Tende piantate sotto la sede della Regione Lazio, striscioni e megafoni accesi fino a sera: la sera del 7 aprile, gli attivisti di Cambiare Rotta sono scesi in campo in modo plateale, raccogliendo il malcontento di diverse associazioni studentesche — da Sinistra Universitaria Sapienza a Studenti alla Terza dell’Università Roma Tre — che da giorni chiedevano risposte concrete sull’erogazione delle borse di studio agli idonei rimasti a mani vuote. Ventiquattr’ore dopo, la risposta è arrivata, e porta la firma del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: ulteriori 35 milioni di euro per coprire tutti i 6.452 studenti risultati idonei ma non ancora vincitori per l’anno accademico 2025/2026.
Con questo stanziamento aggiuntivo, il totale delle risorse destinate alle borse di studio universitarie nel Lazio supera i 200 milioni di euro, una cifra mai raggiunta in precedenza. Attualmente sono 32.370 gli studenti già dichiarati vincitori, per una spesa già deliberata di oltre 165 milioni. Il prossimo scorrimento della graduatoria, atteso entro la fine di aprile, porterà i beneficiari complessivi a circa 38.800, un numero senza precedenti nella storia del diritto allo studio nella regione.
Un confronto che parla chiaro
I numeri messi sul tavolo dall’amministrazione regionale sono significativi. Ai tempi della Giunta Zingaretti, il tetto massimo raggiunto era stato di 110 milioni di euro, con circa 30.000 studenti beneficiari. Nell’ultimo anno dell’amministrazione di centrosinistra, a guida Leodori, le borse erogate avevano raggiunto quota 114 milioni per 31.800 vincitori. L’anno scorso, la giunta guidata da Rocca aveva già fatto un salto in avanti, portando lo stanziamento a 170 milioni per 32.127 vincitori. Ora si va oltre, con un investimento che supera del 30% quello del 2024 e quasi raddoppia le risorse rispetto all’era Zingaretti.
Non è solo il numero degli studenti ad essere cresciuto: è cambiato anche il valore medio delle borse. Se negli anni scorsi l’importo si attestava intorno ai 3.300 euro annui, oggi la media si avvicina ai 5.000 euro, con un beneficio concreto e tangibile per chi dipende da quel contributo per poter studiare.
“Azzera ogni polemica”
Il presidente Rocca non ha usato mezzi termini nel commentare la misura: «La mia amministrazione ha stanziato oltre 200 milioni di euro per l’anno accademico 2025/2026. Un risultato incredibile, con 8mila beneficiari in più rispetto alla Giunta Zingaretti, di cui andiamo fieri e che azzera ogni sterile polemica». Il governatore ha anche sottolineato come la Regione Lazio non si sia limitata a finanziare i vincitori ordinari della graduatoria, ma abbia fatto un passo ulteriore, garantendo il contributo anche a coloro che, pur risultando idonei per requisiti di merito e reddito, erano rimasti esclusi per mancanza di fondi.
L’assessore all’Università, Luisa Regimenti, ha parlato di «cifra record» messa in campo con la piena consapevolezza che «il diritto allo studio è pilastro fondamentale per la crescita individuale e collettiva», sottolineando con soddisfazione il raggiungimento di una platea di quasi 39.000 studenti beneficiari, «dato mai raggiunto in passato».
DiSCo Lazio: il braccio operativo del diritto allo studio
Un ruolo chiave in tutta la vicenda lo ha giocato DiSCo Lazio, acronimo di Ente Regionale per il Diritto allo Studio e alla Conoscenza: è l’organismo della Regione Lazio che si occupa concretamente di gestire le procedure per le borse di studio, i posti alloggio nelle residenze universitarie e i contributi per la mobilità internazionale degli studenti iscritti agli atenei laziali. È DiSCo che istruisce le domande, pubblica le graduatorie e, in ultima analisi, eroga i fondi agli aventi diritto. Il suo presidente, Simone Foglio, ha rimarcato come l’obiettivo sia quello di rendere il diritto allo studio «sempre più concreto e capace di rispondere ai bisogni reali della comunità universitaria», precisando che investire sulla formazione «significa investire nel futuro del territorio».
Compattezza della maggioranza
Sul fronte politico, la misura ha ricevuto il plauso unanime della maggioranza di centrodestra. L’assessore al Lavoro e alla Formazione, Alessandro Calvi, ha rimarcato che lo stanziamento aggiuntivo di 32 milioni è il frutto del «lavoro congiunto del presidente Rocca e dell’assessore Regimenti» per non lasciare indietro nessun avente diritto, e ha ribadito come il Lazio sia la prima regione italiana per risorse investite nelle borse di studio universitarie.
Il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio, Daniele Maura, ha voluto invece precisare che l’incremento dei fondi non è stato la risposta a pressioni esterne, ma il frutto di «una precisa strategia di sostegno al mondo universitario» portata avanti fin dall’insediamento della giunta. «Il progressivo incremento di risorse di questi ultimi anni — ha detto Maura — sta a dimostrare come non siano servite affatto mobilitazioni o proteste per decidere di investire ulteriori 35 milioni».
Toni analoghi da parte dell’assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili, Simona Baldassarre, che ha rispettato le forme di mobilitazione studentesca ma ha chiesto di «attenersi ai fatti»: «Il diritto allo studio non può essere terreno di propaganda: noi lo stiamo rendendo effettivo, mettendo al centro i giovani con fatti, non con slogan».
Un segnale per le nuove generazioni
Al di là del dibattito politico, la sostanza della notizia è che quasi 39.000 giovani laziali — molti dei quali provenienti da famiglie con redditi medio-bassi — potranno contare su un aiuto concreto per sostenere le spese universitarie. Una platea che cresce anno dopo anno, in una regione che ha scelto di fare del diritto allo studio una voce di spesa prioritaria nel proprio bilancio.




