di Elettra Cecilia
Grande emozione ad Anagni il 12 luglio scorso, nel Parco della Rimembranza per lo spettacolo di Alessandro Blasioli “Questa è casa mia. Dolor hic tibi proderit olim” scritto diretto e interpretato da Alessandro Blasioli, luci di Marco Andreoli, scenografia Andrea Corvo. Direzione tecnica Beatrice Mitruccio.
Lo spettacolo è vincitore di 17 premi nazionali.
Il tema della perdita, della morte per le vittime del terremoto in Abruzzo nel 2009 si fa dolore, parola in scena e commuove forte tra il pubblico che applaude. Lo spazio scenico è semplice nel buio e i pini del Parco della Rimembranza: segnali di pericolo, di divieto, una rete, l’attore solo in scena su una sedia straniante che fa da testimone al racconto di vita, per amore e rispetto di chi ha perso tutto nella tragedia del terremoto, nell’Italia sismica.
Sono persone che cercano la propria casa persa, studenti studenti che cercano la scuola perduta tra le macerie. Si sente anche però la leggerezza di una risata tra amici di cui uno pensa ai sei politici avuti, ma l’altro con rabbia tocca il dramma di aver perso tutto, amici e famiglia. Qui in tutto questo riecheggia la parte musicale che attraversa, come colonna sonora, la recitazione di Alessandro Blasioli che costruisce lo spazio scenico come è tipico della Commedia dell’arte e del linguaggio del corpo che emoziona insieme alla parola.

Nell’intervista che mi ha rilasciato Alessandro Blasioli, ripercorrendo i momenti drammaturgicamente salienti e significativi, gli chiedo di lasciare un messaggio ai giovani di oggi, e dico: “cosa diresti ai giovani di oggi così anaffettivi emotivi e culturali? Ma forse lo sono solo in apparenza…..”.
Blasioli mi risponde: “ai giovani di oggi dico di pensare al dialogo umano, guardandosi negli occhi e non mettendo solo un like su Instagram o Facebook perché è nel dialogo che ci si salva”, come i due amici protagonisti dello spettacolo con il dolore che serve e che si unisce anche alla gioia di ritrovarsi vivi per scambiare battute divertenti come i giovani sanno ben fare.
Infatti – da ragazzi- riescono a sopravvivere alle macerie, legati dall’amicizia vera e dall’amore per la loro terra con la leggerezza delle battute in dialetto cui fanno eco musiche etniche che riecheggiano presenze di indiani di migranti perchè l’Italia è al centro del Mediterraneo e sud dell’Europa con il sogno di sentirsi cittadini del mondo senza confini, muri, macerie dolore, ma con la speranza di sentirci uniti in una ecumene vera, una terra di tutti per la cultura della pace e per accogliere l’altro anche nella notte più buia, partendo dalla sventurata storia vissuta da una famiglia aquilana, i Solfanelli che dopo il terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo il 6 Aprile 2009 hanno dovuto affrontare gestione del post sisma dell’Abruzzo che è stato travolto dalla potenza della natura “matrigna”, dall’iniquità, dalla macerie dell’uomo e dal sogno velato di avere la propria casa e ricominciare a vivere con l’dea che si deve andare avanti tra dolore e speranza di bene”.




