Nella mattinata di venerdì 10 aprile, ad Alatri, una persona con il volto coperto è entrata all’interno della chiesa di S. Stefano, compiendo un furto accompagnato da atti di evidente profanazione.
Secondo quanto riferito dalle suore benedettine di Alatri, l’individuo ha sottratto la corona posta sul capo della statua della Madonna di Fatima, oltre alla corona del Rosario che la Vergine teneva tra le mani. Non solo: la statua è stata rimossa dalla sua collocazione abituale e ritrovata a terra, capovolta, in una posizione che ha profondamente colpito i fedeli.
Tra gli oggetti trafugati figura anche un crocifisso in ottone di medie dimensioni.
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Denuncia e indagini
Dell’accaduto è stata presentata regolare denuncia alle forze dell’ordine. Al momento non si conoscono dettagli sull’identità dell’autore né sulla presenza di eventuali sistemi di videosorveglianza all’interno o nei pressi dell’edificio religioso.
Resta dunque affidato alle indagini il compito di chiarire la dinamica completa dell’episodio e individuare il responsabile.
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Un’escalation di atti vandalici
L’episodio di Alatri non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi giorni si sono registrati diversi atti vandalici ai danni di luoghi e simboli religiosi nel territorio della provincia di Frosinone: due episodi ad Anagni, uno a Frosinone e, da ultimo, quello avvenuto ad Alatri.
Una sequenza ravvicinata che alimenta preoccupazione e richiama l’attenzione sulla necessità di una maggiore tutela dei luoghi di culto.
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La reazione della comunità e della diocesi
Particolarmente significativo è il valore devozionale della statua della Madonna di Fatima, da sempre punto di riferimento spirituale per numerosi fedeli. Proprio per questo, il gesto è stato percepito come un’offesa profonda alla fede e alla tradizione religiosa locale.
In risposta a quanto accaduto, il vescovo Mons. Santo Marcianò ha disposto la celebrazione di una messa “in spirito di riparazione”, che si terrà lunedì 13 aprile alle ore 17.00.
Un momento di preghiera e raccoglimento che intende rappresentare non solo una risposta spirituale all’accaduto, ma anche un segnale di unità e resilienza della comunità di fronte a episodi che colpiscono nel profondo l’identità religiosa del territorio.




