di Giorgio Stirpe
La partita dell’anno, quella che il Frosinone aspettava da due stagioni, non per l’avversario, seppure il Palermo rappresenti forse l’antagonista per eccellenza, ma per la posta in palio, importante, fondamentale, decisiva, emozionante.
In uno Stirpe sold out e affamato di vittoria, la sfida contro i rosanero di Filippo Inzaghi ha assunto i contorni di una battaglia all’ultimo respiro, una lotta centimetro su centimetro, senza sosta, a ritmi alti ed esasperati, a tratti disperati.
La Curva Nord che ha iniettato benzina nel motore della squadra per tutti i 90’ ha voluto essere il dodicesimo uomo in campo, come sempre, soprattutto in questa serata speciale.
Mister Alvini ha potuto schierare la formazione titolare, presentando come unica novità Cittadini al centro della difesa al posto di Calvani.
Per il resto, davanti a Palmisani, si sono sistemati Monterisi (in coppia con lo stesso Cittadini), A. Oyono e Bracaglia. Recuperato Koutsoupias, il greco è tornato in mediana (come sempre in posizione più di trequartista), assieme a Calò e Cichella. Attacco “tipo”, con Raimondo al centro sostenuto da Ghedjemis e Kvernadze.
I ciociari hanno approcciato con il solito spirito tremendista la partita cercando di aggredire l’avversario uomo su uomo. Risultato, un Palermo in imbarazzo per almeno 20’, ma comunque un paio di volte pericoloso con Rui Modesto e Ranocchia (bella parata di Palmisani). Al suo cospetto di un Frosinone più spigliato che ha dato la sensazione di poter costruire opportunità da gol ogni volta che si è presentato nella metà campo siciliana.
La verve degli uomini di Alvini si è però affievolita con il passare dei minuti in maniera inesorabile ed è stato il Palermo, dal 25’ in poi, a prendere in mano le redini del gioco. Insomma, un’altra partita nella partita, quei momenti in cui il Frosinone più volte è stato coinvolto in questa stagioine e che ha sempre saputo leggere piuttosto bene.
La pressione dei siciliani ha mandato fuori giri i giallazzurri graziati, al 45’ dal palo colpito da, “Nomen Omen” Pohjanpalo, propiziato da un incredibile pasticcio tra Monterisi e Palmisani.
Francesco Gelli per Cichella e Zilli per Raimondo, al 67’, sono stati i cambi operati da Alvini per dare linfa fresca ad una squadra che, nella ripresa, ha subito il predominio territoriale del Palermo.
Serviva uno shock alla squadra, un episodio, una prodezza, per uscire fuori dalle sabbie mobili in cui i rosanero l’avevano relegata per molto tempo. Un coniglio dal cilindro, quello che Calò (sempre lui), ha estratto al 75’, sottoforma di una punizione dai 25 metri. Una parabola perfetta che ha fatto finire la corsa del pallone lì dove Gomis non è riuscito ad intervenire.
Una magia che ha portato in vantaggio il Frosinone facendo esplodere lo Stirpe in tutta la sua potenza!
I giallazzurri, alle porte del Paradiso, sono stati però ricacciati qualche passo indietro dal gol di Ranocchia al 89’ che ha gelato un po’ tutti e ripristinato la parità, sicuramente dolorosa ma che gli uomini di Inzaghi hanno meritato per quanti fatto in campo.
L’ 1-1 finale non ha cambiato le posizioni in classifica, mantenendo tutti i giochi ancora aperti e promettendo un finale di stagione thrilling.
LE PAROLE DEL TECNICO DEL FROSINONE ALVINI E DEL CENTROCAMPISTA CALO’
Alvini: “Il pareggio è un risultato giusto perché il Palermo ha creato qualcosa più di noi, siamo arrabbiati perché il gol potevamo evitarlo, ma il pareggio è giusto. La prestazione è stata di spessore, una gara meno bella dal punto di vista dello spettacolo ma siamo lì a quattro giornate dalla fine. I siciliani sono costruiti per andare in A, oggi concedevamo 64 anni al Palermo, fare una prestazione così in questo momento mi fa contento. Siamo stati portati su un piano diverso e abbiamo risposto bene. Il segnale che lanciamo è che siamo lì, abbiamo un’idea e un’identità precisa, andiamo avanti, anche vincere oggi non avrebbe cambiato nulla. Avanti tutta con l’organizzazione, lavoriamo per migliorare, siamo arrabbiati. Oggi il pubblico è stato meraviglioso, la città lo merita, e ringrazio tutti. Avanti insieme”.
Calò: “Risultato che ci può stare, abbiamo concesso qualcosa in ripartenza nel primo tempo, poi dopo aver ottenuto il vantaggio eravamo convinti di poter vincere. Dobbiamo migliorare i dettagli per non prendere gol di quel genere. Il Palermo è una squadra molto fisica, costruita per vincere il campionato. Ovviamente questo è qualcosa che si può soffrire. Ci siamo messi lì dietro, per come è andata questo pareggio da consapevolezza ma anche dispiacere”.




