Una ricerca che parte da un gesto quotidiano del calcio
Nel mondo del calcio professionistico ci sono gesti che, pur apparendo marginali o addirittura estetici, finiscono per diventare parte dell’identità degli atleti. Tra questi, il bendaggio della mano, sempre più diffuso tra calciatori di alto livello, ha attirato l’attenzione della ricerca scientifica internazionale.
Da questa osservazione nasce un progetto pionieristico sviluppato presso il centro Fisioterm di Ferentino, che per la prima volta ha deciso di analizzare in modo sistematico questa pratica, trasformandola in oggetto di studio biomeccanico e clinico.
Il primo studio al mondo sul bendaggio della mano nel calcio
A guidare la ricerca è il dottor Luca Lombardi, in collaborazione con il professor Rocco De Vitis, specialista della mano presso il Policlinico Gemelli di Roma. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Sports e indicizzato su PubMed, rappresenta un unicum nel panorama della medicina sportiva.
Per la prima volta, infatti, il bendaggio della mano nei calciatori professionisti viene analizzato non come semplice abitudine o rituale, ma come possibile elemento funzionale legato a meccanismi neuromuscolari, stabilità del gesto atletico e percezione corporea.
Dall’osservazione ai dati: il metodo innovativo
La ricerca, avviata nel luglio 2025 in un laboratorio di biomeccanica, ha avuto un obiettivo preciso: comprendere le ragioni che spingono sempre più calciatori professionisti, italiani e stranieri, a utilizzare bendaggi specifici durante allenamenti e partite.
“Per anni questo gesto è stato osservato senza essere realmente interpretato”, spiega il dottor Luca Lombardi. “Abbiamo deciso di affrontarlo scientificamente, trasformando un’abitudine in un modello analitico. Dietro quel gesto esistono dinamiche di compensazione neuromuscolare e aspetti legati alla stabilità del corpo che meritano attenzione”.

Il lavoro ha integrato analisi biomeccaniche, osservazioni cliniche, test funzionali e contributi della medicina orientale, costruendo un approccio multidisciplinare ancora in fase di sviluppo nel panorama internazionale.
Determinante anche il supporto di un esperto di intelligenza artificiale, che ha permesso di ricostruire in modo digitale tensioni e distribuzioni dei bendaggi osservati su atleti di alto livello e su calciatori impegnati nei campionati professionistici.
Dalla teoria alla pratica clinica
Nel corso della stagione sportiva 2025-2026, il protocollo è stato applicato in via sperimentale su calciatori di Serie A e Serie B, tra cui il centrocampista Ilias Koutsoupias, che ha partecipato allo sviluppo del progetto autorizzando l’utilizzo dei dati raccolti.
Secondo gli autori, il valore dello studio non risiede soltanto nella descrizione del fenomeno, ma nella possibilità di tradurlo in strumenti applicativi per la preparazione atletica e la prevenzione degli infortuni.
Una possibile nuova frontiera della medicina sportiva
L’interesse attorno al progetto sta crescendo anche tra staff medici di società professionistiche, attratti dalla possibilità di sviluppare protocolli personalizzati basati su parametri biomeccanici fino a oggi poco esplorati.
“Nel calcio moderno anche la minima variazione neuromuscolare può incidere sulla performance”, sottolinea il dottor Luca Lombardi. “Questo studio non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso ancora tutto da esplorare”.
Ferentino al centro della ricerca sportiva internazionale
Il progetto rappresenta anche un risultato significativo per il territorio. Il centro Fisioterm di Ferentino, insieme al gruppo Aditerm, polo medico che collabora anche con il Frosinone Calcio, porta così una realtà locale nel dibattito scientifico internazionale sulla medicina applicata allo sport.
La ricerca ha coinvolto inoltre specialisti e professionisti del CONI di Roma e del Policlinico Gemelli, contribuendo a rafforzare un impianto metodologico condiviso e multidisciplinare.
Un lavoro ancora in evoluzione
Lo studio proseguirà con ulteriori approfondimenti clinici e biomeccanici, ampliando il campo di analisi anche ad altri ruoli e contesti sportivi. L’obiettivo è costruire un modello sempre più preciso e replicabile, capace di leggere in profondità i micro-meccanismi della prestazione atletica.
“Non abbiamo semplicemente osservato una pratica”, conclude il dottor Luca Lombardi. “Abbiamo iniziato a decodificarla. E questo, probabilmente, è solo il primo passo di un percorso molto più ampio”.




