C’era una volta un centro socioeducativo per minori che avrebbe dovuto nascere nel quartiere Di Vittorio di Ceccano. C’erano i fondi, quasi due milioni di euro stanziati dallo Stato. C’era persino una convenzione firmata con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Eppure, quattro anni dopo, di quell’opera non è rimasto nulla — se non un buco nei conti del Comune e una storia che racconta molto su come certi progetti pubblici possano naufragare tra inerzia, ritardi e ombre giudiziarie.
Il Comune di Ceccano è oggi costretto a rinunciare a un finanziamento statale da 1,9 milioni di euro e a restituire circa 128mila euro già spesi per la progettazione dell’intervento. Una perdita secca, che si abbatte su un ente già alle prese con un delicato piano di riequilibrio finanziario pluriennale, che impone accantonamenti da 500mila euro all’anno fino al 2035.
La storia comincia il 21 giugno 2021, quando il Comune sottoscrive una convenzione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri per ottenere i fondi destinati alla realizzazione del centro. Un’opera pensata per rispondere a bisogni concreti del territorio, con servizi educativi rivolti ai minori in una delle aree della città. I soldi ci sono, la volontà politica — almeno sulla carta — pure. Ma i mesi passano, poi gli anni, e il cantiere non parte.
Le proroghe si susseguono fino al dicembre 2024, ma il progetto resta fermo. L’affidamento dei lavori arriva soltanto il 23 ottobre 2024: una data che, alla luce di quanto sarebbe accaduto di lì a poco, assume un sapore amaro. Pochi giorni dopo, infatti, esplode l’inchiesta giudiziaria denominata “The Good Lobby”, condotta dalla Procura Europea e dalla Questura di Frosinone, che ipotizza un sistema di corruzione negli appalti pubblici. Tra le figure tecniche coinvolte nell’indagine figurano proprio il Responsabile Unico del Progetto (RUP), il progettista e il direttore dei lavori legati all’intervento del centro socioeducativo. Una coincidenza che, nelle aule di giustizia, dovrà essere valutata in tutta la sua portata.
Nel frattempo, il commissariamento prefettizio del Comune rende impossibile ottenere l’ulteriore proroga richiesta. Quando la nuova amministrazione Querqui si insedia, nel giugno 2025, eredita una situazione già compromessa: i 582mila euro già liquidati dallo Stato, dei quali quasi 130mila spesi, non bastano a tenere in piedi un progetto che non ha più le condizioni per andare avanti.
La reazione dell’ente non si limita alla resa dei conti. Il Comune di Ceccano si è costituito parte civile nel procedimento penale scaturito dall’inchiesta, avanzando una richiesta di risarcimento danni da 5 milioni di euro: un segnale chiaro che l’amministrazione intende battersi nelle sedi opportune per tutelare gli interessi della collettività.
A fare il punto sulla vicenda è il sindaco Andrea Querqui, che non usa mezzi termini: «La città paga oggi il prezzo di scelte e ritardi che non appartengono a questa amministrazione. Il nostro impegno sarà quello di ristabilire trasparenza e correttezza nella gestione delle opere pubbliche e di recuperare, per quanto possibile, le opportunità perse». Parole che fotografano una situazione difficile, ma che tracciano anche una direzione precisa per il futuro.
Resta, sullo sfondo, la domanda più scomoda: come è stato possibile che un finanziamento ottenuto nel 2021, con anni di tempo a disposizione e proroghe concesse, si sia trasformato in un’occasione perduta? Una risposta completa, forse, arriverà dall’esito del procedimento giudiziario. Nel frattempo, Ceccano conta i danni.




