Non era la vespa velutina — il temuto calabrone asiatico finora contenuto tra Liguria e Toscana — ma la minaccia è arrivata comunque. E ha scelto il Lazio come nuova frontiera. Si chiama Aethina tumida, è conosciuta tra gli apicoltori come il coleottero degli alveari, ed è stata individuata per la prima volta nella regione all’interno di un’arnia situata nel comune di Gaeta, in provincia di Latina.
A dare l’allarme è stato il servizio veterinario della Asl di Latina, allertato il 2 giugno scorso della presenza dell’insetto in una struttura apistica privata. L’arnia incriminata, come si apprende dal provvedimento regionale, proveniva dalla Regione Calabria — territorio già noto per la presenza del parassita, insieme alla Sicilia. A confermare l’identificazione della specie è stato l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, che ha condotto gli accertamenti necessari.
La notizia ha spinto la direzione regionale salute e integrazione sociosanitaria a muoversi con rapidità, inviando una comunicazione urgente alle Asl del Lazio, alla direzione regionale agricoltura e alle associazioni di apicoltori presenti sul territorio, con l’indicazione delle misure da adottare per contenere la diffusione del parassita.
Ma di cosa si tratta esattamente? A spiegarlo è il professor Roberto Bruni, agronomo ed entomologo. “Si tratta di una specie invasiva che aveva già raggiunto la Calabria e la Sicilia” ha chiarito l’esperto, sottolineando subito un aspetto importante: “La prima cosa da sottolineare è che non rappresenta una minaccia per la salute dell’uomo”. Il rischio, dunque, non riguarda i consumatori, ma colpisce direttamente il cuore della filiera apistica. A differenza della Varroa — l’acaro parassita delle api mellifere già tristemente noto agli apicoltori — l’Aethina tumida non attacca direttamente le api, ma si nutre di polline e miele, rilasciando feci che innescano processi di fermentazione nei favi e rendono il miele inutilizzabile.
Sul fronte dei rimedi, la situazione è complessa. “Non sono autorizzati in Italia principi attivi contro questo parassita” ha spiegato il professor Bruni, “perché rischierebbero di avere effetti anche sulle api”. L’arma principale rimane dunque il monitoraggio costante, affidato tanto alle autorità sanitarie quanto agli apicoltori stessi. Una possibile strategia di contrasto, indicata dall’entomologo, consiste nell’effettuare razzolamenti superficiali del terreno nelle aree circostanti gli alveari: il parassita, nella fase di transizione dalla larva alla pupa, trascorre un periodo di immobilità a poca profondità nel suolo, rendendosi vulnerabile ai suoi predatori naturali, come i vermi. Fondamentale, in ogni caso, è evitare il trasporto degli alveari risultati positivi alla presenza del coleottero.
Ed è proprio su questo punto che si concentra il provvedimento adottato dalla Regione Lazio. In applicazione del Piano nazionale di sorveglianza per l’Aethina tumida, i servizi veterinari delle Asl di Frosinone e Latina hanno disposto il blocco degli stabilimenti apistici ricadenti in una zona di sorveglianza di 20 chilometri attorno al focolaio di Gaeta. I comuni interessati in provincia di Latina sono Campodimele, Fondi, Formia, Gaeta, Itri, Lenola, Minturno, Monte San Biagio, Santi Cosma e Damiano, Sperlonga e Spigno Saturnia. La zona di restrizione si estende anche in provincia di Frosinone, coinvolgendo i comuni di Ausonia, Castelnuovo Parano, Coreno Ausonio, Esperia e Pontecorvo.
Il provvedimento vieta la movimentazione di api mellifere, di prodotti apicoli non trasformati — il miele grezzo, in primo luogo — di attrezzature apistiche e di prodotti apicoli in favo destinati al consumo umano. Una misura severa ma necessaria, che rischia tuttavia di pesare in modo significativo su un settore già messo alla prova da stagioni difficili e dalla progressiva contrazione delle popolazioni di api. La speranza degli operatori è che il focolaio, individuato tempestivamente, possa essere contenuto prima che il parassita riesca a radicarsi stabilmente nel territorio laziale.




