Le strade di Cassino si sono riempite di voci, striscioni e tute da lavoro nella mattinata di oggi, venerdì 20 marzo 2026. A muoversi non è stata soltanto la rabbia di chi ogni giorno entra — o non riesce più ad entrare — nello stabilimento di Stellantis a Piedimonte San Germano, alle porte della città ciociara: a scendere in piazza è stato un intero territorio che sente il proprio futuro scivolare via, giorno dopo giorno, senza che qualcuno abbia ancora il coraggio di indicare una rotta.
Il corteo ha preso avvio alle ore 9 da Piazza De Gasperi, all’ombra del palazzo comunale, per poi attraversare Corso della Repubblica e confluire in Piazza Diaz, dove si sono tenuti gli interventi dei segretari generali delle organizzazioni promotrici: Fim, Fiom, Uilm, Ugl Metalmeccanici e Fismic. Una giornata di sciopero che ha trasformato la città in un simbolo visibile di una crisi che, ormai, non può più essere raccontata come emergenza passeggera.
I dati parlano una lingua brutale: dall’inizio del 2026, lo stabilimento cassinate ha accumulato appena dodici giornate lavorative. Una su sei, poco meno. E il 2025 non era andato meglio: secondo le elaborazioni della Fim-Cisl, l’impianto aveva prodotto appena 19.364 vetture, con un crollo di quasi il 30% rispetto all’anno precedente. Lo stesso 2024 era già stato considerato il peggior anno nella storia dello stabilimento. Eppure il 2026 si sta rivelando ancora più cupo.
Ad aggravare il quadro, c’è il capitolo delle promesse disattese. Nel dicembre del 2024, Jean-Philippe Imparato, allora responsabile per l’Europa Allargata del gruppo, aveva annunciato davanti al Tavolo Automotive — con il ministro delle Imprese Adolfo Urso presente — il lancio della nuova Stelvio nel 2025 e della Giulia nel 2026. Nulla di tutto ciò si è concretizzato. Nemmeno il terzo modello di alta gamma, che pure era stato ipotizzato, ha mai visto la luce. Modelli che sarebbero potuti essere ancora oggi nelle mani degli operai di Cassino rimangono sulla carta, simbolo di una strategia che non si è mai tradotta in azione.
La cassa integrazione, che per anni si è presentata come rimedio temporaneo, si è trasformata in una condizione strutturale. E mentre lo stabilimento produttivo soffre, la crisi si estende come una macchia d’olio lungo tutta la filiera: le aziende dell’indotto e degli appalti sono in ginocchio, e alcune — Trasnova, Teknoservice e Logitech — hanno già aperto le procedure di licenziamento collettivo, rifiutando di ricorrere agli ammortizzatori sociali. A perdere, ancora una volta, sono i lavoratori più esposti, quelli che non hanno nemmeno la protezione diretta del marchio principale.
Sul palco di Piazza Diaz si sono alternati i segretari generali dei metalmeccanici: Rocco Palombella per la Uilm, Michele De Palma per la Fiom-Cgil e Ferdinando Uliano per la Fim-Cisl. Accanto a loro, le voci della Cgil Roma e Lazio, con il segretario Natale Di Cola, e della Cgil Frosinone Latina, guidata da Giuseppe Massafra, che hanno ribadito con forza come quella di Cassino non sia una crisi improvvisa, ma il risultato di anni di denunce inascoltate, di un piano industriale che non è mai arrivato e di scelte aziendali che hanno progressivamente marginalizzato lo stabilimento laziale.
La dimensione della mobilitazione ha avuto anche un risvolto inatteso quanto significativo: tra i partecipanti figurava anche il filosofo Filippo Cannizzo, già presente nelle grandi battaglie operaie che tra il 2010 e il 2012 avevano scosso gli stabilimenti italiani dell’allora Fiat. La sua presenza ha ricordato come la questione industriale sia, prima ancora che economica, una questione etica e civile. Il lavoro, nella sua visione, è un bene comune che non si può svendere in nome di bilanci lontani dagli uomini e dalle donne che li producono.
Il sindaco di Cassino ha scritto nei giorni scorsi una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un intervento deciso del governo. Le istituzioni locali, dai comuni dell’area fino alla Regione Lazio, sono state esplicitamente chiamate in causa: non basta esprimere solidarietà, occorre costruire una vera strategia industriale per il comprensorio. Il messaggio della piazza è diretto e senza equivoci: non si vuole amministrare la crisi, si vuole uscirne.
L’orizzonte che la manifestazione di oggi ha tracciato è quello di un territorio che non intende consegnarsi alla rassegnazione. Gli slogan che hanno attraversato Corso della Repubblica hanno risuonato oltre le facciate dei palazzi del centro storico: non un addio alla fabbrica, ma una rivendicazione ostinata del diritto a un futuro degno. La partita si gioca ora sui tavoli romani e nelle stanze di Stellantis: la piazza ha fatto la sua parte, ora tocca a chi ha il potere di decidere.
Era presente anche una delegazione della UIL Pensionati di Frosinone sud con a capo il responsabile Emilio Lucidi: “quando la Ciociaria e le aziende in difficoltà in cerca di rilancio e i lavoratori chiamano, la UIL Pensionati è sempre presente”.
LE DICHIARAZIONI:
STELLANTIS: MAROTTA (SCE), BENE CGIL, REGIONE LAZIO ISTITUISCA SUBITO TASK FORCE
“La grande manifestazione di oggi a Cassino, con la partecipazione dei
sindaci, dei sindacati e delle lavoratrici e dei lavoratori, lancia un
messaggio chiaro: lo stabilimento Stellantis è al centro di un progressivo
svuotamento produttivo e occupazionale. Tra cassa integrazione continua e
assenza di un nuovo piano industriale, il rischio per il futuro del sito è
ormai concreto.
Serve agire subito. La Regione Lazio istituisca una task force, come
proposto dalla Cgil, coinvolgendo proprietà, sindacati, ministero, province
e amministrazioni locali, per aprire un confronto serio e ottenere risposte
sul futuro dello stabilimento di Piedimonte San Germano.
Continuano intanto le lettere di licenziamento nelle aziende dell’indotto:
non siamo più di fronte a una situazione solo preoccupante, ma a una crisi
che rischia di diventare irreversibile. È necessario un intervento urgente
e coordinato di tutte le istituzioni”.
Così in una nota il consigliere di Sinistra Civica Ecologista della Regione
Lazio, Claudio Marotta.
CRISI STELLANTIS, CALVI: “REGIONE LAZIO A CASSINO AL FIANCO DEI LAVORATORI. SIAMO IN PRIMA LINEA PER TROVARE LE SOLUZIONI MIGLIORI A TUTELA DEL COMPARTO”
“Questa mattina ho preso parte alla manifestazione che si è svolta a
Cassino per la crisi Stellantis. La Regione Lazio, l’assessorato che ho
l’onore di ricoprire, hanno il dovere di essere al fianco dei lavoratori di
un comparto che sta attraversando una delle crisi più significative e
drammatiche degli ultimi anni. In pericolo ci sono migliaia di posti di
lavoro, con famiglie già in forte difficoltà a causa del prolungarsi degli
ammortizzatori sociali. Solo per l’unità produttiva di Piedimonte San
Germano di Stellantis Europe S.p.A. sono 2.445 i lavoratori interessati dal
trattamento di solidarietà nel periodo 24 aprile 2025 – 26 aprile 2026. A
questi vanno aggiunti gli operai dell’indotto. La Regione Lazio in questi
mesi, anche grazie alla collaborazione con il vice presidente e assessore
allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Roberta Angelilli, sta
monitorando costantemente la situazione valutando tutte le iniziative e
strategie che possano tutelare il settore dell’automotive e quindi fornire
garanzie ai dipendenti del comparto. Il 28 ottobre 2025 è stato approvato
il piano delle politiche attive per il lavoro per i lavoratori. Il 6 e il
13 novembre 2025 si sono svolti gli incontri tra la Regione Lazio, i
sindacati e l’azienda e il 21 novembre sono state avviate le procedure di
presa in carico dei lavoratori da parte dei Centri per l’Impiego regionali.
C’è in atto, inoltre, un tavolo regionale permanente sulla crisi Stellantis
a cui partecipano tutte le sigle sindacali. Il 21 maggio dovrebbe, stando
alle dichiarazioni dell’azienda, essere presentato il nuovo piano
industriale. Si tratta di uno snodo cruciale per comprendere le scelte di
Stellantis e, soprattutto, per definire in modo chiaro le azioni che la
Regione può mettere in campo per il ruolo che le compete. C’è ancora molto
da fare e l’obiettivo della presenza della Regione Lazio oggi è non far
sentire soli i lavoratori. La Regione Lazio, le istituzioni, sono e restano
al loro fianco”.
Lo dichiara in una nota l’assessore regionale del Lazio al Lavoro, Scuola,
Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica, Alessandro Calvi
Crisi Stellantis Cassino, Francesco De Angelis: “Servono risposte immediate, ma anche uno sforzo comune”
Questa mattina il presidente del Partito Democratico del Lazio, Francesco
De Angelis, ha preso parte a Cassino alla manifestazione promossa dai
sindaci del territorio e dalle organizzazioni sindacali a difesa dello
stabilimento Stellantis e dell’intero comparto industriale del Cassinate.
Una mobilitazione partecipata, nata per accendere i riflettori su una crisi
che, numeri alla mano, assume contorni sempre più gravi.
“Negli ultimi anni la produzione dello stabilimento ha subito un
ridimensionamento drastico – ha commentato De Angelis – dalle oltre 135
mila vetture realizzate nel 2017 si è scesi sotto la soglia delle 20 mila
unità nel 2024, con un ulteriore calo nel 2025, quando sono state prodotte
18 mila auto in meno rispetto all’anno precedente.
Parallelamente, si è registrata una forte contrazione dell’occupazione. I
lavoratori sono passati dai circa 4.500 del 2019 agli attuali 2.200-2.400.
Solo nell’ultimo anno si contano circa 250 uscite incentivate, mentre chi è
rimasto continua a fare i conti con ammortizzatori sociali, contratti di
solidarietà e una riduzione strutturale dell’attività produttiva.
La fabbrica opera su turno unico da anni, con conseguenze economiche
rilevanti per i dipendenti, e i dati più recenti confermano la criticità:
nel 2025 lo stabilimento è rimasto fermo per oltre 100 giorni.
Una situazione che naturalmente investe in pieno anche l’indotto. Diverse
aziende collegate alla filiera produttiva risultano oggi senza commesse,
con centinaia di lavoratori coinvolti tra procedure di licenziamento e fine
degli ammortizzatori sociali. Un quadro che rischia di compromettere
l’equilibrio economico e sociale dell’intero territorio”.
A pesare ulteriormente è lo stop alla piattaforma Stla Large, considerata
strategica per il rilancio dello stabilimento attraverso la produzione di
nuovi modelli elettrici. Un blocco che non fa che alimentare incertezza e
preoccupazione sul futuro industriale del sito.
“Non siamo di fronte a una fase congiunturale, ma a un progressivo
arretramento industriale che va fermato subito. I numeri parlano chiaro.
Non bastano dichiarazioni di principio – ha aggiunto il presidente De
Angelis – servono impegni concreti, investimenti e una strategia precisa
per Cassino. Senza una visione industriale, il rischio è quello di perdere
definitivamente un presidio produttivo fondamentale”.
Il presidente del PD Lazio ha poi lanciato un appello all’unità
istituzionale e politica: “Questa è una battaglia che riguarda tutti. Serve
uno sforzo comune, al di là delle appartenenze, per rappresentare con forza
le ragioni del territorio. Solo presentandoci uniti possiamo ottenere
risposte credibili e difendere lavoro, imprese e comunità”.
STELLANTIS: MARTA BONAFONI (PD), SU CASSINO GOVERNO E REGIONE LAZIO ALZINO LA
VOCE SUBITO, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
“È stato un dovere civile prima che politico essere presente stamattina a
Cassino alla manifestazione convocata dai sindacati a sostegno dello
stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano.
Un corteo grandissimo, plurale, con decine di sindaci in fascia tricolore –
guidati dal primo cittadino Enzo Salera – e la comunità del territorio
subito dietro ha attraversato la città. Cassino e il cassinate hanno
risposto in maniera potente all’invito unitario delle forze sindacali
allarmate dalla profonda crisi in cui versa lo stabilimento: solo 12 giorni
di apertura della fabbrica dall’inizio dell’anno, un quasi dimezzamento del
numero degli operai nel corso degli ultimi anni, una perdita di lavoro e
sviluppo di tutto l’indotto, che sta piegando l’intero territorio del Lazio
meridionale.
Ma quella dello stabilimento Stellantis di Cassino non è una vertenza solo
locale.
Per questo serve uno scatto vero e concreto del governo italiano e del
ministro Urso che alzi la voce con l’azienda, per questo è necessario che
il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca apra al più presto un
tavolo di confronto con la proprietà, i sindacati, i sindaci del
territorio. Subito, prima che sia troppo tardi”.
Così Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd e
consigliera regionale del Lazio.
Anche Unindustria al corteo per Stellantis a Cassino. celletti: “Indotto è patrimonio di innovazione fondamentale. Si analizzi il contesto”
(ANSA) – CASSINO, 20 MAR – Non solo i sindacati ma anche le
associazioni degli imprenditori hanno partecipato al corteo in
difesa dello stabilimento Stellantis Cassino Plant partito
questa mattina nel centro della città in provincia di Frosinone.
Per Vittorio Celletti, presidente di Unindustria Cassino “Noi ci
siamo perché si tratta di una manifestazione di proposta”.
Celletti evidenzia il ruolo del sistema industriale
dell’indotto, non più costituito da aziende satellite come negli
Anni 80 ma rappresentato da un vero sistema industriale di
eccellenza che si è affrancato dalla monofornitura ed è
cresciuto al punto di produrre da Cassino per quasi tutti i
principali brand continentali
“Stellantis ha un ruolo importante – spiega Celletti – ma
altrettanto importante è il ruolo di un indotto che oggi è in
sofferenza. Il costruttore mette assieme un sistema complesso ma
all’interno di quel sistema buona parte dell’innovazione la
garantisce la fornitura. E la capacità di innovare garantita
dall’indotto cassinate è innegabile quanto strategica”.
Unindustria invita Stellantis ad osservare il contesto nel quale
agisce il suo stabilimento Cassino Plant “Non vogliamo imporre
nulla, l’impresa è libera ma chiediamo di tenere in
considerazione il contesto in cui si inserisce Cassino: il
contesto del Lazio Meridionale è l’ideale non solo per gli
aspetti logistici con la presenza di una rete autostradale ed
una ferroviaria praticamente attaccate allo stabilimento. Ma più
ancora per un capitale umano che è capace di guardare al futuro
grazie all’Università di cassino e del Lazio Meridionale”.
Perché? “L’auto del futuro chiede un ecosistema, cioè una
manifattura non solo manuale ma digitale e soprattutto nel campo
creativo. E Cassino ha questo capitale umano, proprio grazie
alla presenza di Unicas”. (ANSA).




