Il proscioglimento del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo segna una svolta rilevante in uno dei casi più complessi e controversi della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi quindici anni: l’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ucciso la sera del 5 settembre 2010 ad Acciaroli.
A decidere è stato il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, che ha disposto il non luogo a procedere nei confronti dell’ufficiale dell’Arma, escludendolo definitivamente dal processo. Una decisione che arriva al termine di un lungo e travagliato percorso investigativo e giudiziario, segnato da arresti, scarcerazioni, ipotesi accusatorie e successive revisioni.
Le accuse e il crollo dell’impianto probatorio
Il nome di Fabio Cagnazzo, già comandante provinciale dei Carabinieri di Frosinone, era finito al centro dell’inchiesta con accuse pesanti: secondo l’impostazione originaria, avrebbe avuto un ruolo in un presunto depistaggio delle indagini, finalizzato a coprire traffici di stupefacenti nel territorio cilentano.
Un impianto accusatorio costruito in larga parte sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia che, con il passare del tempo, hanno mostrato elementi di contraddizione e fragilità. Proprio queste criticità sono state determinanti nella valutazione del giudice, che ha ritenuto insufficienti e non coerenti le prove a carico dell’ufficiale.
Già in precedenza, la Corte di Cassazione aveva evidenziato la mancanza di riscontri concreti in grado di collegare direttamente il colonnello all’omicidio, contribuendo a indebolire ulteriormente il quadro accusatorio.
Dal carcere al proscioglimento: il percorso giudiziario
La vicenda di Fabio Cagnazzo è stata segnata da passaggi drammatici. L’ufficiale era stato inizialmente arrestato nell’ambito dell’inchiesta, per poi essere successivamente scarcerato. Nel frattempo, anche sul piano amministrativo, il TAR del Lazio aveva disposto la sua riabilitazione, annullando i provvedimenti che ne avevano sospeso l’attività.
Il proscioglimento rappresenta dunque il punto di arrivo di un iter complesso, che ha visto il progressivo sgretolarsi delle accuse fino alla decisione finale del GUP, che ha sancito l’uscita definitiva di Cagnazzo dal procedimento penale.
Il processo continua per gli altri imputati
Se per il colonnello la vicenda giudiziaria si chiude, il processo prosegue invece per altri soggetti coinvolti nell’inchiesta. Davanti ai giudici dovranno comparire l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e altri imputati, mentre per alcune posizioni è stato disposto il rito abbreviato o la contestazione limitata ai reati legati al traffico di droga.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Angelo Vassallo sarebbe stato ucciso per il suo impegno contro il narcotraffico nel territorio di Acciaroli, un contesto in cui si sarebbero intrecciati interessi criminali e dinamiche ancora oggi non completamente chiarite.
Un delitto ancora senza verità definitiva
Nonostante il proscioglimento di Fabio Cagnazzo, resta aperto il nodo principale: individuare con certezza i responsabili dell’omicidio del “sindaco pescatore”.
A distanza di oltre quindici anni, il caso continua a presentare zone d’ombra. La decisione del GUP, pur tracciando un confine netto sulla posizione dell’ufficiale dell’Arma, non chiude infatti il quadro complessivo dell’inchiesta, che prosegue per gli altri imputati e lascia ancora senza risposta la domanda più importante: chi ha ordinato e portato a termine l’agguato.
Nel frattempo, sullo sfondo, resta la figura di Angelo Vassallo, simbolo di una battaglia contro l’illegalità che continua a interrogare la coscienza civile del Paese.




