C’è un momento, nell’apertura di “Nella terra dei Giganti”, che dice tutto del libro che si sta per leggere: siamo ad Anagni, nel 1303, e due cavalieri templari fuggono con un codice antico tra le mani, la Clavicula Adami, mentre attorno a loro il potere vacilla e le strade ribollono di tensione. È uno di quegli incipit che non lasciano scampo: si volta pagina e si continua, senza accorgersene, fino in fondo.
L’opera, 560 pagine pubblicate da Idrovolante Edizioni, porta la firma di Giancarlo Pavat e di Massimo Ruspandini, deputato di Fratelli d’Italia e ciociaro di Ceccano. Un libro scritto a quattro mani, che alterna il Medioevo alla contemporaneità con una fluidità che raramente si trova nel genere storico-thriller: il passato e il presente non sono due piani separati, ma si rispecchiano l’uno nell’altro come specchi contrapposti. Le stesse domande attraversano i secoli: chi custodisce il sapere? Chi decide cosa deve essere ricordato e cosa dimenticato?
Per Ruspandini, questo non è un esordio. Già nel 2001 aveva firmato “Politicamente Scorretto”, presentato dall’allora giovane dirigente politica Giorgia Meloni, oggi Presidente del Consiglio. Ma “Nella terra dei Giganti” rappresenta qualcosa di più: un ritorno alla scrittura in piena maturità, completato tra commissioni parlamentari, sedute d’aula e l’ascolto costante del territorio. Un’impresa che, da sola, testimonia una disciplina fuori dal comune.

Il romanzo si muove su più livelli. C’è l’avventura, costruita con ritmo serrato: un gruppo di giovani che si muovono in una basilica con attrezzature sofisticate, sulle tracce di qualcosa rimasto nascosto per secoli. C’è il mistero, che si alimenta di figure come Papa Celestino V, del tramonto dei Templari, di codici perduti e società segrete che, nel racconto, non appaiono mai come semplici decorazioni narrative ma come ingranaggi di un disegno più ampio. E c’è, soprattutto, il territorio.
La provincia di Frosinone non è lo sfondo, è la protagonista silenziosa. Le sue chiese, le sue strade, le sue mura poligonali megalitiche vengono trattate da Pavat e Ruspandini come depositari di memoria viva, non come cartoline pittoresche. Il Lazio meridionale emerge da queste pagine come una terra mitica, custode di segreti che la storia ufficiale ha preferito lasciare nell’ombra. È un atto d’amore verso le proprie radici, tradotto in romanzo.

Lo stile è accessibile senza essere banale: i dialoghi tengono il ritmo, le descrizioni costruiscono un immaginario solido, e i personaggi, pur riconoscibili nei loro ruoli, si muovono dentro una storia che li supera e li trascina. L’autore si concede a tratti qualche spiegazione storica in più, ma è una scelta consapevole, pensata per includere anche chi non ha familiarità con i riferimenti simbolici o medievali.
Quello che resta, una volta chiuso il libro, è una sensazione sottile e persistente: che il passato non sia affatto finito, che certi segreti continuino a esercitare la loro forza anche a distanza di secoli. E che la Ciociaria, con le sue pietre antiche e i suoi borghi arroccati, abbia ancora molto da raccontare a chi sa come ascoltarla.
“Nella terra dei Giganti” (pp. 560, euro 22) è già disponibile. La presentazione ufficiale a Frosinone è in programma nelle prossime settimane: data e sede saranno comunicate a breve.




