Apprezzamento per le risorse, ma nessuno sconto sulla sostanza. È questa la posizione dei consiglieri provinciali della Lega Andrea Amata e Luca Zaccari, che intervengono sul tema della Zona Economica Speciale con un messaggio chiaro: i fondi stanziati dalla Regione Lazio fanno comodo, ma non colmano il vulnus lasciato aperto dall’esclusione delle province di Frosinone e Latina dalla ZES.
“Qualsiasi risorsa destinata al territorio, soprattutto ai piccoli Comuni, è ovviamente ben accetta”, premettono i due consiglieri, riconoscendo l’attenzione dimostrata dall’assessore regionale Giancarlo Righini nei confronti delle realtà locali. Un riconoscimento sincero, ma immediatamente affiancato da una precisazione che non lascia spazio a equivoci.
Perché il punto, per Amata e Zaccari, non è la buona volontà dell’intervento, ma la sua reale capacità di incidere. E su questo fronte, i numeri parlano da soli: sei milioni di euro in tre anni. Una cifra che, secondo i due esponenti leghisti, è lontana dal poter essere considerata uno strumento di riequilibrio territoriale rispetto all’esclusione da una misura strutturale come la ZES. “Più che una leva di sviluppo, sembra un gesto simbolico — quasi un pensiero gentile per chi è rimasto fuori da una partita ben più grande”, è la sintesi tagliente con cui i consiglieri definiscono la proporzione tra il problema e la risposta.
La Zona Economica Speciale, ricordano, non è una voce di bilancio qualsiasi. Ha una dimensione funzionale, strutturale e competitiva che la rende uno strumento di attrazione degli investimenti difficilmente paragonabile a micro-interventi di altra natura. Lasciar fuori Frosinone e Latina significa, nei fatti, collocarle in una posizione di svantaggio rispetto ai territori confinanti che di quei vantaggi fiscali e burocratici invece godono — e a pochi chilometri di distanza.
“Evitiamo di confondere un cerotto con una terapia”, scrivono Amata e Zaccari, con una formula che rende bene l’idea. I Comuni penalizzati dall’esclusione, sottolineano, non hanno bisogno di narrazioni consolatorie ma di strumenti realmente in grado di incidere sulle dinamiche di sviluppo.
E il contesto, in questo momento, è tutt’altro che astratto. La crisi del settore automotive pesa come un macigno sull’economia ciociara, con lo storico sito produttivo di Piedimonte San Germano al centro di una tempesta industriale che rischia di avere effetti sociali profondi e duraturi. Per i due consiglieri, quello non è un dettaglio di sfondo ma “un vero detonatore economico e sociale” che va affrontato con interventi all’altezza della sfida.
La soluzione, per la Lega, resta una sola: estendere la ZES alle province escluse. Solo così — sostengono — si potrà creare un terreno davvero competitivo, capace di attrarre nuovi investimenti e, soprattutto, di trattenere quelli già presenti sul territorio prima che cerchino condizioni più favorevoli altrove.




