Anagni, 6 marzo 2025. L’Aula Magna del Liceo “Regina Margherita” di Anagni non ha ospitato, venerdì mattina, la consueta cerimonia scolastica. Quello che si è svolto tra i banchi e i corridoi dell’istituto ernico è stato qualcosa di più ambizioso: un vero e proprio laboratorio di analisi geopolitica, capace di mettere intorno a un tavolo — fisico e virtuale — docenti universitari, presidi, insegnanti e studenti provenienti da tutta Italia. La Festa del LES, appuntamento annuale dedicato all’indirizzo Liceo Economico Sociale, ha assunto quest’anno una dimensione inedita, imponendosi come uno degli eventi culturali più significativi del panorama scolastico laziale.
Il mondo è cambiato. E la scuola non può fingere che sia ancora il 1991.
Geopolitica e Futuro: il tema di un’edizione straordinaria
Mentre l’Europa continua a fare i conti con le conseguenze del conflitto russo-ucraino, mentre le tensioni commerciali e tecnologiche tra Stati Uniti e Cina ridisegnano i confini dell’influenza globale e mentre il blocco dei BRICS — Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, a cui si sono aggiunti nuovi membri negli ultimi anni — avanza con crescente autorevolezza sul palcoscenico internazionale, comprendere i nuovi equilibri del potere non è più un esercizio accademico riservato agli specialisti. È una necessità civica.
È proprio questo il messaggio che ha attraversato, come un filo rosso, tutta la giornata organizzata sotto la regia del Rettore Marcello Bianchi e della prof.ssa Annamaria Mariani: formare cittadini capaci di leggere la complessità, non semplici spettatori di un mondo che cambia.
Un approccio integrato: quando l’economia incontra la storia
Ad aprire i lavori è stato il Prof. Luigi Mantuano, Vicepresidente della SISUS (Società Italiana di Scienze Umane e Sociali), che ha subito inquadrato la sfida epistemica del momento: interpretare la contemporaneità richiede strumenti plurali, capaci di intrecciare il dato giuridico con quello sociale, storico e filosofico. Un approccio, questo, perfettamente coerente con la vocazione dell’indirizzo Economico Sociale, che da sempre rifiuta la specializzazione precoce in favore di una visione d’insieme.
Il cuore analitico della mattinata è stato affidato al Prof. Sergio Bianchi, Ordinario di Metodi matematici dell’Economia e delle Scienze attuariali e finanziarie presso la Università “La Sapienza” di Roma. Con rigore scientifico e linguaggio accessibile, il docente ha illustrato le dinamiche dei mercati internazionali e i modelli quantitativi che sottendono ai nuovi rapporti di forza tra le economie occidentali e quelle emergenti. In un’epoca in cui il dollaro americano vede messa in discussione la propria egemonia come valuta di riserva globale, e in cui i paesi BRICS discutono apertamente di sistemi di pagamento alternativi, capire i numeri dietro la politica è diventato indispensabile.
A completare il quadro con una prospettiva storico-diplomatica è stata la Prof.ssa Simonetta Nicolosi, docente presso la Università della Calabria, che ha ripercorso le tappe fondamentali della Storia delle Relazioni Internazionali. Il suo intervento ha ricordato come le tensioni odierne non nascano dal nulla: le radici dei conflitti attuali affondano in processi storici di lungo periodo — dalla decolonizzazione alla Guerra Fredda, dall’allargamento della NATO alle crisi finanziarie globali — che l’Europa non può permettersi di dimenticare se vuole giocare un ruolo da protagonista nel nuovo ordine multipolare.
Una rete nazionale collegata in tempo reale
Uno degli aspetti più significativi della giornata è stata la sua dimensione corale. L’evento ha superato i confini fisici dell’Aula Magna grazie a una fitta rete di collegamenti digitali, che ha trasformato Anagni in un nodo di una conversazione nazionale. Ha partecipato in videoconferenza il Preside Luca Azzollini dell’IIS “Frisi” di Milano, istituto che riveste il ruolo di scuola capofila della Rete Nazionale dei LES. Il suo intervento ha ribadito il valore strategico di questo indirizzo di studi nel panorama educativo italiano, sottolineando come la costante partecipazione attiva del Liceo “Regina Margherita” alle iniziative della rete rappresenti un elemento di eccellenza territoriale.

La partecipazione è stata, per usare una parola non retorica, massiva. Collegati da remoto non solo docenti e classi di altri Licei Economico Sociali sparsi lungo la penisola, ma anche — e questo è forse il dato più eloquente — studenti già diplomati, che hanno scelto di tornare virtualmente tra i banchi della propria scuola. Un segnale inequivocabile: il legame con l’istituto e con il territorio non si esaurisce con il ritiro del diploma.
Gli studenti protagonisti: la scuola come ἀγορά
A chiudere la mattinata, una sessione di domande e risposte che ha visto gli studenti assumere il ruolo di interlocutori attivi, non di semplici uditori. Ragazze e ragazzi capaci di interrogare i relatori su temi di straordinaria complessità — dal ruolo dell’euro come strumento di sovranità condivisa, alle prospettive della transizione energetica nel confronto tra blocchi geopolitici, fino alle ricadute sul mercato del lavoro dei prossimi decenni. Domande che, per lucidità e pertinenza, avrebbero fatto bella figura in qualsiasi aula universitaria.

È in questa sintesi che risiede il valore più autentico della Festa del LES: la capacità del Liceo “Regina Margherita” di trasformare la teoria dei manuali in uno strumento vivo di interpretazione del reale. La scuola smette di essere luogo di trasmissione verticale del sapere e diventa, per dirla con una parola cara alla tradizione greca, ἀγορά — spazio aperto di confronto, di domanda, di cittadinanza attiva.
“Comprendere i rapporti tra USA e BRICS significa capire come cambieranno il lavoro, i diritti e la democrazia nei prossimi decenni”: queste parole, risuonate più volte come un leitmotiv della giornata, fotografano con esattezza l’ambizione di un progetto educativo che guarda lontano. In un momento storico in cui le certezze del dopoguerra sembrano vacillare, scommettere sulla formazione critica delle nuove generazioni non è solo una scelta pedagogica. È un atto politico nel senso più alto del termine.




