Una sala istituzionale, tante firme e un principio che sembra ovvio ma ancora non lo è: senza le donne, il dibattito pubblico non è completo. È questo il messaggio al cuore del protocollo d’intesa “No Women No Panel – Senza Donne Non Se Ne Parla”, sottoscritto il 23 marzo 2026 presso la Sala Tevere della Presidenza della Giunta regionale del Lazio, a Roma. A siglare il documento: Rai Radiotelevisione Italiana, la Regione Lazio e le sei università statali del territorio — Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Foro Italico, Tuscia e Cassino.

Un atto che arriva sulla scia della Giornata Internazionale della Donna e che non si esaurisce nel valore simbolico della data. Il protocollo prevede impegni concreti: le istituzioni firmatarie si vincolano a garantire l’equilibrio di genere in convegni, seminari e talk, e a monitorare le buone pratiche attraverso l’analisi sociostatistica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Il progetto No Women No Panel nasce su impulso della Commissione europea e viene rilanciato dalla Rai prima come campagna di Radio1, poi — dal 2022 — attraverso un Memorandum di Intesa con le principali istituzioni del Paese: dalla Presidenza del Consiglio al Cnel, dalla Conferenza delle Regioni all’Anci, dall’Upi ai Lincei, dalla Crui al Cnr, fino alla Rappresentanza UE in Italia e all’Unione per il Mediterraneo. Successivamente hanno aderito anche Istat, Confindustria e le Cattedre Unesco. Oggi il cerchio si stringe attorno al sistema universitario laziale.
L’Amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi, ha inquadrato l’iniziativa nella missione del servizio pubblico: «Come Servizio Pubblico, abbiamo il dovere di offrire un racconto pluralista e rispettoso, contrastando ogni divario e valorizzando il ruolo delle donne». Per Rossi, la convergenza tra i principi della Rai e quelli del progetto rende questa collaborazione «naturale e necessaria».
Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha sottolineato come il protocollo si inserisca in un quadro più ampio di politiche per le pari opportunità già avviate dalla sua giunta: dal sostegno all’imprenditoria femminile all’Osservatorio sulle pari opportunità e sulla violenza sulle donne, fino alla promozione della presenza femminile nelle discipline STEM. «Non può esistere un dibattito pubblico autorevole, moderno e credibile se una parte del Paese non è adeguatamente rappresentata», ha detto con nettezza.
A fare eco alle parole del presidente è intervenuta l’assessore alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Simona Baldassarre, che ha rivendicato la paternità dell’iniziativa in seno all’assessorato: «Questo accordo rappresenta un impegno strutturale per rendere la parità di genere una realtà concreta, a partire proprio dai luoghi in cui si formano i giovani e l’opinione pubblica».
Il mondo accademico ha risposto con convinzione. La rettrice della Sapienza Università di Roma, Antonella Polimeni, ha ricordato che aderire al protocollo significa «promuovere un’idea di spazio pubblico realmente aperto, autorevole e credibile». Per la rettrice dell’Università della Tuscia di Viterbo, Tiziana Laureti, la questione tocca le fondamenta stesse del sapere: «La conoscenza è piena solo quando è plurale». Il rettore di Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron, ha scelto parole dirette: «Un panel senza donne non è uno spazio neutro, è un sapere ridotto».
Sul fronte di Roma Tre, il rettore Massimiliano Fiorucci ha parlato di «conferma di una sensibilità consolidata», mentre il rettore del Foro Italico, Massimo Sacchetti, ha sottolineato il valore strategico della presenza femminile nel mondo dello sport e della ricerca. Dal Lazio Meridionale, il rettore dell’Università degli Studi di Cassino, Marco Dell’Isola, ha ricordato la responsabilità di un ateneo che ogni giorno «forma ricercatrici e professioniste di talento».
La cerimonia è stata moderata dalla caporedattrice centrale della TGR Lazio, Antonella Armentano, a conferma dell’impegno delle sedi regionali Rai nel diffondere capillarmente sui territori i valori del progetto europeo per la parità di genere. Un segnale che il cambiamento non passa solo dalle grandi platee romane, ma si costruisce anche — e soprattutto — nelle redazioni, nelle aule e nei convegni di tutta Italia.




