Sul Tevere niente era in regola: sequestrato cantiere navale con ristorante e circolo abusivi, maxi-sanzione da 1,7 milioni
Quasi ventitremila metri quadri di area demaniale sul fiume Tevere, occupati senza alcun titolo concessorio. Un cantiere navale funzionante, un edificio adibito a ristorazione, un circolo ricreativo, un pontile flottante e persino una gru fissa: tutto lì, in bella vista, sulla sponda destra del fiume, in località Isola Sacra nel Comune di Fiumicino, come se i permessi fossero un dettaglio trascurabile. Fino a quando le forze dell’ordine non hanno bussato — o meglio, si sono presentate in forze.
Nei giorni scorsi, al termine di una articolata attività d’indagine condotta congiuntamente, i militari del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Civitavecchia, della Capitaneria di Porto di Roma, della Guardia Costiera di Fiumicino e del personale della Squadra Fluviale della Polizia di Stato hanno eseguito un sopralluogo sull’area golenale, portando alla luce un quadro di irregolarità di proporzioni notevoli.
Un insediamento completo, tutto senza concessione
L’area interessata misura 22.980 metri quadri e si affaccia su uno specchio acqueo di circa 5.700 metri quadri. All’interno erano presenti strutture di ogni tipo: un rimessaggio di imbarcazioni su 230 metri lineari, un edificio in muratura destinato alla ristorazione, un circolo nautico gestito da una società distinta con annesse strutture di servizio, un’area parcheggio, una zona verde a ridosso del Tevere, una piattaforma su pilotis, un capannone adibito a officina, uno in lamiera con basamento in cemento, sei container e una gru fissa in ferro per la movimentazione delle imbarcazioni.
Un insediamento articolato e tutt’altro che improvvisato, che però mancava del requisito fondamentale: il titolo concessorio per l’uso esclusivo del bene demaniale, sia per le aree a terra sia per lo specchio acqueo antistante. Accertata l’assenza di qualsiasi autorizzazione regolare, si è proceduto al sequestro preventivo ai sensi dell’articolo 321 del codice di procedura penale.
Le violazioni ambientali e il conto da pagare
Il quadro si è aggravato ulteriormente con i successivi accertamenti di polizia economico-finanziaria condotti dalla Guardia di Finanza. Le violazioni amministrative accertate hanno raggiunto cifre considerevoli: 1.697.374,09 euro per i canoni demaniali non versati — ora qualificati come indennizzi — e ulteriori 15.856,00 euro per incongruenze nelle dichiarazioni relative alla TARI.
Non solo questioni concessorie, però. Sul sito erano emerse anche irregolarità di natura ambientale: il cantiere operava in assenza dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, e gli scarichi di acque reflue provenienti dai servizi igienici dell’officina, del deposito materiali e del circolo nautico risultavano privi di autorizzazione — o con autorizzazione scaduta. Le strutture edilizie presenti, infine, erano state realizzate in zone sottoposte a vincolo paesaggistico senza i necessari titoli autorizzativi.
La segnalazione alla Procura e i precedenti
Al termine delle operazioni, il responsabile del sito è stato segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia con ipotesi di reato per violazioni della normativa demaniale e ambientale. L’area è rimasta sotto sequestro in attesa della convalida da parte del GIP.
L’intervento non è isolato. Fa parte di una serie di operazioni condotte negli anni 2024 e 2025 sotto il coordinamento delle Procure della Repubblica di Civitavecchia e di Roma, che avevano già portato al sequestro di quattro cantieri navali nei comuni di Roma e Fiumicino e di una ex cooperativa di pesca nel Comune di Roma. Una campagna sistematica di contrasto all’occupazione abusiva del demanio fluviale e marittimo, che prosegue con metodo e determinazione.
Il messaggio delle istituzioni: il demanio non è terra di nessuno
L’operazione conferma il valore dell’azione sinergica tra Guardia Costiera, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, coordinate con il supporto dei tecnici della Soprintendenza, della Regione Lazio e del Comune di Fiumicino. Un modello di intervento che le istituzioni definiscono espressione concreta di “polizia di prossimità” a presidio della legalità, a tutela del patrimonio ambientale e a garanzia del regolare utilizzo del bene demaniale. Il fiume, in altre parole, non è terra di nessuno: e chi lo occupa senza titolo, prima o poi, lo scopre a proprie spese.




