di Giorgio Stirpe
Ha corso un rischio enorme contro il fanalino di coda la squadra di Alvini ma, alla fine, con le unghie e con i denti è riuscita a strappare un 2-2. Si tratta del terzo pareggio consecutivo che, per come si era messa la gara contro il Pescara, è meglio di niente.
Per la seconda volta di fila il Frosinone è riuscito nell’impresa non semplice di rimontare due gol di svantaggio, mostrando ancora una volta grande carattere ma palesando qualche limite nell’approccio al match. Il pari ha allontanato la vetta della classifica, adesso distante 5 punti e occupata dalla coppia Venezia-Monza.
Alvini ha confermato quasi in toto la formazione di Catanzaro, cambiando solo il riferimento centrale offensivo: fuori Raimondo, dentro Zilli dal primo minuto. Per il resto, complici le assenze di Bracaglia e Monterisi, la difesa si è schierata con A. Oyono e Marchizza sulle corsie laterali e la coppia Calvani-Cittadini al centro, davanti a Palmisani. A centrocampo spazio a Calò e Cichella, con Koutsoupias nel consueto ruolo di trequartista alle spalle di Zilli, sostenuto lateralmente da Kvernadze e Ghedjemis.
Pronti, via e il Frosinone si è ritrovato subito sotto per una partenza shock. Antonio Di Nardo, omonimo dell’indimenticato attaccante giallazzurro della stagione 2006-2007, ha sbloccato il match dopo appena 2’ e ha raddoppiato al 36’. Il secondo gol è nato anche a causa della caduta di Cittadini, rimasto a terra infortunato: un episodio che ha “distratto” i compagni, fermi nella speranza (invana) che il Pescara mettesse il pallone fuori. Una possibile mancanza di fair play, questa, che farà discutere a lungo.
La reazione dei padroni di casa è arrivata nel finale di tempo, ma la sfortuna (palo di Cichella e gol annullato a Calvani) e gli interventi del portiere Saio hanno impedito di accorciare le distanze prima dell’intervallo.
Intorno al 65’, Alvini ha ridisegnato la squadra inserendo Kone per Marchizza nel tentativo di aumentare la densità mediana. Le “frecce” giallazzurre, infatti, sono apparse in serata storta: Ghedjemis è stato fumoso e impreciso, mentre Kvernadze non è quasi mai riuscito a saltare l’uomo, lasciando il campo al 77’ per Fiori (cambio forse tardivo).
La scossa decisiva è arrivata da Francesco Gelli, capace di conquistare il rigore (con espulsione di Altare) che ha riaperto i giochi. Calò ha trasformato con freddezza e, al 94’, ha pennellato la punizione da cui è scaturito il pareggio definitivo firmato da Raimondo.
LE PAROLE DEL TECNICO DEL FROSINONE MASSIMILIANO ALVINI
“Ci sono state più partite in una, ultimamente commettiamo più errori, come il primo gol preso subito, poi il gioco è stato spezzettato molto. Devo sottolineare il grande cuore, atteggiamento e carattere dall’inizio del campionato. Oggi riprendere questa partita era difficilissimo. Lo sviluppo della gara è stato assurdo. Il primo tempo non doveva finire con due gol di scarto, abbiamo segnato una rete regolare. Ho fatto le scelte che ritenevo giuste, sono contento della gestione dei cambi perché abbiamo recuperato la partita. Il secondo gol preso dal Pescara è colpa nostra perché ci siamo fermati, poi c’è il fair play che poteva essere osservato dall’avversario. Vedo il bicchiere mezzo pieno e un pareggio che accetto”.
LE PAROLE DEL TECNICO DEL PESCARA GIORGIO GORGONE
“Ottimo primo tempo, il Frosinone non è per caso nelle zone alte della classifica, a volte si deve capire che tipo di squadre si affrontano, magari senza l’espulsione di Altare potevamo portare a casa la vittoria. Non sono d’accordo sull’espulsione del nostro difensore, eravamo a poco dai tre punti, abbiamo giocato alla pari con una squadra forte. Dopo la partita non posso dire di essere contento. Ho passato 6 anni fantastici a Frosinone, non ho nessuna rivincita da prendere, ringrazio il Pescara che mi ha chiamato e darò l’anima per questo club. Ai ciociari auguro sempre il meglio”.




