di Biancamaria Valeri
Il traguardo delle “nozze d’oro” non è facile da raggiungere ai tempi nostri. Il primo pensiero che sorge pensando alle “nozze” si collega alla perdita di smalto del vincolo matrimoniale, al ritardare un impegno che duri tutta la vita e che si dovrebbe assumere in giovanile età. Malati di giovanilismo acuto, nello sforzo di rimanere Peter Pan a vite ed anche oltre la vita, i nostri giovani decidono di seguire il passo di lumaca e ritardano e lentamente rinviano di raggiungere un traguardo che si presenta come un pericolo mortale, perché toglie al sentimento o meglio alle sensazioni freschezza e spontaneità.
Non è stato di questo avviso il M° Enzo Arduini che ha preferito dare alla sua vita il passo dell’Arte, intesa come costante impegno a riflettere, a ricercare, a meditare prima di gettare sul foglio bianco o sulla pietra informe il segno che scaturiva dalla profondità indistinta dell’anima, che accoglieva come un ricettacolo le forme delle cose che via via si imprimevano in essa. L’anima, essenza spirituale, che nella vicenda artistica del M° Arduini si materializzava e diveniva come la Χώρα platonica il “ricettacolo invisibile e senza forma”, una sorta di spazio o matrice in cui le Forme (le Idee) si materializzano per dar luogo al divenire e alla vita. L’anima che si materializza o meglio che diventa matrice di vita sensibile e suscita l’impulso al movimento e al divenire.
Ineffabile processo generato dalla sensibilità estetica di Arduini, dove “estetica” si deve ricondurre alla sua etimologia greco-classica: capacità di sensazione, di percezione, inizio della primitiva e originaria forma di conoscenza: la sensibilità. Ma il M° Arduini non si ferma al primo gradino della relazione tra capacità di sentire e sentimento della cosalità delle essenze. Qui “estetica” dal greco antico, assume il significato di percepire attraverso i sensi l’armonia del cosmo intorno a noi; da qui nasce un sentimento purificato in cui l’Artista, valorizzando il ruolo della percezione (vista e udito) riesce a cogliere l’armonia, elemento essenziale per la conoscenza artistica che connette la percezione sensoriale alla bellezza, all’arte e alla morale (non al moralismo). Il M° Arduini avverte queste sensazioni con spirito assolutamente moderno e trasfigura l’immagine naturalista in simbolo e metafora.
L’Arte di Arduini? “Tormento ed estasi”: fatica, sofferenza nel realizzare l’opera e nel contempo piacere puro e sublimato, pace interiore e dei sensi. Gli elementi cardini dell’Estetica di Arduini? Fuoco e acqua due forze incommensurabili tra loro, in perpetuo conflitto, difficili da domare. E chi avverte questo profondo dissidio nel suo profondo soffre e trova pieno godimento. L’Artista vive e significa la lotta che affronta ogni istante della sua vita, anche nel momento del concepimento di un’idea, di un progetto d’arte. L’artista, pittore o scultore che sia è come un Poeta; come questi lotta per esprimere se stesso, per “parola” al tumulto dei sensi, dei pensieri e degli affetti. È sconvolgente… è come partorire; e nessuna nascita è senza dolore, nessuna nascita è senza amore.
L’Arte è un atto d’amore e nasce da un atto d’amore. E quando l’amore è vero, è profondo e appassionato, cinquant’anni trascorrono in un baleno e non se ne sente il peso. Così per i cinquant’anni d’amore e di servizio per l’Arte espressi e vissuti dal M° Enzo Arduini. Cinquant’anni intensi, prolifici, di impegno per l’arte. Dalla natia Ferentino (FR), dopo aver terminato gli studi artistici nell’Accademia di Belle Arti di Roma, si portò a Monaco di Baviera in Germania, dove tuttora vive. Un cammino faticoso, che ha comportato sacrifici, rinunce, allontanamenti. Perché l’arte, il sacro fuoco dell’arte ti spinge sempre a lottare, a cercare, a ri-cercare gettandoti, con audacia, in un percorso di svolte e novità. L’Arte non è calma piatta, è turbine di passione, è graffio, è febbre che divora e dà tormento ed estasi. Lo ha ben capito il M° Arduini quando con umiltà ha cercato di seguire Verità; una verità che già possedeva dentro di sé, ma che doveva trovare il linguaggio significativo e significante del messaggio che la personalità del Maestro voleva lanciare nel mondo.
La vita artistica di Enzo Arduini si è svolta perfezionando le tecniche grafiche, coloristiche, espressive, acquisite con grande studio e profondo impegno nel suo percorso scolastico iniziato in Provincia e poi approdato nella Capitale: una capitale sui generis, non di uno Stato nazionale, ma ricettacolo aperto e dialettico delle migliori intelligenze che si incontravano nell’ambiente artistico di Roma e suscitavano energie nuove, originali e creative, pur mantenendo forte il legame con la tradizione artistica italiana. E questo si vede ampiamente nel percorso di Enzo Arduini, che ha sdoganato il linguaggio tradizionalistico ed ha dato l’avvio ad un nuovo modo di sentire l’arte e realizzarla, compattando in sé tradizione, novità, personalità propria. È nata la forma artistica di Enzo Arduini, in cui le soluzioni grafiche, acquisite accademicamente, si sono sciolte in modi sempre originali, sempre freschi, dove il colore, la luce, il segno talvolta fluido, talaltra spezzato, disegna, plasma sul foglio, sulla tela, volumetrie chiaroscurali, prospettive costruite con il felice accoppiamento di colori squillanti, che fanno emergere, come sprofondare, il soggetto che viene via via dimensionato e offerto al fruitore. L’informale: “condito” con chiari riferimenti alle soluzioni cubiste, espressioniste, surrealiste, ma direi anche impressioniste e figurative.
Sul supporto che il Maestro utilizza, carta, tela, legno, metallo, scorrono le figure, sagome anche oniriche, che si staccano dal fondo per il felice accostamento tra colori primari e secondari, accostamento in modo tale che si possa esprimere il sentimento profondo dell’animo dell’Artista, la sua volontà di comunicare l’arcano mondo interiore e la possibilità di creare volumi e prospettive attraverso l’intimo dialogo tra i colori. Nasce un modo potente di gestire le emozioni e di suscitare condivisioni e compartecipazioni, che non annullano la soggettività tanto dell’Autore quanto del Fruitore. Ognuno nell’opera vede se stesso. Arduini utilizza colori antinaturalistici, linee sinuose e contorni marcati per rappresentare idee, sogni e spiritualità, superando l’oggettività naturalistica. Arduini insiste nella sua poetica sui temi fondamentali del suo sentire: il mistero, il sogno, la morte, la spiritualità, l’erotismo e il rapporto tra uomo e natura, quest’ultima intesa come “foresta di simboli”. L’impatto è fortissimo: il fruitore sente scosse molte sue certezze e si interroga sul senso della sua vita. Non si rimane indifferente davanti al linguaggio visivo e materico al tempo stesso di Enzo Arduini.
Questo si vede con più forza nelle opere polimateriche di Arduini e nella sua attività di scultore. Le sue sculture ricordano il “non finito” di Michelangelo, quasi che Arduini voglia costringere il fruitore a tirare fuori da sé il “finito”, che lui non ha voluto definire. Le sculture del Maestro hanno forte potenza evocativa, siano esse di legno, di marmo, di terracotta o di bronzo. Spesso ricoperte d’oro e d’argento, fanno emergere dal di dentro una potenza espressiva e vitale di rara bellezza. Bellezza che non nasce dall’armonia delle forme, dalla ripetizione anacronistica di modelli naturalistici o accademici; il Mondo di oggi, la Natura oggi “gemono nelle doglie del parto”, di un parto pieno di travaglio perché l’Uomo “nuovo” stenta a vedere la luce. Siamo in cammino e il viaggio è ancora lungo; non abbiamo nemmeno la percezione o la consapevolezza se mai arriverà alla fine, al compimento. Chi è l’Uomo? È uno sconosciuto che cerca e ri-cerca la Verità, andando avanti, camminando su strade, su ponti, su panorami senza tempo e spazio definiti. Alla Verità, suggerisce Arduini, si arriva attraverso un lungo cammino di progresso interiore, attraverso l’Umiltà. Niente è scontato. Tutto deve essere ricercato. Il disagio esistenziale, che nasce dalla consapevolezza della propria fragilità, deve essere superato. Ognuno si deve affrancare dalla disarmonia che genera malessere, fastidio; e si deve aprire al dialogo interiore con se stessi e il mondo circostante; specialmente con la Natura in cui siamo immersi, che dinamica e fluida, apparentemente disordinata, reca in sé invece la traccia potente dell’armonia e della regolarità. Bello, Giusto e Vero devono essere sempre i valori fondamentali di riferimento, per Arduini e per l’Umanità. Non sono valori soggettivi, ma linguaggio comune e basilare, che deve essere colto e portato alla luce con tanta umiltà e spirito di servizio.

Il M° Enzo Arduini ci invita a questo dialogo tra noi e la sua arte nella sua Città natale, Ferentino, il 26 aprile 2026 alle ore 11.00 nella Galleria d’Arte Vicolo Sistitilio




