ROMA – Un giro d’affari vertiginoso stroncato dal fiuto infallibile di un cane e dall’intuito degli investigatori. Nei giorni scorsi, i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno inferto un colpo durissimo a una rete criminale dedita allo stoccaggio e allo spaccio di droghe sintetiche, operativa tra il cuore della Capitale e l’entroterra laziale. L’operazione, che ha portato al sequestro di un carico record di cocaina rosa, ha svelato i nuovi confini del marketing criminale e l’uso di tecnologie sofisticate per proteggere i carichi illeciti.

L’indagine è partita quasi per caso, grazie a un intervento d’iniziativa condotto dalle Fiamme Gialle del 6° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Tarquinia. Il primo blitz è scattato in un’abitazione in zona Magliana, identificata come un vero e proprio hub della droga per la vendita al dettaglio. Qui, la perquisizione ha portato al rinvenimento di un catalogo completo dello sballo: ecstasy, ketamina, MDMA e cocaina già suddivise in dosi e pronte per il mercato. Il primo responsabile, un uomo sorpreso in flagranza di reato, è stato arrestato e, dopo il giudizio per direttissima, posto agli arresti domiciliari.
Ma era solo la punta dell’iceberg. Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, i militari hanno seguito le tracce dei rifornimenti spostando l’attenzione verso la provincia, precisamente in un isolato fabbricato rurale nel comprensorio di Tivoli – Castel Madama. All’interno del casale, i finanzieri hanno rintracciato un secondo uomo che, oltre a gestire il traffico, è risultato essere un evaso dalle misure restrittive a cui era precedentemente sottoposto.
L’elemento di colore, in uno scenario altrimenti cupo, è stato l’intervento di Holden, il cane dell’Unità Cinofila del Gruppo P.I. di Roma. È stato il suo fiuto a segnalare una parete sospetta, costruita in robusti mattoni di tufo. Dietro quella muratura apparentemente inerte si nascondeva un segreto tecnologico degno di un film d’azione: un deposito di stupefacenti occultato in un’intercapedine protetta da un sistema di apertura automatizzata. Il meccanismo di sollevamento della parete si attivava solo innescando due contatti elettrici remoti, abilmente mimetizzati nella struttura.

Una volta violato il bunker, i militari si sono trovati davanti a circa 3,5 chilogrammi di Tusi, la famigerata cocaina rosa. Nonostante il nome, la sostanza non ha nulla a che fare con la cocaina tradizionale: si tratta di un mix di sostanze sintetiche come ketamina e MDMA, colorate artificialmente per renderle accattivanti e destinate a un pubblico facoltoso. Un inganno commerciale pericolosissimo, data l’elevata tossicità della miscela, che viene venduta a prezzi folli, fino a 400 euro al grammo.
Il valore del carico sequestrato è immenso: se immesso sulle piazze di spaccio, avrebbe generato profitti per circa 1,4 milioni di euro. Per il custode del bunker si sono aperte le porte della Casa Circondariale di Roma – Rebibbia, dove resta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Tivoli. Dovrà rispondere non solo di traffico di stupefacenti, ma anche del reato di evasione. L’indagine testimonia ancora una volta l’efficacia della Guardia di Finanza nel contrastare i flussi finanziari illeciti che alimentano la criminalità organizzata sul territorio.




