Un risveglio amaro, nel vero senso della parola. Stamattina, martedì 7 aprile 2026, attorno alle 9:00, chiunque si trovasse nei dintorni del fiume Sacco ha capito immediatamente che qualcosa di grave era accaduto: l’aria era irrespirabile, densa di un odore pesante e pungente, e le acque del fiume si presentavano di un colore inconfondibile — il marrone del letame — con una schiuma scura che affiorava dalla superficie come una ferita aperta nel paesaggio.

A partire dalla notte tra lunedì 6 e martedì 7 aprile, ignoti hanno scaricato abusivamente nel fiume Sacco quello che i primi rilievi descrivono come quintali di letame. Un gesto criminale, compiuto nel buio e nel silenzio, che ha trasformato uno dei corsi d’acqua più importanti del Lazio meridionale in una chiavica a cielo aperto, con conseguenze che si sono estese ben oltre il punto di scarico.
Tra i primi ad arrivare sul posto è stato il Brigadiere Marco Paniccia della Stazione Carabinieri di Sgurgola, seguito a stretto giro dai colleghi del Nucleo Operativo Radio Mobile della Compagnia di Anagni e dai militari della Stazione di Morolo. I Carabinieri hanno immediatamente avviato i rilievi del caso, redigendo una dettagliata relazione dell’accaduto, e hanno richiesto l’intervento dei tecnici dell’ARPA Lazio — l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale — che si sono recati sul posto per effettuare i prelievi delle acque del fiume, campioni che saranno ora sottoposti ad analisi di laboratorio per quantificare l’entità dell’inquinamento e identificarne la composizione chimica. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri Forestali della Stazione di Sora, il cui apporto investigativo sarà fondamentale per ricostruire l’origine e le responsabilità dello scarico.

La portata del danno ambientale è tutt’altro che circoscritta. Le acque contaminate hanno seguito il corso naturale del fiume, trascinando con sé l’inquinamento attraverso diversi comuni della provincia: Supino, Morolo, Patrica, Ceccano, fino a raggiungere il territorio di Frosinone. Una scia lunga chilometri, che ha attraversato comunità e campagne, lasciando dietro di sé un impatto ancora tutto da valutare sull’ecosistema fluviale e sulle attività agricole che dipendono dalle acque del Sacco.

Il fiume Sacco ha una storia travagliata sotto il profilo ambientale: già in passato teatro di episodi di inquinamento che ne hanno compromesso la salute, oggi torna purtroppo a fare notizia per le ragioni peggiori. Chi ha compiuto questo gesto — nella notte, nell’anonimato, scaricando materiale organico in quantità industriale — sapeva bene cosa stava facendo e ha scelto comunque di farlo.

Le indagini sono in corso. I militari dell’Arma stanno lavorando per risalire ai responsabili, attraverso l’analisi delle immagini delle eventuali telecamere presenti nella zona e l’acquisizione di ogni elemento utile a ricostruire la dinamica dello scarico. I risultati delle analisi dell’ARPA Lazio forniranno ulteriori indicazioni preziose. Per ora, il fiume Sacco porta sulle sue acque i segni di una violenza silenziosa — quella contro l’ambiente — che non fa rumore, ma lascia danni profondi e duraturi.




