano che l’errore non è una sconfitta ma una tappa necessaria del processo di crescita. Il laboratorio diventa così un luogo in cui si pratica non solo il crochet, ma anche la collaborazione, l’empatia e la gestione della frustrazione: competenze sociali ed emotive di primissimo piano.
Un altro elemento che contraddistingue il progetto è il suo carattere fortemente inclusivo. Non esiste un ritmo imposto né un risultato standard da raggiungere: ciascun alunno procede secondo i propri tempi e le proprie abilità, in un contesto che valorizza ogni piccolo traguardo. Questo approccio rafforza l’autostima e permette a ciascuno di sperimentare la gratificazione autentica del saper fare con le proprie mani.
Il filo, in questo senso, smette di essere solo materiale e diventa metafora. Si fa legame tra compagni, tra generazioni, tra saperi. Si intreccia con le emozioni, con la creatività, con la cura del dettaglio. Diventa — come suggerisce il nome del laboratorio — davvero magico.
Il percorso è ancora in corso e proseguirà con l’entusiasmo che lo ha caratterizzato sin dal primo giorno. Un semplice gomitolo di filo, nelle mani giuste e con la guida giusta, si sta rivelando uno strumento potente di educazione integrale. La scuola di Anagni lo ha capito, e ha deciso di dargli spazio.




