ROMA – Un’operazione articolata, scattata alle prime luci dell’alba, ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti a una cellula terroristica di matrice anarco-insurrezionalista, ritenuta responsabile anche dell’attentato alla linea dell’Alta Velocità Roma-Firenze avvenuto lo scorso 14 febbraio 2026.
A coordinare le indagini è stata la Procura della Repubblica di Roma, mentre sul campo hanno operato gli agenti della Digos della Questura di Roma, impegnati in una vasta attività investigativa sviluppata nel tempo. Cinque indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri due sono stati disposti gli arresti domiciliari. Le accuse, pesanti, parlano di associazione sovversiva con finalità di terrorismo.
L’operazione non si è limitata agli arresti. Contestualmente sono state eseguite 18 perquisizioni nei confronti di soggetti ritenuti riconducibili alla stessa area estremista. Gli investigatori hanno sequestrato materiale ritenuto sensibile, tra cui manuali e documentazione che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere utilizzata per la pianificazione di azioni violente.

Nel corso delle attività operative, all’interno dello stesso stabile oggetto di intervento, sono stati individuati anche due ulteriori militanti dell’area anarco-insurrezionalista. I due, al momento del controllo, avrebbero opposto resistenza agli agenti e sono ora al vaglio per una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale.
Il cuore simbolico dell’operazione è rappresentato dalla liberazione definitiva dello stabile Bencivenga, storico centro sociale anarchico occupato dal 26 maggio 2001. Al termine delle operazioni di polizia giudiziaria, il dispositivo di sicurezza predisposto dalla Questura di Roma ha consentito di mettere in sicurezza l’area e procedere alla riconsegna dell’immobile al Comune di Roma, con l’intervento di personale tecnico.
Un passaggio che segna non solo un punto fermo nell’indagine sull’attentato alla rete ferroviaria ad alta velocità, ma anche la chiusura di una lunga stagione di occupazione in uno degli spazi simbolo dell’attivismo anarchico capitolino.




