Una mattinata di colori, sorrisi e palloni. Ma soprattutto, di rispetto. Lo scorso 9 aprile, il territorio tra Piglio, Serrone e Trevi nel Lazio ha vissuto qualcosa di speciale: oltre duecento bambini delle classi seconde dei tre comuni si sono ritrovati insieme per una giornata all’insegna dell’inclusione e della consapevolezza sull’autismo, in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, celebrata ogni anno il 2 aprile.

A fare da cornice all’evento, la struttura “I Tronchi”, in località La Forma, che per una mattina ha smesso i panni di ristorante per vestirsi da vera e propria cittadella dell’inclusione. Ampi spazi all’aperto, un campo sportivo e tanta voglia di stare insieme: gli ingredienti c’erano tutti, e il risultato ha superato ogni aspettativa.
L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Heliopolis, da tempo attiva sul territorio su temi sociali di grande rilevanza, attraverso il suo progetto INcalcio, gestito dall’associazione sportiva Incalcio. Un progetto che usa il calcio — quello vero, quello che si gioca con le ginocchia sporche di terra — come strumento educativo per insegnare ai più piccoli il valore della diversità e del gioco di squadra.
Sul campo sportivo della struttura, i bambini si sono sfidati in partite dove ogni ruolo era fondamentale, dove nessuno poteva permettersi di restare ai margini. Perché il messaggio era chiaro fin dall’inizio: in squadra, nessuno resta indietro. Parallelamente, nei grandi spazi esterni, prendevano vita i laboratori creativi all’aperto, dove forme e colori diventavano il linguaggio con cui ogni bambino poteva raccontare la propria unicità, celebrando — senza paura — la bellezza di essere diversi.

A rendere possibile tutto questo, la sinergia virtuosa tra scuola, associazionismo e realtà locali. L’Istituto Comprensivo “Ottaviano Bottini” coordinato dalla dott.ssa Sabrina Morrea ha portato i propri alunni con entusiasmo, credendo nel valore formativo di un’esperienza che va ben oltre i banchi di scuola. Al loro fianco, l’Associazione Danilo Testa di Serrone, che ha contribuito a costruire quella rete territoriale senza la quale certi sogni resterebbero solo sulla carta.
Perché è di questo che si tratta, in fondo: di comunità. Di un territorio che sceglie di parlarsi, di incontrarsi, di crescere insieme. Vedere duecento bambini giocare e creare fianco a fianco, senza distinzioni, è il promemoria più potente che l’inclusione non è un concetto da manuale, ma una pratica quotidiana che si allena — come si allena un cross o un tiro in porta — con la costanza, l’empatia e la volontà di guardare l’altro negli occhi.
La mattinata si è conclusa con l’entusiasmo che solo i bambini sanno regalare: zaini in spalla, voci alte e, negli occhi, qualcosa che nessun libro di testo avrebbe potuto mettere.




