Doveva essere una domenica di calcio dilettantistico, con il triplice fischio a chiudere novanta minuti di agonismo e la stretta di mano tra le squadre. Si è trasformata, invece, in una rissa di massa che ha richiesto l’intervento d’urgenza delle forze dell’ordine e si è conclusa, mesi dopo, con quattro provvedimenti di DASPO firmati dal Questore della Provincia di Roma.
I fatti risalgono allo scorso dicembre e hanno come teatro l’impianto sportivo “Di Giulio Bruno”, in via dell’Industria a Colleferro. Al termine di un incontro di campionato particolarmente acceso — la squadra di casa contro una formazione della provincia di Frosinone — la tensione accumulata in campo è esplosa negli spazi attorno al rettangolo di gioco. Una colluttazione che ha coinvolto circa trenta persone tra dirigenti e calciatori delle due società, sfociata in episodi di violenza negli spogliatoi e nel recinto di gioco.
L’equipaggio della volante “Colleferro 1”, allertato attraverso il N.U.E. (Numero Unico di Emergenza), è intervenuto in pochi minuti riuscendo a riportare la calma. Ma il lavoro più delicato sarebbe cominciato di lì a poco.
A coordinare le indagini successive è stato l’Ufficio Informativa del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Colleferro, guidato dal Commissario Capo Antonio Mazza. Gli investigatori si sono trovati di fronte a un contesto non semplice: l’impianto era privo di impianti di videosorveglianza, elemento che avrebbe potuto ostacolare la ricostruzione precisa degli eventi. Non è stato così. Attraverso l’acquisizione di sommarie informazioni testimoniali, l’analisi del referto arbitrale e mirati accertamenti tecnici sulle utenze telefoniche, il quadro probatorio è stato ritenuto solido e sufficiente per identificare con certezza i responsabili dei disordini e ricostruire nel dettaglio la dinamica della rissa.
Le condotte contestate sono state valutate con estrema gravità: non soltanto per la violazione dei principi fondamentali di lealtà sportiva, ma soprattutto perché hanno messo a rischio l’incolumità pubblica in aree particolarmente sensibili come il campo di gioco e gli spogliatoi, dove la promiscuità tra persone rende ogni episodio di violenza potenzialmente pericoloso per tutti i presenti.
Il Questore della Provincia di Roma ha risposto con la linea della fermezza, emettendo quattro provvedimenti di DASPO — il Divieto di Accesso alle Manifestazioni Sportive previsto dalla normativa vigente — nei confronti di altrettanti tesserati delle due società coinvolte. Tre di loro, ritenuti i più attivi e determinanti nell’alimentare i disordini, sono stati colpiti da un divieto della durata di 18 mesi; per il quarto è stato disposto un DASPO da 12 mesi. Per l’intera durata dei provvedimenti, i destinatari non potranno accedere ad alcun impianto sportivo sul territorio nazionale né partecipare a incontri dei campionati europei e delle competizioni internazionali.
Una misura che va oltre la singola vicenda di cronaca: è il segnale di una tolleranza zero nei confronti della violenza negli ambienti calcistici, anche — e forse soprattutto — ai livelli più bassi del sistema sportivo, dove il controllo è minore ma le tensioni spesso non lo sono.




