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    Anagni, l’ex Polveriera diventa un parco fotovoltaico da 99,9 MWp: via alla gara per la concessione

    il Comune ratifica il procedimento e nomina la commissione valutatrice: l'area dismessa sarà affidata a un privato che la riqualificherà con un grande impianto a energia solare. Determinante una sentenza della Corte di Giustizia UE che ha costretto a riscrivere le regole del gioco
    24 Giugno 20265 Mins Read
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    C’è un’area che per decenni ha rappresentato qualcosa di anacronistico nel paesaggio di Anagni: l’ex Polveriera, uno spazio comunale inutilizzato che porta ancora nel nome il ricordo di una funzione militare ormai remota. Oggi, quella stessa area potrebbe diventare uno dei più grandi impianti fotovoltaici della provincia di Frosinone, con una potenza installata di 99,9 megawatt di picco. A fare il punto sullo stato dell’arte è il Comune di Anagni, che oggi, 24 giugno 2026, ha adottato due determinazioni del Servizio Tecnico/Lavori Pubblici – Patrimonio che, lette insieme, restituiscono la fotografia di un procedimento in dirittura d’arrivo.

    La vicenda ha radici che risalgono al dicembre 2024, quando la società Free Energy S.r.l., in qualità di mandataria di un costituendo raggruppamento temporaneo d’imprese, aveva presentato al Comune di Anagni una proposta di Partenariato Pubblico Privato ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici per la realizzazione dell’impianto sull’area dell’ex Polveriera. Il Consiglio Comunale aveva dichiarato il pubblico interesse all’iniziativa nel settembre 2025, nominando la società promotrice. Fin qui, tutto secondo copione.

    Il percorso, però, ha subito un brusco cambio di rotta nei mesi successivi, a causa di una serie di provvedimenti normativi e giurisprudenziali che hanno radicalmente mutato il quadro di riferimento. Il colpo di scena è arrivato dal Lussemburgo: il 5 febbraio 2026, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito con la sentenza C-810/24 che il diritto di prelazione riconosciuto al promotore nelle procedure di finanza di progetto viola l’articolo 49 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, in quanto costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento. In parole più semplici: non è più legittimo che chi presenta l’idea abbia automaticamente la possibilità di battere le offerte altrui in una seconda tornata. La gara, da quel momento, deve essere vera.

    A rafforzare questo orientamento è intervenuta anche la Corte dei Conti — Sezione regionale di Controllo per l’Emilia-Romagna — con il parere n. 15/2026, e il TAR Campania con la sentenza n. 1863 del marzo 2026, che ha chiarito come il principio del cosiddetto “tempus regit actum” non possa essere invocato per salvare le vecchie regole nelle procedure di Partenariato Pubblico Privato su proposta privata. Il risultato concreto: il procedimento originariamente avviato è stato archiviato ad aprile 2026 e integralmente reimpostato sulla base del Testo Unico Rinnovabili di cui al D. Lgs. 190/2024 e dei suoi successivi aggiornamenti.

    Con la Determinazione n. 228/2026 (Reg. Gen. 766), il responsabile del Servizio Tecnico, l’ingegnere Antonio Salvatori, ha ratificato tutti gli adempimenti già espletati nella nuova procedura — dalla pubblicazione del progetto sull’Albo Pretorio e sul portale dell’Amministrazione Trasparente (dal 28 aprile 2026) fino alla pubblicazione per estratto in Gazzetta Ufficiale il 16 maggio 2026 — e ha confermato la prosecuzione dell’iter, riconoscendo il permanere dell’interesse pubblico all’intervento. Un passaggio non scontato, che segnala la volontà dell’amministrazione anagnina di non abbandonare un progetto di riqualificazione rilevante per il territorio, nonostante le complicazioni normative.

    A stretto giro — con la Determinazione n. 230/2026 (Reg. Gen. 768), adottata lo stesso giorno — è arrivata anche la nomina della Commissione Giudicatrice incaricata di valutare le offerte pervenute. Ne faranno parte tre ingegneri di comprovata esperienza nel settore: Carlo Panzini, individuato come presidente in quanto componente più anziano, Aldo Sibilia e Emiliano Taglione, entrambi in qualità di commissari. I compensi previsti — a carico del futuro concessionario e non dell’ente pubblico — ammontano a 4.500 euro per il presidente e 4.000 euro per ciascun commissario, al netto degli oneri fiscali.

    Il progetto, nella sua configurazione attuale, prevede l’affidamento in concessione dell’area ex Polveriera a un operatore privato, che si assumerà l’onere della progettazione esecutiva, della costruzione e della gestione dell’impianto fotovoltaico.

    A portare una voce critica nel dibattito è il consigliere comunale di minoranza Luca Santovincenzo, capogruppo di LiberAnagni, che in una nota inviata ad anagnia.com ha annunciato di aver letto le determinazioni e di volerle approfondire nei prossimi giorni, prima di esprimere una valutazione definitiva.

    Nel merito, Santovincenzo ha ricordato che solo poche settimane fa erano emerse notizie sull’esistenza di due nuove manifestazioni di interesse per la concessione dell’area, e che il suo gruppo sta verificando, sulla base dei dati camerali riportati dalla stampa, la reale solidità economica dei soggetti proponenti. «Confidiamo che gli uffici abbiano svolto tutte le necessarie verifiche», ha scritto, aggiungendo che in caso contrario «sarà doveroso procedere con le opportune segnalazioni previste dalla legge».

    Il consigliere ha poi messo nel mirino quello che definisce il vizio originario dell’intera procedura: l’avviso pubblico pubblicato ad aprile sarebbe stato adottato, a suo avviso, senza un preventivo atto di indirizzo del Consiglio Comunale. «Non a caso», ha osservato, «il responsabile del procedimento scrive che la particolare tipologia di intervento necessita della concessione di superfici pubbliche: è esattamente ciò che sosteniamo da mesi e che ha di fatto paralizzato il vecchio iter».

    Sulla questione della continuità procedurale, Santovincenzo non ha risparmiato critiche all’impostazione dell’amministrazione. Ritenere già confermato l’interesse pubblico sulla base della delibera consiliare del 4 settembre 2025 sarebbe, a suo giudizio, una forzatura: quella delibera si era espressa sulla realizzazione dell’impianto attraverso lo strumento del Partenariato Pubblico Privato — formula che lo stesso percorso giudiziario successivo ha di fatto reso inapplicabile — e non attraverso una concessione di superficie. Senza contare, ha aggiunto, che i presupposti economici e dimensionali in discussione oggi sarebbero differenti da quelli originari.

    La chiosa è politica e senza sconti. «Di fronte a un palese errore amministrativo», ha scritto il capogruppo di LiberAnagni, «l’amministrazione avrebbe dovuto riportare la questione in Consiglio Comunale, aprendo un confronto trasparente con i cittadini». Invece, a suo avviso, si sceglie ancora una volta di escludere l’assemblea elettiva dalle decisioni più rilevanti — uno schema già visto, ha ricordato, nella vicenda della rinuncia al ricorso sul biodigestore. «Le regole democratiche vengono calpestate», ha concluso Santovincenzo, «ed è grave che ciò avvenga sempre a favore di progetti privati. Questa amministrazione ha fatto il suo tempo».


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