C’è un tipo di teatro che non intrattiene soltanto: scuote, interroga, costringe a fare i conti con la memoria. È quello che ha portato Angelo Maria Sferrazza sul palco di Arnara, in una sala stracolma ben oltre le aspettative degli organizzatori, per raccontare la vita e il martirio del giudice Rosario Livatino, ucciso dai sicari di Cosa Nostra il 21 settembre 1990 lungo una strada della Sicilia che avrebbe dovuto essere soltanto la sua via di casa.
Lo spettacolo, promosso dal Centro Anziani “Orazio Silvestri”, fa parte di un progetto itinerante con cui Sferrazza gira l’Italia per tenere viva la memoria di uno dei magistrati più coraggiosi e meno celebrati della lotta alla criminalità organizzata. Ad Arnara, quella memoria ha trovato terreno fertile: il pubblico — non solo locale, a giudicare dalla composizione della platea — si è dimostrato partecipe e visibilmente coinvolto, in un silenzio carico di rispetto che a tratti si è trasformato in commozione.
Una presenza scenica che riaccende la memoria
Con voce ferma e sguardo pulito, Sferrazza ha saputo restituire al pubblico il profilo umano e professionale di Livatino: un giovane magistrato di Agrigento che aveva scelto di combattere la mafia con la sola arma della legge, senza scorta, con una fede silenziosa e una dedizione totale al proprio lavoro. Un uomo che annotava sui propri diari le riflessioni più intime accanto ai nomi degli imputati, e che Giovanni Paolo II avrebbe definito, anni dopo la sua morte, un “martire della giustizia e indirettamente della fede”.
Le autorità e il messaggio del Vescovo
Alla serata erano presenti il Vice Questore Raffaele Attanasi, le autorità locali e il parroco Don Giuseppe Enea, che ha letto ai presenti la lettera di saluto di S.E.R. il Vescovo Santo Marcianò. Nel messaggio del Vescovo, un richiamo netto e diretto: ricordare Livatino significa soprattutto «dismettere ogni vanità e soprattutto ogni superbia», fare propri quei valori che il magistrato siciliano ha incarnato fino alla fine.
Il Dott. Attanasi ha scelto un registro più quotidiano ma non meno profondo, ricordando al pubblico che «si può essere eroi anonimi ogni giorno», semplicemente rispettando e difendendo i valori in cui Livatino ha creduto e per cui ha pagato con la vita. Un messaggio che, in una sala affollata di cittadini comuni, ha trovato evidente risonanza.
Tra il pubblico erano presenti anche rappresentanti delle Forze dell’Ordine, dell’Associazione Carabinieri in pensione e di numerose associazioni locali e provinciali, a confermare l’ampio interesse suscitato dall’iniziativa ben oltre i confini del borgo ciociaro.
I saluti finali e il lavoro del Centro Anziani
A chiudere la serata sono stati il Sindaco Massimo Fiori e il Vice Sindaco Diego Cecconi, che hanno espresso parole di ringraziamento al direttivo del Centro Anziani “Orazio Silvestri” e al giornalista Maurizio Lozzi, che ha condotto con competenza l’intera manifestazione.
Non si tratta di un episodio isolato. Il Centro Anziani di Arnara sta lavorando a un calendario di eventi di spessore che promette di animare la cittadina nei prossimi mesi, confermando la vitalità e l’impegno culturale di una realtà associativa che guarda ben oltre il proprio nome.




